Le radici del populismo

di Pierluigi Castellani

E’ sempre più diffusa tra i commentatori di cose politiche l’opinione che la campagna elettorale, che ci sta conducendo all’appuntamento del 4 marzo, si svolga tutta all’insegna del pressapochismo e di una visione corta perché tutta ripiegata sul presente senza alcuno sguardo sul futuro. Questo atteggiamento, diffuso soprattutto tra chi si qualifica politologo di professione, risente di un pregiudizio intellettualistico secondo cui tutti gli attori del campo politico sono tutti uguali e pertanto necessariamente debbono essere tutti egualmente giudicati scarsamente all’altezza dei problemi, che al momento sta vivendo il nostro paese. In parte questa pregiudiziale visione delle cose è dovuta anche ad una malintesa applicazione della par condicio imposta dalla legge per cui sembra doverosamente equanime trattare allo stesso modo tutti i giocatori presenti nel campo della politica in modo da assurgersi arbitri di una partita in cui tutte le maglie dei giocatori sono dello stesso colore.

Ma allora che cosa debbono pensare gli elettori se tutte le forze politiche sono omologabili ? Non vengono spinti tutti sulla deriva qualunquistica, che è il brodo di cultura del populismo ? So bene che a questi commentatori, frequentatori assidui dei talk show, è conveniente non assumere partito perché nel dopo elezioni sarà per loro più facile riposizionarsi, ma  chi per mestiere deve informare dovrebbe essere più attento a valutare posizioni,  proposte programmatiche e risposte , che le diverse forze politiche offrono agli elettori in questi momenti preelettorali anche drammatici ,che stiamo vivendo. Non può essere giudicato il programma di forze politiche di centro destra, stabilito in dieci punti, e poi disatteso in ogni momento di confronto tra Berlusconi e Salvini, o quello dei 5Stelle, partiti dal referendum sull’euro e giunti all’Europa come casa comune (ultime dichiarazioni di Di Maio) alla stregua di quello del PD, che si sforza in modo coerente di indicare in 100 punti quanto fino ad ora è stato fatto e poi prevedere quanto deve essere ragionevolmente raggiunto nella prossima legislatura. Non sono i gatti tutti bigi se qualcuno propone ( vedi Salvini) di fermare l’immigrazione rimandando a casa non si sa quante persone e non si in che modo e con quali strumenti mentre altri dichiarano di voler continuare nell’aiuto ai popoli del sud del mondo per trattenerli nei loro paesi e nello stesso tempo rimandare a casa quanti non hanno diritto previo il necessario accordo con i loro paesi di origine. Del resto il PD ,con il governo Gentiloni ed il ministro Minniti, ha dimostrato di saper governare questo fenomeno, che è globale ed investe tutti i paesi europei ed occidentali, e  non può essere governato con gli slogan, alimentando le paure della gente, e facendo capire che una volta al governo sapranno come sistemare le cose dimenticando che al governo ci sono stati con il ministro dell’interno, che si  chiamava Maroni e che la legge sull’immigrazione, tutt’ora in vigore nel nostro paese, si chiama legge Bossi-Fini. E poi ci sono i tragici fatti di cronaca nera ,che vengono volutamente sottolineati quando riguardano immigrati e vengono quasi dimenticati quando si tratta di delitti del tutto italiani e spesso purtroppo nati all’interno di difficili rapporti familiari. Naturalmente nessuno vuole minimizzare la percezione di isolamento ,di fragilità e di pericolo che la gente vive di fronte a questi fatti, ma la risposta non può che essere nella fermezza con cui lo Stato risponde a questi eventi nell’attuazione di una piena legalità. Risposta che non può che essere complessiva e solidale da parte di tutti, certamente appunto da parte dello Stato ma anche delle forze sociali, delle agenzie educative, e ,non certamente ultima ,della famiglia il cui ruolo va interamente riscoperto se si vogliono difendere i nostri adolescenti ed i nostri giovani. Ed infine da parte dei mass-media e da tutti coloro che fanno informazione non possono  essere ricondotti a poche pagine economiche, che pochi leggono, i risultati positivi, che questi ultimi governi a guida Pd hanno fatto raggiungere al nostro paese. Il paese sta risalendo dalla china in cui era caduto nel 2011-12, tutti i segni sono positivi, dal pil ai dati sull’occupazione, agli investimenti industriali, alla ripresa di fiducia da parte delle aziende e dei consumatori. Tutto questo non è avvenuto per caso, non tutto è dovuto alla ripresa in atto in tutta Europa, perché molto è il risultato della stagione di riforme, che l’Italia ha vissuto in questa ultima legislatura. Alimentare il qualunquismo dicendo che tutte le forze politiche sono eguali e che tutti i leader politici fanno a gara a chi la spara più grossa non può che far crescere la disaffezione dalla politica ,allontanare gli elettori dalle urne e ridurre tutto il confronto politico ad una avversione al cosiddetto sistema. Ma è proprio la semplificazione del sistema- antisistema ,che fa crescere il populismo e basta un rapido sguardo alla storia per comprendere che il populismo, nato dalla rabbia e dalla disinformazione, è stato solo foriero di guai per il nostro paese.

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