Il coronavirus e il populismo

di Pierluigi Castellani

La giusta preoccupazione per il diffondersi  del coronavirus nel Nord Italia ha posto in secondo piano il confronto politico nella ricerca di una solidarietà nazionale, che faccia fronte a questa emergenza. Pur tuttavia il populismo rimane sempre in agguato e non manca anche in questa occasione di far sentire la propria voce. Infatti l’inarrestabile campagna elettorale, cui si dedica Matteo Salvini, non può non far registrare come il populismo si affacci sempre con le sue strumentalizzazioni. Anche in questo caso cavalcare la paura insorta nella gente per l’inaspettato diffondersi nel nostro paese del coronavirus, che inizialmente sembrava rimanere un problema della Cina e dei paesi contermini, è un’occasione troppo ghiotta perché Salvini se la possa lasciare sfuggire. Così non ha mancato di chiedere le dimissioni del presidente Conte, ritenuto inadeguato per affrontare l’emergenza.

Eppure chi non ha corta memoria non può non ricordare come Salvini (dall’alto della sua sapienza sanitaria?)  tempo fa’ condusse  una campagna contro i vaccini, che sono l’unica vera arma in possesso dell’umanità contro il diffondersi dei virus anche se purtroppo in questo caso ancora il vaccino non è stato sperimentato.  Così pure è sempre Salvini che ha impostato una polemica nei confronti del governo per non aver sospeso il trattato di Schengen per la libera circolazione delle persone in Europa quando il coranovirus è giunto da fuori Europa e quando ora lo stesso Salvini deve constatare, che quest’arma della chiusura delle frontiere europee viene minacciata contro l’Italia e non già a nostro favore, si veda quanto dichiarato da Marine Le Pen e quanto avvenuto di recente alla frontiera del Brennero ed a quella verso la Francia. Ma il populista è così, laddove c’è un fermento nell’opinione pubblica per qualche timore, anziché cercare di orientarla secondo logiche razionali, la cavalca per ricavarne qualche immediato consenso, che è il suo vero obbiettivo, non già quello di trovare adeguate soluzioni. 

C’è comunque in questo frangente chi non abbassa la guardia nei confronti dei pericoli del populismo, anche se i media, impegnati con il coronavirus, non ne hanno dato il giusto risalto. Infatti Papa Francesco in occasione dell’incontro a Bari dei vescovi cattolici dei paesi bagnati dal Mediterraneo ne ha parlato ed in modo molto chiaro e netto. Il Papa, invocando la pace come bene supremo da tutelare  e ricordando le parole di Giorgio La Pira, che definì il Mediterraneo “ un grande lago di Tiberiade”, non ha mancato di stigmatizzare ancora una volta i pericoli del populismo.” A me fa paura – ha detto il Pontefice – quando ascolto qualche discorso di alcuni leader delle nuove forme di populismo. Mi fa sentire discorsi che seminavano paura e poi odio nella decade degli anni Trenta del secolo scorso” evocando ovviamente la tragedia del nazifascismo. A queste parole Francesco ha fatto seguire quelle dette parlando ai vescovi dei problemi delle migrazioni: “ Siamo consapevoli che in diversi contesti sociali è diffuso un senso di indifferenza e perfino di rifiuto. Si fa strada un senso di paura, che porta ad alzare le proprie difese davanti a quella che viene strumentalmente dipinta come una invasione….La retorica dello scontro di civiltà serve solo a giustificare violenza e ad alimentare l’odio” ed ancora “ l’inadempienza o, comunque, la debolezza della politica e il settarismo sono cause di radicalismo e terrorismo.”

 A noi resta l’amarezza nel dover constatare come le esortazioni del Papa restino inascoltate non solo dalla politica, ma anche purtroppo da quella parte del mondo cattolico, che non disdegna affatto di rimanere affascinato dalle sirene del sovranismo populista, e non solo di casa nostra.