I giovani e l’ambiente

 

di Pierluigi Castellani

E’ confortante constatare che i giovani hanno saputo mobilitarsi in quasi tutto il pianeta per la salvaguardia dell’ambiente, dimostrando così un impegno ed una consapevolezza, che forse i grandi hanno perso da tempo. Questo movimento di giovani, che ha avuto un forte e positivo riscontro anche nel nostro paese, sembrava all’inizio solo una dimostrazione solitaria di attenzione nei confronti dei temi sollevati dalla giovanissima svedese Greta Thunberg, ma poi ha finito per infiammare gli animi di tutta una generazione, che non si è fatta distrarre da quanto di  banale viene associato alla giovane età dei millenium, sfatando quindi ogni affrettata considerazione che in genere li riguarda.

L’impegno per la difesa dell’ambiente,  la lotta contro le emissioni che causano il riscaldamento della terra, il forte richiamo alla responsabilità, che gli adulti e la politica hanno nei confronti delle nuove generazioni, hanno condotto migliaia e migliaia di giovani ad affollare le piazze dimostrando una serietà, che dovrebbe far vergognare quanti, politici e non, sottovalutano il problema del progressivo inquinamento degli oceani e la scomparsa di tanti ghiacciai con le conseguenze , che anche in questi giorni si stanno riscontrando con il continuo verificarsi di improvvise calamità naturali. Questo è anche un chiaro avvertimento per quanti, come il presidente Trump, si sono ritirati dall’accordo di Parigi per la riduzione dei gas serra, e per chi si nasconde dietro un antistorico negazionismo circa la constatazione del pericoloso surriscaldamento del nostro pianeta.  Il monito di questi giovani è ancor più forte ed evidente se si confronta la loro pacifica ed educata protesta  con quella, quasi concomitante, dei gilet gialli a Parigi. Da una parte una gioiosa folla di ragazze e ragazzi e dall’altra una manifestazione di devastante violenza come si è registrata lo scorso sabato a Parigi, da una parte la richiesta di una politica ambientale per la difesa dell’intero genere umano dall’altra un caotico e contraddittorio affollamento di richieste tra di loro non compatibili. Tutti dovrebbero prendere atto della serietà di questi giovani di tante nazionalità, che si sono fatti carico di un destino universale a cui non si può sfuggire. Un destino, è bene ricordarlo, che affianca tutti i popoli, mentre ora al di qua ed al di là dell’Atlantico vediamo crescere la suggestione per politiche populiste e sovraniste con le quali non si può certo raggiungere alcun obbiettivo, che evochi l’universalità del pianeta. La difesa dell’ambiente non la si può perseguire nel chiuso del proprio nazionalismo. Non ci sono barriere che frenano la violenza delle acque o la devastazione dei venti, né che impediscano il propagarsi di nubi tossiche e l’acqua dei mari bagna tutte le terre del nostro pianeta. E del resto qualunque politica, economica o di condivisione degli orizzonti  dischiusi dalle nuove tecnologie, come una politica di  pace , di affrancamento da endemiche povertà, o che ricerchi il miglioramento dell’umana salute, non può che essere perseguita con un approccio multilaterale condiviso da più stati e nazioni. E’ anche questo l’insegnamento che ci giunge da queste manifestazioni giovanili, che si sono rapidamente diffuse nella stragrande parte del pianeta, e cioè che nessun problema può essere risolto erigendo muri e confini, che niente di buono porta il diffondersi dei nazionalismi sovranisti, perché proprio da questi sono nate tutte le grandi tragedie, che hanno attraversato il secolo, che ci siamo lasciati alle spalle.

 

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