Il terremoto che ha messo in ginocchio tre regioni:l’Italia della dignità, del solidale soccorso e della generosa partecipazione, ci fa riprovare l’orgoglio di essere italiani.

Ci sono momenti – purtroppo particolarmente amari- che ci spingono, più di sempre, a sentirci orgogliosi di essere italiani. Scopriamo o, meglio, tocchiamo con mano tremante, la dignità di un popolo che azzera la misera mediocrità di beghe che spesso non sono nobili nemmeno se si ammantano della parola ‘’politica’’. Il terremoto che ha messo in ginocchio mezza Italia centrale porta in scena-tragica scena- proprio il Paese che conferma di essere migliore di quanto talora supponiamo con facile masochismo. Le immagini che, con immediata e solerte tempestività, arrivano da tutte le emittenti televisive raccontano cose terribili, eppure splendide: macerie, distruzioni, morti, ma anche l’immenso decoro di migliaia di persone che non urlano, non inveiscono,non si accaniscono sul colpe o presunti colpevoli, ma, con spirito di meravigliosa abnegazione, si impegnano a ‘’mani nude’’- come si dice in questi casi- nel tentativo di estrarre dalle rovine le residue speranze dei sopravvissuti o i corpi di quelli che non ce l’hanno fatta. Con le forze dell’Ordine, con le grandi energie della Protezione civile, anche parecchie centinaia di volontari che, d’istinto, hanno deciso di mettersi a disposizione per garantire soccorsi là ove le urgenze appaiono più drammaticamente incalzanti. E nel contesto di un quadro ‘’apocalittico’’ (è il termine che scivola di bocca in bocca) decine e decine di intervistati che, sbattuti in strada nel cuore della note e rimasti senza un tetto, raccontano il loro atroce destino con insuperabile compostezza:’’Non abbiamo più niente…ora non sappiamo cosa ci attende…’’.Quasi confidenze, tristissime, eppure non berciate, non accanite, né rancorose.

Come sempre accade, in queste circostanze, le miserie umane si mischiano con la generosità: è scattata anche la deplorevole ingordigia degli sciacalli, soggetti immondi che non si fermano neppure di fronte alle morti. Anzi, le sfruttano. Ribolle, come si dice con istintiva reazione, la voglia di rinchiuderli e di gettare la chiave. Cosa ce ne facciamo nella nostra Società, di esseri così ributtanti.

A disposizione, al servizio (ripeto ‘’servizio’’) delle notizie, tanti giornalisti che onorano il mestiere, raccontando, senza stupida retorica, gli agghiaccianti momenti di una tragedia che continua a non avere dimensioni definite . Niente di quel giornalismo un po’ becero e caciarone che, a volte, ‘’macchia’’ gli scontri faziosi sbattuti in faccia a platee sconcertate. Questo è il giornalismo che ci piace e onora le scelte professionali di quelli- tanti- che credono nell’onore di una professione scelta per il piacere di riferire con onesto scrupolo.

Una professione che, cogliendo le mille facce della vita, sa, naturalmente, anche sorridere e ironizzare. Come quotidianamente fa Umbria domani, un Sito che si impegna per fondere la serietà dell’informazione col piacere di un’allegria intelligente. Oggi è chiuso il nostro ‘’angolo dell’allegria’’: purtroppo lo spazio, anche in segno di rispettosa partecipazione, va riservato soltanto a vicende che, qua e là per l’Italia centrale, hanno colpito migliaia di persone.

Alcune anche in Umbria, in Valnerina e a Foligno, terre che in passato hanno dovuto affrontare la ferocia dei terremoti. Danni gravi e risposte (pubbliche e private) sollecite e adeguate. Ancora una volta anche qui urge la necessità di snodare la catena dei soccorsi e della solidarietà.

RINGHIO

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