La bellezza salverà l’Umbria?

di Pierluigi Castellani

A questa domanda Dostojeski avrebbe risposto di sì. Ci crede anche il PD, che recentemente ha dedicato alla qualità e bellezza dell’Umbria un affollato convegno alla villa del Cardinale di Perugia. Il convegno è stato vivacizzato da un appassionato intervento di Brunello Cucinelli, che si è assunto, tra l’altro, il compito di rappresentare con il suo lavoro di illuminato imprenditore il messaggero delle bellezze della nostra terra. E’ certamente vero che nella globalizzazione la competizione tra territori ha assunto un valore ineludibile per cui ogni regione deve spendere quanto ha di meglio per primeggiare. E l’Umbria innegabilmente può far valere la sua storia ,la sua cultura, i suoi centri storici, la qualità del paesaggio e della vita come è universalmente riconosciuto. Ma è necessario che in primo luogo siano gli umbri a crederci preservando quanto va preservato e valorizzando il patrimonio artistico, rendendolo fruibile come è già avvenuto con il sistema museo , che ha messo in rete tutti i musei locali insieme a quelli   di competenza del Ministero dei Beni Culturali. Eppure tutto questo non basta perché la qualità, che deve aggiungersi alla bellezza, va sempre ricercata con processi di innovazione, che debbono superare la staticità della mera conservazione. C’è quindi una nuova mentalità che deve diventare patrimonio soprattutto delle nuove generazioni, mentalità che va assecondata e stimolata con una premialità, che deve informare tutte le linee guida dell’azione politica in questo settore. C’è anche la necessità per la politica umbra ed in particolare per il PD di passare dalle parole ai fatti. Basti qualche esempio. Non si può parlare di qualità e bellezza dell’Umbria senza invocare una nuova legge urbanistica, che riduca a zero il consumo di nuovo territorio e che premi e stimoli la riqualificazione dell’esistente, ricucendo per quanto possibile le periferie delle città con i nostri centri storici. E questo presuppone l’integrazione della politica urbanistica con altre politiche, da quella dei trasporti, dei servizi sociali e sanitari, a quella energentica. C’è necessità anche di una efficiente amministrazione, che semplifichi al massimo il rapporto con i cittadini, eliminando duplicazione e sprechi. Si dirà però che tutto questo non crea nuovo lavoro quando in Umbria c’è una crisi del tradizionale manifatturiero e c’è stata la caduta vertiginosa della grande industria con la crisi della Merloni e del polo industriale ternano. Certamente la risposta non può essere solo umbra, perché sono le politiche nazionali che nel settore industriale possono generare significative svolte. Ma nel frattempo dobbiamo pensare a quanto possiamo fare noi, soprattutto cambiando comportamenti e mentalità, sapendo che nuovo lavoro, e più stabile, può nascere proprio dalla qualità e bellezza del nostro patrimonio ambientale e culturale, ma anche dalla capacità di porsi tutti in discussione. Anche il sindacato deve fare la propria parte, eppure ancora assistiamo a proclami sindacali, che invocano l’intervento pubblico per ogni problema ,giudicando inoltre negativamente ogni azione del governo, che con il jobs act avrebbe creato solo precarizzazione, anziché nuovi posti di lavoro. Sì , sono importanti le leggi ed il buon governo , ma i posti di lavoro li creano soprattutto le imprese, che si aprono al nuovo e non hanno paura di affrontare anche i mercati internazionali. Imprese così ci sono anche in Umbria; ebbene vanno sostenute perché anche l’innovazione d’impresa genera qualità e bellezza.

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