L’incerto quadro internazionale

di Pierluigi Castellani

L’opinione pubblica è certamente più interessata ai problemi dell’immigrazione, del lavoro, della riforma pensionistica e fiscale e molto meno a quanto sta avvenendo sullo scenario della politica internazionale ove sta cambiando tutto dopo l’avvento di Trump negli Usa e l’ascesa di movimenti sovranisti e populisti in Europa. A questo cambiamento, se in meglio o in peggio lo si vedrà, sta contribuendo anche il nuovo governo italiano a guida Lega-5Stelle. C’erano almeno due capisaldi nella politica che sembravano immutabili ed inattaccabili. Parliamo dell’Alleanza Atlantica, che fino ad ora ha stabilizzato la politica estera del pianeta, e del processo di integrazione europea, che ha assicurato la pace ed il progresso nel continente dove, non dimentichiamolo mai, sono nate le due ultime sanguinose guerre mondiali. Ora anche la Nato sta perdendo quell’appeal che ha sempre avuto perché la sua stabilità era garantita dalla presenza preponderante degli Stati Uniti.

L’ondivaga politica estera di Trump infatti sembra concedere qualcosa di più all’isolazionismo americano ( del resto che cosa vuole dire in ultima analisi quell’appellarsi all” America first” del nuovo presidente Usa) indebolendo ogni volta l’Europa per cercare di coltivare individualmente rapporti bilaterali con i singoli paesi europei fino a consigliare a Teresa May di far causa a Bruxelles e di valutare la Brexit come una grande opportunità o di considerare la Germania come una nemica. Anche l’incerta politica nei confronti della Russia di Putin perseguita dal nuovo governo americano lascia molte perplessità e diffonde numerose incertezze. Il recente incontro tra Trump e Putin ne è la riprova. L’aver negato da parte del presidente americano che ci siano state interferenze russe nelle ultime elezioni americane sconfessando così la  sua Fbi, giunta come si sa a conclusioni opposte, e l’improvvisa marcia indietro dello stesso Trump, una volta rientrato in America, che ha dovuto smentirsi e confermare fiducia nei suoi servizi segreti, non fa che accrescere il dubbio se attribuire il tutto al dilettantismo del nuovo presidente Usa o ad una sua ben calcolata strategia per gettare nello scompiglio l’opinione pubblica mondiale e quindi avvalorare la tesi del bilateralismo della nuova politica americana a spese di quel multilateralismo, che fino ad ora è stato la stella polare dell’occidente ed ha assicurato intensi dialoghi tra le nazioni e pace duratura in molti angoli del pianeta. Se mettiamo insieme tutto questo con la nuova politica dei dazi commerciali di Trump ,che certo non facilita la creazione di rapporti distensivi tra  paesi, non si può non constatare che questa nuova politica americana ondivaga ed incerta sta dando notevoli spazi alla intraprendenza economica della Cina, sempre più decisa a farsi valere come grande potenza in tutti i campi, ed a quella neoimperialista di Putin, che sta perseguendo con accanimento il sogno di una nuova grande Russia. E così questioni come la Crimea e l’Ucraina tornano nel dimenticatoio e cresce l’allarme nei paesi baltici e dell’ex Europa dell’est, che conoscono bene che cosa significa l’imperialismo russo. Ma di fronte a tutto questo che cosa sta avvenendo in Italia? Il governo Salvini-Di Maio non solo sembra non preoccuparsene ma sta facendo di tutto perché questo quadro di incertezze cresca. Le continue picconate di Salvini nei confronti dell’Europa, la sua dichiarata preferenza di vicinanza con i paesi del gruppo di Visegrad, che ribalta le tradizionali alleanze dell’Italia nei confronti della Francia e della Germania, le simpatie dimostrate ogni volta nei confronti della Russia di Putin, annunciando anche di porre il veto in sede europea nei confronti di un allungamento delle sanzioni nei confronti della Russia, non fanno che avvalorare l’idea di un cambiamento epocale rispetto alle tradizionali alleanze del nostro paese, che fino ad ora hanno avuto punti fermi ed imprescindibili nella Nato e nell’Europa. Se accanto alle posizioni di Salvini mettiamo quelle neosovraniste di Di Maio, che senza alcuna seria valutazione ha già detto di no all’accordo Ceta tra Europa e Canada, riproponendo implicitamente politiche commerciali di dazi e chiusure contro ogni seria valutazione sulla necessità di cercare di guidare e regolare la globalizzazione ma non certo di negarla, che è oltre tutto impossibile, il rischio di far trovare il nostro paese nei prossimi anni come una navicella in un mare in tempesta è del tutto credibile. In politica estera fino ad ora, anche in presenza  delle divisioni e fratture ideologiche del passato – si pensi all’accettazione dell’ombrello della Nato da parte di Enrico Berlinguer-, il nostro paese aveva mostrato di perseguire una sola linea, quella della continuità delle politiche a cui l’Italia, come altri paesi occidentali, ha fornito cospicui e validi contributi. Ora tutto questo patrimonio sembra non esistere più, rischia di essere dilapidato con poche battute estemporanee di questo o quell’altro leader politico per assecondare la rinascita di un antistorico nazionalismo, che tanti danni ha prodotto nel passato.

 

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