La regione contendibile

di Pierluigi Castellani

Anche l’Umbria come altre regioni non ha più certezze su quale sarà il colore delle forze politiche, che guideranno la prossima giunta regionale. E’ il destino di tutte le cosiddette regioni rosse, che oramai sul mercato della politica possono cambiare colore dopo i sommovimenti politici di questi ultimi anni. Nel 2015 Catiuscia Marini per una manciata di voti riuscì a battere Claudio Ricci allora candidato del centrodestra. Ora il vento del sovranismo, che soffia anche sull’Umbria, sembra voler togliere la guida della regione al centrosinistra tanto che Matteo Salvini, oramai incontrastato leader del centrodestra, ne vuole fare un test nazionale per dimostrare che l’alleanza di governo Pd-5Stelle non è sorretta dal consenso popolare.

Infatti la novità  sta proprio in quello che viene considerato un esperimento e cioè l’alleanza tra Pd-5Stelle e liste civiche anche nel livello locale per cercare di battere il sovranismo in una consultazione elettorale regionale. Se fino a qualche mese fa sembrava illusorio contendere alla Lega di Salvini ed alla sen. Tesei,  candidata presidente in quota Lega, la guida della regione, ora la contendibilità è veramente tale sia sul versante del centrodestra che su quello della nuova alleanza giallo-rossa. L’indicazione dell’imprenditore nursino Bianconi come presidente della regione di un’alleanza, che include Pd, 5Stelle , il cosiddetto terzo polo e liste civiche, è la vera novità di questa campagna elettorale. Certamente la costruzione di questa, per ora inedita alleanza, è stata tormentata e difficile, ma sta dimostrando che c’è una buona parte dell’opinione pubblica, che non vuole arrendersi tanto facilmente al populismo sovranista di Salvini, che è già entrato pesantemente nella campagna elettorale umbra, dimostrando ancora una volta che la sua vera vocazione è quella di un capopopolo non già quella di un serio e concreto governante. Infatti la questione è tutti qui. Gli elettori umbri dovranno scegliere se affidarsi a chi declina in campagna elettorale in modo ripetitivo ed ossessivo un unico tema, quello della sicurezza e dei migranti, o a chi vuole parlare dell’Umbria, della concretezza dei suoi problemi e come affrontare le sfide che si stanno presentando al nuovo regionalismo. Gli umbri infatti vogliono essere  governati da chi porta avanti un regionalismo differenziato per le regioni del nord mettendo a rischio la solidarietà razionale o da chi vuole che la nuova stagione del regionalismo venga declinata senza contrapposizione tra le regioni ed assicurando a tutti gli italiani gli stessi livelli delle prestazioni assistenziali e sanitarie e le medesime opportunità di sviluppo e di crescita dell’occupazione ? Gli umbri dovranno anche dire se vogliono gettare a mare le positive esperienze di inclusione sociale e di integrazione fino ad ora assicurate o vogliono affidarsi a chi anche in Umbria non ha certamente brillato per capacità di governo nei comuni, che la Lega ha recentemente conquistato. E’ su questo discrimine che si gioca il futuro dell’Umbria, che essendo piccola regione in un contesto in cui si parla molto di macroregioni, dovrà pur cercare di difendere la propria identità ricca di cultura e con una qualità della vita invidiabile e da tutti riconosciuta. E’ bene che su queste cose  riflettano gli elettori umbri senza farsi confondere da un confuso populismo sovranista, che rischia anche di allontanarci dall’Europa con evidenti riflessi negativi sulla vocazione che l’Umbria ha sempre avuto di apertura all’Europa ed al mondo intero. Così è infatti registrato dal turismo di cui la nostra economia vive e dall’export, che dà lustro a molte nostre aziende di riconosciuta eccellenza.