Le contraddizioni del governo e il compito del Pd

di Pierluigi Castellani

“Il paese sembra rassegnato: il conflitto tra aspettative popolari crescenti e diminuzione dell’offerta politica, la confusione delle lingue, l’incertezza della guida politica, il continuo travalicare i propri compiti da parte dei titolari di funzioni pubbliche, producono frustrazione”. Così Sabino Cassese su Il Corriere della Sera del 1 marzo descrive l’attuale stallo in cui si trova costretta l’Italia dal governo gialloverde. Eppure, stando ai sondaggi, gli elettori italiani sembrano ancora voler premiare le due forze politiche attualmente al governo registrando, a parti invertite rispetto ai risultati del 4 marzo scorso, l’avanzata della Lega e la flessione dei 5Stelle. Nella maggioranza si parla di tutto, si magnifica la portata dei due provvedimenti bandiera a cuore ai rispettivi partner del governo : la quota 100 per le pensioni ed il reddito di cittadinanza, ma ci si dimentica colpevolmente della recessione in cui sta precipitando il nostro paese, che registra in negativo tutti gli indici economici, ad iniziare dal fatturato dell’industria per finire a quello che rileva la fiducia dei consumatori e delle imprese. Ci vorrebbe un passo diverso da parte del governo per indurre i consumatori a consumare e gli imprenditori ad investire ed invece tutto il dibattito interno alla maggioranza è assorbito dai contrasti tra Salvini e Di Maio sulla Tav, sulla legittima difesa, sulle nomine ai vertici di importanti istituzioni ed aziende pubbliche mentre i due leader sono impegnati in una continua rincorsa a chi possa prevalere nella esposizione sui media per intestarsi provvedimenti già scontati o di scarso o nullo impatto sulla situazione reale dell’Italia. Così mentre Salvini, ostentando la felpa o il giubbotto di circostanza, si accredita come sceriffo del paese appropriandosi di successi, che le forze dell’ordine raggiungono dopo un lungo e difficile lavoro dimenticandosi altresì, che compito del Ministro dell’Interno dovrebbe essere anche quello di prevenire oltre che reprimere, Di Maio in giacca e cravatta rigorosamente ministeriali si affanna a spiegare ricette miracolistiche, che i suoi due dicasteri, il lavoro e lo sviluppo economico, stanno cercando di mettere in atto. Ma il ministro dell’economia Tria, che dovrebbe avere in mano le chiavi per portare l’Italia fuori della recessione, se ne sta sempre più in disparte inascoltato o palesemente reticente sulla necessità di una manovra correttiva di cui il paese avrebbe bisogno per rispondere alle indicazioni di Bruxelles. Per questo l’immagine che dà l’Italia è sempre più confusa e sbiadita in un pericoloso isolamento nel contesto europeo ed internazionale, tanto che è sempre più evidente il ruolo di supplenza, che ha dovuto assumere il presidente Mattarella per garantire il ruolo dell’Italia nei confronti dell’Europa e dei nostri tradizionali partner come la Francia. L’importante per la Lega e 5Stelle è aggirare la boa delle elezioni europee facendo vivacchiare il governo e pensando anche di superare l’ostacolo della Tav affidando la soluzione del dilemma al parlamento dove la maggioranza dei sì prevarrà lasciando i pentastellati nello splendido isolamento del no, ma permettendo così a Di Maio di accreditarsi presso i suoi come colui che si è battuto fino all’ultimo contro la Tav dovendo però soccombere in parlamento. E’ in questo scenario di incertezza e confusione in cui il governo , pur di sopravvivere, non scioglie alcun nodo, che assume un forte rilievo la straordinaria partecipazione degli italiani ai gazebo del PD la scorsa domenica 3 marzo per eleggere il nuovo segretario di questo partito.

L’indiscutibile successo di Nicola Zingaretti, rafforzato dall’alta affluenza alle urne, sta a lì a dimostrare che nel paese c’è un forte desiderio di costruire un’alternativa credibile all’attuale governo dominato dalla pericolosa destra sovranista di Salvini. Molti finalmente si sono accorti che senza il Pd non si può costruire nessun’altra alternativa, che il processo del cambiamento parte dal riconoscimento dell’essenzialità di un partito a forte impronta riformista ed europeista. Questo è il compito affidato dai militanti e simpatizzanti a Zingaretti, quello di mettere questo partito al servizio di tutti coloro, che ,temendo pericolose involuzioni sovraniste e populiste della nostra democrazia, vogliono che diventi il fulcro di una larga alleanza, che, includendo tutte le forze riformiste del paese, si apra anche a quanti non possono più ritrovarsi in un raggruppamento dominato da Salvini o che delusi dall’inconcludenza dei 5Stelle stanno seriamente ripensando a riapprodare in una piattaforma seriamente riformista per il nostro paese.

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