Il dolore e la piazza

di Pierluigi Castellani

Il crollo del ponte di Genova non ha causato soltanto tante vittime ( più di 40) spezzando tante vite di  chi si recava in vacanza o  al lavoro ma rischia di provocare anche un altro pericoloso crollo nel rapporto tra istituzioni pubbliche e cittadini, che hanno il diritto di essere protetti dallo Stato nel loro quotidiano utilizzo di opere infrastrutturali pubbliche come l’autostrada A10. Questa immane tragedia è piombata in un momento in cui la politica stava riflettendo sugli importanti appuntamenti autunnali come la prossima legge di stabilità ed il nuovo governo doveva avviarsi in un concreto percorso di realizzazione delle tante promesse elettorali. Ora invece sembra prevalere la pur doverosa ricerca dei colpevoli del crollo affidata, più che alla magistratura ed alle indagini dei periti, alle frettolose ed assiomatiche dichiarazioni di questo o quell’altro membro dell’esecutivo con continue esternazioni che offuscano il doveroso silenzio dovuto al dolore dei familiari delle vittime.

E’ chiaro che l’opinione pubblica ha bisogno di conoscere con certezza di chi è stata la responsabilità del crollo del ponte e che questo deve avvenire, come ha auspicato il Presidente della Repubblica, in tempi rapidi, ma è pur vero che l’indagine, sia amministrativa che giudiziaria, è molto complessa e che non c’è bisogno di un responsabile pur che sia ma dei veri responsabili, e lo si deve anche per un doveroso rispetto alla memoria delle vittime, e di chi ora si trova senza casa perché il ponte è crollato su una zona di Genova molto urbanizzata. Ed insieme ai nomi dei responsabili c’è anche il necessario risarcimento alle famiglie delle vittime ed a chi deve trovarsi un’altra casa per continuare la propria vita. Di tutto quindi c’è bisogno tranne che di processi sommari, che non solo lasciano il tempo che trovano,ma che soprattutto sviano da una necessaria riflessione sui tempi e modi di ricostruzione del ponte e sulla viabilità che attraversa Genova e che unisce il nordovest dell’Italia alla Francia ed al resto dell’Europa. Ora è di questo che ha bisogno non solo Genova ma l’Italia tutta e questo è il compito della politica se non si vuole ancora strumentalmente alimentare la dominante antipolitica, che sta prendendo il sopravvento su di un’azione seria e concreta di governo chiamata a dare risposte alle esigenze dei cittadini. E’ vero che il momento è ancora dominato dalla forte emozione che la tragedia di Genova ha suscitato e che questo può giustificare anche quanto avvenuto in occasione dei funerali di Stato per alcune delle vittime. Gli applausi a Salvini e Di Maio ed i fischi a Maurizio Martina e Roberta Pinotti, il primo segretario del PD e la seconda exministro e parlamentare genovese del PD, stanno a significare la profonda spaccatura che si sta verificando nel paese tra il nuovo ed il vecchio, anche se è difficile qualificare come nuovo Salvini, leader di quella Lega più volte in questi ultimi anni al governo del paese, e vecchio il giovane segretario di un partito nato solo dieci anni fa. Ma è così, in democrazia bisogna prendere atto anche dei fischi e riflettere e non bisogna neppure troppo inorgoglirsi degli applausi, che spesso sono fuggevoli come il vento. In questa vicenda c’è comunque una nota positiva, c’è il lungo e caloroso applauso che i partecipanti ai funerali hanno tributato al Presidente Mattarella. Significa che in questo frangente di difficoltà il paese si può ritrovare unito intorno a chi rappresenta tutti gli italiani.

 

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