Il 25 aprile a distanza di 72 anni

di Pierluigi Castellani

Non sono bastati 72 anni di storia democratica e repubblicana a far sì che la festa del 25 aprile diventasse la festa di tutta la nazione italiana. Purtroppo ci sono ancora incomprensioni, strumentalizzazioni ed una storia non del tutto condivisa. Il 25 aprile di 72 anni fa’ non segnò solo la liberazione del nostro paese dal nazifascismo, ma fu soprattutto la rinascita di una nazione che, dopo il ventennio mussoliniano e la tragedia della guerra, rivendicava una sua identità ed una sua tradizione democratica offuscata dal fascismo. I valori rappresentati dalla resistenza, che hanno trovato concretezza  e spessore nella prima parte della Costituzione, dovrebbero essere diventati oramai patrimonio comune, ma così purtroppo non sembra quando si mette in discussione il principio della reciproca tolleranza e del rispetto delle opinioni diverse e si tenta di fare delle celebrazioni del 25 aprile un’occasione per regolare conti ed acuire contrapposizioni che nulla hanno a che fare con i valori e la storia della resistenza. Accade così anche quest’anno che le celebrazioni del 25 aprile vedano a Roma la non partecipazione della comunità ebraica al corteo ove , volontariamente o involontariamente, viene dato spazio alla presenza di movimenti antagonisti che con il pretesto della giusta difesa del principio di uno stato palestinese autonomo e sovrano  impediscono di fatto alla comunità ebraica romana di essere presente per ricordare il contributo di dolore e di sangue di quella comunità e l’essenziale partecipazione della brigata ebraica alla lotta partigiana.

Non si vuole qui negare rilevanza alle esigenze della comunità palestinese ed al conflitto ebraico-palestinese, ma soltanto ricordare che la verità storica, che ha visto il dramma dell’olocausto ed il determinante apporto degli ebrei italiani alla lotta contro il nazifascismo, non può essere oscurata da calcoli politici e da vicende che esulano da quel frangente particolare che è stata la liberazione del paese dal fascismo. Che poi tutto questo non avvenga in altre realtà come Milano e Torino ove i rappresentanti delle brigate ebraiche sfilano insieme a tutti gli altri senza essere contestati, la dice lunga sul fatto che la realtà romana rivela un di più di strumentalizzazione e di uso politico di una festa, tutta invece italiana come quella del 25 aprile. Ci sono e ci saranno poi altre sedi per discutere la politica dell’attuale governo israeliano e di dare indicazioni per costruire la pace in quel territorio così martoriato e così sacro alle tre religioni monoteistiche. Naturalmente celebrare il 25 aprile comporta anche un’attualizzazione  dei valori racchiusi in quella data. Non si può dimenticare che in alcuni parti del mondo la democrazia ed i valori di libertà e di rispetto della persona umana sono messi in pericolo. Così come non si può dimenticare di avvertire che la democrazia va difesa e conquistata giorno per giorno e che la messa in discussione della democrazia parlamentare a tutto vantaggio della democrazia diretta può nascondere pericoli per la democrazia medesima. Anche il continuo rimando  al popolo ed alla sua sovranità, tanto in voga in questi tempi, può nascondere dei tratti di populismo, che può essere facilmente ostaggio di chi mira a svolte autoritarie. Una democrazia senza intermediazioni è una mera chimera, perché una democrazia sostanziale ha bisogno di una vivace ed autonoma società civile ove l’esigenza di governo e di rappresentanza può trovare agevoli e necessarie mediazioni. Per questo celebrare il 25 aprile oggi significa soprattutto rivendicare e difendere i valori che fino ad ora sono stati costruiti e che sono nati da quella resistenza ,che ha affrancato il nostro paese dagli anni oscuri che hanno trascinato l’Italia in una disastrosa guerra a fianco della Germania hitleriana. Celebrare il 25 aprile significa anche con forza riaffermare il valore della pace, che non solo è assenza di guerra ma pure giusta convivenza e serena tolleranza tra diversi e sviluppo e lavoro per tutti. Solo così si può essere al riparo dal ripetersi di tragedie, che nessuno oggi vorrà rivivere.

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