I giorni dell’odio

di Pierluigi Castellani

L’ultimo episodio di razzismo, accaduto a Palermo, nei confronti di un giovane di colore, che tornava a casa terminato il lavoro in un ristorante della città, si inserisce in una escalation di episodi di razzismo e di antisemitismo, che non può non allarmare. E’ un po’ di tempo che si registrano questi episodi di violenza nei confronti di chi ha la pelle di un colore diverso mentre sono purtroppo numerosi i casi di intolleranza nei confronti degli ebrei con scritte evocanti il nazismo e con aggressioni verbali, che non hanno risparmiato neppure la senatrice a vita Liliana Segre. Perché  tutto questo e perché in questi ultimi tempi ? E’ una domanda alla quale non si può sfuggire anche se episodi di intolleranza verso il diverso si sono registrati pure nel passato. Si avverte una sorta di sdoganamento di pulsioni sempre esistite nella società italiana, ma che almeno nel passato non avevano il coraggio di venire alla luce quasi ci fosse una specie di pudore nel farle emergere. Del resto non si era assistito fino a qualche hanno fa neppure alla presenza di forze di ispirazione chiaramente nostalgica come Forza Nuova e Casa Pound, che non solo cercano di fare notizia ma si presentano alle elezioni, in alcuni casi possono contare rappresentanti nelle istituzioni ove cercano di condizionare la politica schierandosi ovviamente nella destra più conservatrice e reazionaria. Non basta a giustificare tutto questo cercando di minimizzare affermando che nostalgici del fascismo ci sono sempre stati e che la paura del diverso ha sempre  allignato nell’animo umano quando questo fenomeno viene accompagnato da una rete, diffusa in tutta Europa, che annovera movimenti sempre più estremisti e che conquistano consensi e rappresentanti tanto da condizionare anche alcuni governi.

Non si può fare finta di niente ed abbassare la guardia rispetto al diffondersi di quel fascismo eterno come lo chiamava Umberto Eco. L’esasperazione dei nazionalismi, il proporre come programma elettorale il “prima gli italiani, i francesi, gli ungheresi, i polacchi e così via fino al trumpiano prima gli americani” non spiega tutto. E’ certamente un aspetto del fenomeno del risorgere di muri e barriere, è la rappresentazione politica di un disagio nei confronti di un mondo globalizzato, che non ha prodotto benessere e ricchezza per tutti e che in alcuni casi ha creato frustrazioni emarginanti e pericolose esclusioni. Ad esso va contrapposta un’articolata risposta in termini di riscoperta culturale e di educazione storica, che metta di fronte agli occhi e alla coscienza di tutti gli orribili drammi, che nello scorso secolo l’esasperato nazionalismo ha prodotto insieme alla esaltazione di identità razziali, che non hanno alcuna giustificazione. Allora che cosa fare ? Innanzi tutto occorre riprendere con decisione un’opera di studio e di educazione, che sconfigga con la verità storica dei fatti ogni tentativo di negazionismo, che, è bene rammentare, non ha confini come il ricordo del massacro delle foibe in questi giorni ci segnala, e poi occorre che la politica, quella vera, torni ad essere oltre che ricerca del consenso anche momento di orientamento e di educazione dell’opinione pubblica. I grandi statisti del passato hanno sempre cercato di essere alla guida delle masse e non farsi guidare da esse, di essere alla guida dell’opinione pubblica e non a farsi guidare da quest’ultima. Così sono state scritte le più alte pagine della nostra storia, quella che ha prodotto la nostra Costituzione ed i tanti anni di democrazia e di pace di cui abbiamo goduto. Combattere la menzogna con la verità, non trascurare chi si sente emarginato ed escluso offrendo concrete risposte alle loro paure, coltivare con coraggio sentimenti di condivisione e di solidarietà, così forse riusciremo a superare i giorni dell’odio a cui stiamo assistendo.