LA DIFFICILE IMPRESA DI SEMPLIFICARE L’ITALIA

di Pierluigi Castellani

Il tanto annunciato decreto sulla semplificazione è stato finalmente approvato dal Consiglio dei Ministri con il codicillo “salvo intese”, che maschera le difficoltà incontrate dal presidente Conte di mettere insieme la sua litigiosa maggioranza. Nell’immancabile conferenza stampa il capo del governo ha tenuto a specificare che la formula “salvo intese” non nasconderebbe una mancata e definitiva intesa tra le forze di maggioranza, ma sarebbe dovuta soltanto alla necessità di meglio definire alcuni dettagli tecnici . Resta il fatto che il decreto semplificazioni, almeno nella lettura, semplice non è. Si tratta di 100 pagine e di 48 articoli, che dovrebbero non solo sburocratizzare l’Italia ma soprattutto dare il via a centinaia di opere pubbliche ferme da tempo. Non si tratta di essere scettici per partito preso, anche se alla memoria rivengono annunci simili di altri governi e di altre maggioranze. Basti pensare che dagli anni sessanta si parla della riforma dell pubblica amministrazione, tanto che alcuni governi per anni avevano previsto un dicastero apposito denominato ” Ministero per la riforma della P.A.” E come non ricordare la performance dell’allora ministro Calderoli, della Lega, che con il lancia fiamme sul tetto del suo ministero dava fuoco a 3,000 ( così si disse)  inutili leggi ? Naturalmente tutto è rimasto come prima. Non si tratta quindi di pregiudiziale pessimismo ma di una prudente valutazione circa la difficoltà poi di tradurre le intenzioni, anche scritte sulla carta della Gazzetta Ufficiale, ad essere tradotte in fatti concreti. E’ indubbio che è difficile semplificare un paese come l’Italia dai mille campanili e dai tanti centri di potere dotati di una loro autonomia. Questo è infatti il prezzo di una democrazia diffusa come la nostra, gelosa delle autonomie concesse ai territori, ognuna con poteri normativi e regolamentari, che finiscono per accavallarsi con le leggi ed i regolamenti del governo nazionale. Qualcosa però si può fare nella direzione dell’auspicata semplificazione. Questo ultimo decreto legge varato dal governo contiene indubbie novità da valutare positivamente. Pensiamo soprattutto alla digitalizzazione della P.A., il commissariamento di alcune  importanti e strategiche opere pubbliche, alla riscrittura  dell’abuso d’ufficio e del danno erariale, all’introduzione del silenzio assenso per alcuni pareri, che tentano di rimuovere le cause  dell’azione paralizzante dei dirigenti . C’è da aggiungere che a questo primo decreto dovrebbe far seguito, per completare il quadro, la riforma della giustizia amministrativa e quella della giustizia civile, le cui lungaggini non poco frenano anche l’azione amministrativa. Ci sono poi le questioni che attengono al reclutamento di quadri nuovi nella P.A. C’è tutta la generazione digitale che da tempo attende di poter dare il proprio contributo  per snellire e modernizzare l’amministrazione pubblica. Insomma il lavoro è complesso ed attende una forte e decisa azione del governo per far seguire le parole ai fatti, basti pensare alle nostre zone colpite dal sisma del 2016, ancora in gran parte sommerse dalle macerie ed i cui abitanti sono ancora in attesa di poter rientrare nelle loro case. Qui sta la difficoltà della politica: trovare la giusta mediazione tra l’ esigenza della rapidità dell’azione di governo con quella  del rispetto della legalità e della trasparenza. Qui risiede  la vera sfida che le forze democratiche e progressiste debbono lanciare al sovranismo ed al populismo, qui è anche la risposta per conoscere la effettiva durata del governo Conte 2.