Il centrosinistra che vorrei

di  Pierluigi Castellani

Si sta assistendo ad un dibattito, all’interno delle forze del centrosinistra, su quello che dovrebbe essere il programma economico di un futuro governo.E’ un dibattito che sembra rimanere ai margini rispetto alla questione delle  alleanze anche se ad essa è intimamente connesso. Si dice da parte del MDP e del cosiddetto campo progressista, che il centrosinistra andrà ricostruito in discontinuità con il recente passato e riscoprendo la validità di una impostazione keinesiana della spesa pubblica. Più investimenti pubblici, si dice, per una ripresa dell’economia del paese con conseguente aumento dell’occupazione e quindi della domanda anzichè una ricetta, che viene definita liberista, improntata ad una diminuzione della tassazione quale è quella voluta da Matteo Renzi.

A quest’ultima impostazione hanno aderito anche studiosi cattolici come Guido Formigoni convinti che la diminuzione dell’imposizione fiscale non porti ad un aumento della domanda e quindi ad un conseguente aumento dell’occupazione. Sembra una disputa un po’ bizantina, ma che ha come suo recondito scopo, almeno così sembra, quello di racchiudere il PD ed il suo segretario in un ambito meramente centrista per lasciare spazio politico ed ellettorale alla nuova formazione politica, che sta nascendo a sinistra del PD per volontà degli scissionisti bersaniani e  di quello che dovrebbe essere il campo progressista di Pisapia. A ben vedere però questa operazione nasce su presupposti del tutto inesistenti e sbagliati. Innanzi tutto non è assolutamente vero che il PD sia diventata una forza che vuole occupare il centro dello schieramento politico, perchè il PD è nato come una nuova forza di centrosinista che vuole occupare uno spazio di presenza politica del tutto originale e nuovo. La sua , più volte riaffermata vocazione maggioritaria, sta proprio a significare che è lo spazio di centrosinistra che vuole occupare, cioè uno spazio di una forza di governo riformista, che superi il tradizionale handicap di una forza di sinistra che si condanna ad una presenza minoritaria e di semplice testimonianza. Garantirsi una purezzza ideologica secondo i vecchi canoni della socialdemocrazia europea per avere sì qualche successo elettorale in termini puramente percentuali come Corbyn, Sanders o Melenchon, ma non ragiungendo mai la conquista del governo del paese ,non è certo l’ambizione del PD.

Quindi giustamente Renzi rifiuta un confronto su questi temi puramente ideoligici rivendicando l’essere il PD un vero partito postideologico, cioè la cui identità è nel suo programma ricco di rifomismo ed attento alle nuove sfide del terzio millennio.E poi c’è l’altro presupposto errato su cui si basa la polemica recntemente imbastita da tutti coloro che scambiano il pregiudiziale antirenzismo con una seria proposta politica di sinistra. Infatti il ricordare che il nostro paese è tra i paesi con maggiore tassazione e con più alta evasione fiscale è soltanto il tentativo di presentare una forza politica di sinistra non più schiacciata su di una prospettiva meramente socialdemocratica di vecchio tipo, cioè soltanto protesa ad esercitare la leva fiscale come unico strumento di giustizia sociale. Il legare una prospettiva di sinistra meramente all’uso pesante della leva fiscale significa alienarsi una gran fetta dell’opinione pubblica, che vuole cogliere nella capace vivacità dell’autonomia della società un’occasione per dare rilancio all’economia. Per cui non è vero che il PD, e di conseguenza Renzi, rifiutino l’uso della leva pubblica negli investimenti, ma vogliono che la ripresa venga ccompagnata anche da un forte stimolo agli investimenti privati senza i quali non si ha vera ripresa economica. E’ ancora una volta una diversa visione della società del terzo millennio o post moderna, che dir si voglia, a dividere due diverse interpretazioni dell’essere forza di sinistra in una società così complessa come quella di oggi. Non si viene fuori dalla odierna timida ripresa senza un mix di pubblico e di privato e chi scambia il 2017 con il 1929 di Franklin Delano Roosvelt ha ancora tutto lo sguardo rivolto al passato e difficilmente potrà essere cittadino pienamente consapevole del presente con lo sguardo invece dedicato al futuro. E che poi  il governo Renzi, ed ora il governo Gentiloni, non abbiano a cuore il problema delle diseguaglianze sociali è pura falsità. Significa non aver capito che le 80 euro sono state una grande operazione di redistribuzione della ricchezza e che l’attenzione ora riservata ai più deboli con la quattordicesima alle pensioni minime e con il  sostegno al reddito per il reinserimento sociale non siano una vera inversione di tendenza rispetto al passato. Per cui si continui pure con un confronto serio sulle proposte programmatiche per il centrosinistra che si vorrebbe, ma si lasci indietro ogni tentativo di combattere strumentalmente contro una leadership , che si vorrebbe fuori della scena del campo progressista. Si accetti la realtà e chi ha più filo da tessere imbastisca pure la propria tela.

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