Difendere la Costituzione

di Pierluigi Castellani

Come nel tumulto dei Ciompi o come tanti Masaniello ( ma si sa come la storia andò poi a finire) i dirigenti dei 5Stelle ed alcuni loro militanti hanno affollato Piazza Montecitorio per festeggiare il provvedimento per la riduzione dei vitalizi degli ex parlamentari. In attesa di altri provvedimenti per il bene di tutti gli italiani i 5Stelle, in accordo con la Lega che ha ceduto in cambio della reintroduzione dei voucher, hanno reclamizzato un provvedimento, non certo improntato al bene comune, che mira soltanto a penalizzare un manipolo di ottantenni ,rei di aver servito l’istituzione parlamentare in anni anche lontani rendendo un servizio al paese, che a loro democraticamente si era affidato e di aver maturato il diritto al vitalizio con le leggi ed i regolamenti allora in vigore. Al di là del merito del provvedimento e della sua dubbia costituzionalità quello che colpisce è la finalità della delibera voluta dal presidente Fico, che ,forse anche per far riprendere la scena al suo movimento dopo il continuo esondare del ministro Salvini, ha come intento quello di punire la cosiddetta casta degli ex parlamentari mettendo così anche  in discussione , coscientemente o no,il ruolo e la stessa libertà del Parlamento. Se gli ex parlamentari, tutti abbastanza in là con gli anni, debbono essere l’agnello sacrificale da offrirsi alla piazza scontenta per come vanno le cose nel nostro paese significa che in questo modo si vuole decisamente colpire il ruolo stesso del parlamentare e del Parlamento, quasi fosse una residuale sovrastruttura quando la volontà popolare si intenderebbe che si esprimesse direttamente o attraverso il web (i 5Stelle) o attraverso i gazebo o le folle osannanti (Salvini).

E’ bene ricordare che una società senza intermediazioni, e quella più importante è  offerta proprio dal Parlamento, non esiste sulla faccia della terra e questo confligge con uno dei capisaldi della nostra Costituzione, quella a suo tempo tanto difesa dai 5 Stelle e dalla Lega in occasione del referendum costituzionale del dicembre 2016. Purtroppo questo non è il solo vulnus alla nostra carta fondamentale a cui stiamo assistendo. Ogni giorno Salvini esonda dal suo ruolo ordinando arresti, compito esclusivo della magistratura, o appropriandosi come Ministro dell’Interno di competenze di altri dicasteri,  delle Infrastrutture (porti) o della Difesa (guardia costiera), tanto da oscurare il ruolo del Presidente del Consiglio, che, art.95 della costituzione, “ dirige ( meglio, dovrebbe dirigere) la politica generale del Governo e ne è responsabile”. Tanto che è dovuto intervenire il Presidente Mattarella a ricordare al Presidente Conte quali siano i suoi doveri e soprattutto il dovere di evitare crisi istituzionali tra i suoi ministri alcuni dei quali sono molto silenti e non si sa bene se per acquiescenza o per saldare questa difficile alleanza di governo, che vede insieme due populismi in contrasto fra loro anche se la recente conversione di Di Maio al sovranismo nazionalista ( assemblea della Coldiretti) farebbe pensare ad una prevalenza, oramai conclamata, del ruolo di Salvini e della Lega. Ma è anche in questo modo subdolo e strisciante che si attenta alla nostra Costituzione, quando si dimostra insofferenza per il ruolo delle altre istituzioni poste a salvaguardia della nostra democrazia e della correttezza dell’operato di chi governa. Ultima è stata segnalata l’insofferenza per i controlli ai provvedimenti del governo da parte della Ragioneria Generale dello Stato, qualificati dal vicepremier Di Maio come questioni burocratiche e che hanno messo in discussione fino all’ultimo la definitiva stesura del decreto cosiddetto dignità. Ma chi è in perenne campagna elettorale, come il nuovo governo, è costretto a sollevare sempre più in alto l’asticella delle promesse elettorali e certamente mal tollera che nella relazione tecnica allegata al decreto dignità si dica che il provvedimento, che dovrebbe ridurre il precariato, in effetti ridurrà dell’8% annuo i posti di lavoro nei contratti a termine. Si potrebbe dire che è la eterogenesi dei fini che si vendica di chi troppo frettolosamente e senza adeguata preparazione si è presentato alla porta di Palazzo Chigi. Ma ciò che qui interessa soprattutto è segnalare il pericolo di una silenziosa trasformazione della nostra democrazia da parlamentare di stampo liberaldemocratico a qualcosa che rischia sempre più di somigliare ad un regime di paese sudamericano, dove il populismo ed il ruolo incontrollato dei leader stanno facendo molti danni. Non a caso c’è chi a proposito del populismo dei 5Stelle ha parlato di peronismo all’italiana ( si veda La Lettura- Corriere della Sera  dell’8 luglio 2018, p.6). Ed allora è sempre più evidente la necessità di difendere la Costituzione. Tutti nel nostro piccolo dovremmo farlo anche da queste pagine di Umbria Domani.

 

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Lascia una risposta