La lezione delle elezioni tedesche

di Pierluigi Castellani

Sono molti coloro che si interrogano su quali saranno le conseguenze sul futuro della Germania e della stessa Europa  i risultati delle elezioni tedesche della scorsa domenica. L’avanzata, per la verità non inattesa, della destra estrema dell’AFD con il conseguente arretramento della CDU della Merckel e dei socialisti di Schulz pongono più di un interrogativo sulla tenuta dell’UE fino ad ora guidata dalla locomotiva tedesca. C’ è stato in ogni caso una ripresa dei liberali giunti all’11% e dei verdi con i loro 8,9% , mentre per i socialisti, fermi al 20,5%, si tratta di una vera e propria sconfitta. Molte sembrano essere state le cause, ma è certo che la destra si è alimentata dello scontento da tempo serpeggiante nella Germania dell’Est, perché nei territori della ex DDR si addebita alla Merkel la colpa di aver disatteso le promesse ed aver lasciato questi territori nel loro arretramento rispetto all’Ovest della Germania.

Si sa infatti che sono proprio i più poveri quelli che rischiano  di rimanere preda della destra estrema, che alimenta le loro paure sventolando la minaccia della competizione con chi è ancora più povero come i profughi a cui Angela Merkel ha aperto le porte della Germania dopo l’esodo dalla Siria devastata dal conflitto interno e dal terrorismo dell’ISIS. Non sono pochi infatti coloro che asseriscono essere stato il problema dei profughi a condizionare pesantemente queste elezioni. Di queste paure sono state vittime anche i socialdemocratici di Martin Schulz, che non è stato capace di parlare un linguaggio nuovo al suo tradizionale elettorato probabilmente anche sfiancato dalla lunga collaborazione con la CDU in una grande coalizione dai connotati molto indistinti. Del resto anche l’estrema sinistra non è stata capace di andare oltre il 9%, che ha assicurato alla Linke la presenza di 69 deputati al parlamento, ma senza andare molto oltre ad una pura testimonianza. Molti interrogativi si aprono ora alla Merkel, che in ogni caso con il suo 33% rimane il più forte partito tedesco pur avendo perso un 9% di consensi rispetto alle precedenti elezioni, perché la legge elettorale tedesca, sostanzialmente un puro e semplice proporzionale, non assicura nessuna maggioranza stabile di governo. Quali saranno gli alleati di governo della CDU dopo il netto rifiuto di Schulz di dar vita ancora  ad una grande coalizione? Molto probabilmente la Merkel dovrà trattare con i liberali ed i verdi, ma non si conoscono i prezzi che dovrà pagare e quali saranno le influenze di tutto questo sugli equilibri europei.

I socialdemocratici invece dovranno attrezzarsi per lunghi anni di opposizione e dovranno ripensare al modello di sinistra di governo  che vorranno offrire al paese, perché l’ancoraggio alla vecchia tradizione socialista del secolo scorso rappresentata da Martin Schulz non sembra essere stato apprezzato dai tedeschi. In Italia, a destra, tutti si sono affrettati a gioire per l’ascesa della destra tedesca senza preoccuparsi delle venature di xenofobia ,quando non di vero e proprio neonazismo, che serpeggiano all’interno dell’AFD. Questo è il vero pericolo, che una ripresa dei populismi, pur già fermati in Francia ed in Olanda , possa mettere in forse il complessivo disegno dell’Europa del futuro. Il PD sa di avere sulle spalle una grande responsabilità perchè rimane comunque in Europa il più grande partito progressista e sa che verrà giudicato non soltanto sui temi economici ma anche sul grado di sicurezza, che sarà in grado di assicurare ai cittadini italiani. Così pure alla sinistra del PD dovranno prima o poi decidersi se affrontare con responsabilità la costruzione di un nuovo centrosinistra, che non potrà mai prescindere dal PD a guida renziana. Altrimenti hanno solo la possibilità di una mera testimonianza assicurando solo la presenza in parlamento del loro ceto politico.

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