Il caso Guidi, le mozioni di sfiducia contro il Governo e le trivelle

di Pierluigi Castellani

 

In questi ultimi giorni c’è stato un incrudimento della battaglia politica perché le opposizioni, prendendo a pretesto l’infortunio della Ministra Guidi intercettata ad informare il suo compagno a proposito di un emendamento del governo alla legge di stabilità 2015, hanno subito chiesto le dimissioni dell’intero governo presentando mozioni di sfiducia incuranti del fatto che la Guidi ha subito rassegnato le dimissioni prontamente accettate dal premier Renzi. Sembra che oramai in Italia non si possa più discutere nel merito dei problemi ma che tutto venga preso a pretesto per regolare i conti con il Governo Renzi, reo solo, a quanto pare, di far seguire i fatti alle parole. Così è avvenuto nel caso Guidi, certamente da annoverare tra gli infortuni, ma senza tener conto del merito dell’emendamento teso a sbloccare un’opera essenziale per l’estrazione del petrolio da un sito della Basilicata, a quanto pare l’unica regione italiana con depositi di idrocarburi. Così sta avvenendo con il referendum del 17 aprile promosso da alcune regioni italiane, che intende abrogare la proroga concessa dal governo alle piattaforme già operanti nell’Adriatico, piattaforme massimamente operanti nel mare antistante la regione Emilia Romagna, che si è ben guardata di aderire alla proposta di referendum proposta dalla Regione Puglia e dal suo presidente Emiliano non certo in sintonia con il vertice nazionale del PD. E non è stato sufficiente l’intervento di Romano Prodi, che dichiarandosi per il no, ha spiegato che il referendum non riguarda la possibilità di trivellare il mare per il futuro entro le 12 miglia, bensì di bloccare le trivellazioni già esistenti e che servono a ridurre il greggio che il nostro paese importa dalla Russia e dai Paesi Arabi. Basterebbe leggere a questo proposito quanto ha scritto un personaggio come Massimo Teodori, non certo in linea con il governo, su Il Messaggero del 4 aprile. “ Il referendum cosiddetto anti-trivelle – scrive Teodori – per il quale gli italiani sono chiamati al voto il 17 aprile, è decisamente sterile e pretestuoso perché prospetta problemi di dettaglio con effetti di là da venire e utilizza un tema ecologico per mobilitare cittadini su questioni di puro interesse partitico”. Non a caso infatti i 5 Stelle e la Lega si sono appropriati del tema del referendum con l’intenzione, dichiarata, di dare una “spallata a Renzi” con la speranza , non tanto segreta, di coinvolgere nell’operazione la sinistra del PD. Anche con la presentazione delle mozioni di sfiducia si vuole raggiungere il medesimo obbiettivo incuranti della prontezza di Renzi nell’accogliere le dimissioni della Guidi ed incuranti del fatto che anche le mozioni di sfiducia contro il governo sono divenute uno strumento inflazionato, capaci soltanto di bloccare per qualche giorno i lavori del parlamento e di amplificare la voce delle opposizioni senza appunto tenere conto del merito dei problemi e dei reali interessi del paese. Sembra che abbia ancora una volta ragione Massimo Teodori quando aggiunge :”Ma dietro l’attuale campagna anti-trivelle c’è un’altra verità tenuta in sordina. Gli elettori sono chiamati a giocare una rivincita contro il governo e contro la maggioranza del Partito democratico. Le forze dell’opposizione parlamentare e quelle minoritarie del Partito democratico intendono utilizzare l’intero elettorato per una prova di forza contro coloro che fin qui sono risultati in maggioranza in parlamento e nel partito”. Speriamo che passato il referendum la politica possa tornare ad occuparsi dei veri interessi dell’Italia e delle questioni internazionali, come i migranti e la Libia, certamente questi sì capaci di condizionare il futuro dell’ Europa e del nostro paese.

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