Il martirio della Chiesa

di Pierluigi Castellani

L’assassinio di Padre Jacques Hamel avvenuto in Normandia da parte di due affiliati all’Isis sembra aver connotato in modo drammaticamente nuovo l’attacco che il fondamentalismo islamico sta portando all’occidente. Ora la guerra è stata rivolta direttamente  contro la Chiesa, contro un suo sacerdote, che stava celebrando la Messa. Questa modalità ricorda altri efferati delitti, altri sacerdoti infatti sono caduti per mani assassine mentre pregavano o  celebravano la Messa, altre volte il sagrato è stato macchiato di sangue. Così è stato per don Andrea Santoro, per mons. Oscar Romero e tanti altri. Anche se di segno diverso o   con diverse motivazioni queste morti evocano tutte la Chiesa del martirio, la Chiesa che diventa oggetto di violenza perchè predica il Vangelo, perchè questa è la sua unica colpa.Questa è l’unica motivazione che può riscontrarsi anche nell’assassinio di Padre Jacques Hamel. In qualche modo questo assassinio di un umile uomo di Chiesa è l’efferata risposta che l’Isis offre all’offerta di dialogo ed amore che Papa Francesco ha rivolto anche recentemente all’Islam. L’ Isis teme che possa prevalere il dialogo interreligioso perchè  vuole dividere, vuole che l’occidente si divida, che venga  costretto alla guerra, che il mondo venga travolto da un  conflitto tra religioni, che anche l’Islam intero si radicalizzi, perchè solo così l’Isis può sperare di prevalere all’interno del mondo islamico. Ma è proprio in questa trappola che i paesi occidentali debbono cercare di non cadere. Al radicalismo non si può rispondere con altrettanto radicalismo, perchè è proprio questo che vuole il cosiddeto stato islamico. Non a caso l’arcivescovo di Rouen ha  voluto ricordare che “la Chiesa cattolica non ha altre armi se non la preghiera e la fratellanza fra gli uomini. Si può rispondere solo  con l’amore”.Questo non significa che non si debbano ricercae i colpevoli di questi efferati delitti, che l’occidente non si debba difendere.Ma per questo  più attenta deve essere l’opera di prevenzione e di repressione, perchè la violenza non può avere alcuna cittadinanza nel mondo di oggi. I violenti vanno isolati e perseguiti , per giustizia e non per vendetta. Se  ci si arrende alla logica della  violenza l’Isis ha già vinto e noi tutti vogliamo che questo non accada. Vogliamo coltivare la speranza che anche questa volta il sangue dei martiri non sia stato versato invano.

 

 

 

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