Dove va l’Umbria?

di Pierluigi Castellani

I dati recentemente resi noti dall’Istat e da altri istituti di ricerca sull’economia del paese hanno purtroppo registrato come la nostra regione, rispetto alle altre regioni del centro, si trovi in una certa difficoltà sia per aver perso più delle altre in termini di Pil in questi lunghi anni di crisi sia in termini di recupero della produttività. Questi dati sono stati puntualmente commentati da Claudio Carnieri nei suoi due recenti interventi sul quotidiano Il Messaggero ed hanno posto alla classe politica ed agli altri attori del processo sociale seri interrogativi. Sarebbe opportuno che intorno a questi temi si apra in Umbria un ampio ed approfondito dibattito in modo che tutti, esercitando anche una volta tanto un po’ di autocritica, cerchino di offrire qualche risposta. La regione in questi giorni sta discutendo il bilancio 2016 dove qualche risposta potrebbe già essere fornita anche se sappiamo bene quanto limitate siano le competenze regionali nel settore dell’economia e dello sviluppo mentre invece penetranti possono essere queste competenze nel settore di servizi che attengono alle politiche attive del mercato del lavoro come centri per l’impiego e formazione professionale. Ci sarebbe anche da chiedersi, a quasi un anno di legislatura regionale, quanti siano stati gli obbiettivi centrati dalla Giunta Marini rispetto al pur ambizioso programma con cui il centrosinistra si è presentato agli elettori. Le risorse sappiamo che sono scarse e quasi tutte legate ai finanziamenti europei ,eppure qualche passo in più in direzione di una migliore allocazione di queste risorse ed in quella della semplificazione amministrativa potrebbe essere tentato. Viene da chiedersi ad esempio quante siano le aziende pubbliche dismesse od accorpate e se sia stata colta l’opportunità di un riordino complessivo della rete istituzionale con la riforma delle province e con la loro annunciata soppressione. E’ necessario infatti, al di là dei proclami, che i cittadini percepiscano con fatti concreti una risposta a quella esigenza di cambiamento ed innovazione che con il loro voto hanno sollecitato. Premiare l’innovazione, la capacità di autoimpiego, l’esplorazione di campi fino ad ora non pienamente coltivati, lo stimolo a fare rete rivolto a tante piccole imprese nel campo del manufatturiero potrebbe essere una strada da perseguire con l’attenzione rivolta a tutto quanto può creare occupazione ,perché si possa sfuggire nella nostra regione al pericolo, già evidenziato in altre parti del nostro paese, che si crei sviluppo senza occupazione. Insomma è proprio necessario che si apra un confronto ampio ed approfondito su questi temi consapevoli che nessuno ha già la ricetta pronta, ma che tutti possono offrire un contributo se si vuole dare un senso all’identità regionale nel contesto territoriale più ampio dell’Italia di mezzo. Certamente anche la società regionale deve interrogarsi al proprio interno perché non tutto può essere demandato alla politica. Quali sono gli spazi, ad esempio, che vengono lasciati ai talenti giovanili in tanti settori della società regionale? Come rispondono la scuola, le Università, il settore produttivo e sindacale a questa sfida? Non basta lamentarsi delle scarse risorse occorre anche saperle bene allocare ed impegnare. Queste ed altre cose possono segnare la strada su cui dovrà inoltrarsi anche la nostra piccola regione.

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