La lezione del quotidiano della politica

di Pierluigi Castellani

Il quotidiano della politica italiana sta offrendo spunti per qualche considerazione, che se può sfuggire ai più non può non interessare  chi ha a cuore la democrazia del nostro paese. Si può iniziare dalla vicenda della RAI. La maggioranza legapentastellata, come è noto, ha indicato per la presidenza della RAI Marcello Foa che non ha ottenuto la maggioranza dei 2/3 della commissione parlamentare di vigilanza. Nulla sarebbe stata la rilevanza di questo fatto se Foa si fosse dimesso e se il governo avesse concordato con l’opposizione, perchè questo vuole la legge, un nuovo nome di persona di garanzia. Ma questo non è avvenuto, anzi Foa sta presiedendo ugualmente il cda della Rai con la scusa che si tratta del consigliere anziano mentre il suo sponsor politico Matteo Salvini ha dichiarato che si andrà avanti con il suo nome contro ogni logica e rischiando la dubbia legittimità degli atti che il cda, presieduto dal consigliere anziano, dovesse porre in essere. Altro fatto che dovrebbe far meditare è quanto sta emergendo dall’indagine sul russiagate del procuratore speciale Robert Mueller.

In questo caso si tratta di file allegati al ponderoso fascicolo dell’inchiesta americana, che riguarderebbero l’Italia e che farebbero presagire interferenze dei troll russi anche sulle vicende politiche ed elettorali italiane. Di recente è stato rivelato che ci sarebbero Twitter, stranamente collegati, che riguarderebbero le accuse rivolte al Presidente Mattarella nel momento in cui pose il veto per la noma a ministro dell’economia del prof. Savona. Quell’episodio, come si ricorderà, causò la richiesta di  impeachment nei confronti del Capo dello Stato da parte di Luigi Di Maio. “In quel momento – scrive Federico Fubini sul Corriere della Sera del 3 agosto- un dettaglio sfuggiva a tutti: almeno una ventina dei profili di Twitter coinvolti nella campagna digitale contro il capo dello Stato avevano una storia controversa…..Nel passato recente quei profili su Twitter, che appartengono a italiani del tutto ignari, erano stati usati una o più volte dalla Ira di San Pietroburgo per far filtrare nel nostro paese la propria propaganda a favore dei partiti populisti, dei sovranisti, degli antieuropei”. Queste due questioni messe insieme fanno pensare a come la nostra democrazia stia scivolando verso il rischio di una “tirranide della maggioranza”, come la chiamava Tocqueville, in modo subdolo e quasi silenzioso senza che questo desti allarme nella maggioranza dell’opinione pubblica. L’episodio della Rai infatti evidenzia come una maggioranza, che ha espresso un governo, possa   sentirsi legittimata a tutto senza tener conto della legge e del ruolo che la legge assegna all’opposizione. In questo modo la legittimazione del voto, e dei sondaggi a cui si richiama di volta in volta Salvini, sarebbe sufficiente a consentire alla maggioranza, e quindi al governo, di fare quello che vuole senza il controllo , in questo caso del parlamento, o di altri istituti di garanzia, che sono quei contrappesi previsti dalla nostra Costituzione perchè non si corra il rischio dell’autoritarismo.

La questione poi del ruolo del web nella formazione dell’opinione pubblica e quindi dell’orientamento al voto rimane essenziale se si considera che è proprio quell’opinione pubblica che poi si reca alle urne e fa le sue scelte. Queste scelte quanto sono condizionate dal bombardamento mediatico con il corollario delle fake news,che circolano nella rete? E qui sta il vero pericolo per la democrazia di stampo occidentale come la nostra.Se si rifiutano i controlli o si cerca di aggirarli chi ci salverà dal pericolo della manipolazione delle folle da parte del demagogo di turno? Potremo ancora chiamare democrazia un sistema che non sa difendersi con i pesi e contrappesi dalle interferenze anche di uno stato estero intererssato alla destabilizzazione del nostro paese? Per questo anche il quotidiano della politica di questi giorni può portarci a riflettere consapevolmente sulla difesa del sistema democratico sancito nella nostra Costituzione.

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