Il tafazzismo della sinistra

di Pierluigi Castellani

Sembra oramai quasi certo che la maledizione della sinistra consista soprattutto nel farsi del male nel momento in cui si avvicina all’orizzonte la possibilità di governare stabilmente il paese. È allora infatti che cominciano i distinguo, le divisioni su chi ha la primogenitura della bandiera della sinistra e si gioca alla ricerca della purezza, che più purezza non si può, dell’idea stessa di sinistra e tutto questo spesso avviene senza fare i colti con la realtà, che non ama farsi imbrigliare in categorie ben circoscritte di destra e sinistra. Che altra lettura si può dare alle tormentate vicende del PD di questi giorni se non ascriverle appunto all’inguaribile tafazzismo della sinistra, che ama farsi del male anziché misurarsi con i veri problemi del paese. La vicenda delle primarie di Roma e di Napoli, che certamente registrano, specie queste ultime, qualche episodio non proprio limpido, anziché essere affrontata da tutto il partito con coesione e spirito costruttivo è ancora l’ultimo episodio di una perenne guerra interna, che se non ben governata può portare soltanto alla disfatta della sinistra come è già avvenuto a Genova. A tutto questo si sono aggiunti i recenti attacchi di D’Alema a Renzi, esagerati nei toni e negli argomenti, tanto che sono apparsi soltanto un capitolo della lunga battaglia, che parte della sinistra, sia interna che esterna al PD, sta portando avanti con determinazione nei confronti del premier-segretario. Non c’è provvedimento di governo, analisi politica condivisa dalla maggioranza del PD, che non trovi il distinguo se non l’aperto attacco della sinistra dem. Ma è possibile che un onesto dissidente interno del PD non trovi nulla da salvare dell’azione di governo? Eppure è così. Tanto è vero che un vecchio dirigente del PCI come Emanuele Macaluso, non certo tenero nei confronti di Renzi, non ha potuto fare a meno di notare che “quando Renzi vinse le primarie e fece fuori Letta (anche lui fondatore del PD) (D’Alema) non protestò, non si schierò, non avviò una lotta allora. La lotta per lui cominciò quando Renzi gli preferì la Mogherini nell’incarico europeo per la politica estera”. Ma quello che più sconcerta in questa lunga guerra di posizione della sinistra, all’interno ed all’esterno del PD, nei confronti di Renzi è che, al di là del merito delle questioni, si tratti di Primarie, di elezioni amministrative dove sembrano pullulare i candidati alla sinistra del PD, o del referendum costituzionale è che l’intento di questi oppositori sembra non tanto quello di vincere bensì quello di, per i più duri,“dare una spallata” a Renzi e per gli altri quanto meno di ridimensionarlo senza accorgersi, così sembra ma in effetti non lo è, che viene spesso usato lo stesso linguaggio della destra, dei vari Salvini, Meloni, Berlusconi, oltre che di Beppe Grillo, convergendo , non si sa quanto consapevolmente, verso il medesimo obbiettivo, quello di far cadere il governo, immaginando in questo modo di poter sostituire Renzi alla guida del PD. Questa strana alleanza non si pone certo il problema del dopo. Che cosa c’è dopo Renzi? Il governo dei 5 stelle, di un Salvini federatore della destra, forse un PD diverso ma minoritario nel paese? A questa domanda non danno certamente una credibile risposta Speranza, Bersani, D’Alema. Si pongono il problema del governo del paese e di una moderna sinistra europea? Qual’è il loro riferimento europeo forse la socialdemocrazia tedesca alleata della Merkel, il socialismo francese sempre più messo all’angolo, il minoritario partito socialista spagnolo o il greco Tsipras, dimostratosi più pragmatico di molti suoi sostenitori (pentiti?) italiani? È a queste domande che la sinistra dem deve dare convincente risposta se vuole rappresentare una vera alternativa a Matteo Renzi nel prossimo congresso nazionale del PD. Nel frattempo se vogliono veramente bene al partito, come dicono, diano una mano a risolvere i problemi interni del PD, collaborino lealmente a vincere i prossimi appuntamenti elettorali e sostengano con determinazione il SI’ nel prossimo referendum costituzionale. Perchè l’affermazione del cambiamento, del riformismo e del conseguente ammodernamento del paese, sono un bene non già per il PD ma per tutti gli italiani ed anche un modo per smentire chi dice che il male endemico della sinistra sono le sue divisioni, il suo esasperato correntismo, il diabolico gioco a chi sa inalberare più pura ed immacolata la bandiera della sinistra. I prossimi giorni, i prossimi mesi saranno la prova del fuoco per tutti coloro che volendo bene al PD amano soprattutto il nostro paese.

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