L’incognita del 4 marzo

di Pierluigi Castellani

“Tutto quanto c’è sotto il cielo è nel caos. La situazione è eccellente”, questa frase attribuita a Chou en-lai, il pragmatico leader cinese dell’era maoista, sembra descrivere bene, sia pure cinicamente, la situazione in cui si trova il confronto politico preelettorale italiano. Sembra infatti che nessuna coalizione possa raggiungere la maggioranza e che in ogni caso gli accordi preelettorali delle forze del centrodestra,date in vantaggio, non possano assicurare una stabilità di questa intesa dopo il 4 marzo. Nel centrosinistra la decisione di Leu di correre da soli senza accordi con il Pd e nel palese intento di indebolire questa forza, che pure ha diretto gli ultimi governi del paese, sembra assicurare il vantaggio alla coalizione di Berlusconi-Salvini-Meloni e qualche chance in più al M5stelle. Eppure qualche serena considerazione andrebbe comunque fatta per illuminare gli elettori.Il Pd, quando prima con Letta e Renzi, Gentiloni poi, ha assunto il governo del paese ha trovato l’Italia con un altissimo spread e quindi con alti tassi di interesse da pagare sul debito pubblico e con tutti i segni negativi a descrivere la situazione sociale ed economica del paese.

Il pil era in discesa e così pure l’occupazione e l’Italia si trovava sotto l’attento esame dell’Europa, che richiedeva urgentemente riforme. Ebbene questa sfida è stata accettata dal Pd ed ha riportato il paese a tutti gli indicatori positivi, sia in termini di pil che di occupazione, ed ha avviato un processo di riforme apprezzato da tutti gli osservatori internazionali oltre che dall’apparato produttivo del paese, che segna più produttività, più investimenti, più occupati sia a tempo determinato che indeterminato. Ed allora vale la pena di chiedersi che cosa alla fine non ha funzionato. Perchè l’Italia sembra andare verso la destra, che pure ha malgovernato il paese nel recente passato, e perché sente il fascino di un populismo di tipo qualunquista come quello dei 5Stelle? Si dirà che un po’ è tutta l’Europa che sta scivolando verso destra. E’ così in Austria, in Polonia, in Ungheria, in Olanda e così pure in Germania dove una Merckel ed un Spd ridimensionati stanno cercando un difficile accordo per far nascere  un nuovo governo. Lo è stato in modo in atteso anche in America con la vittoria Trump ed anche in Granbretagna con la vittoria della Brexit. Siamo cioè in una situazione in cui i sentimenti antieuropei si agganciano ad un populismo di destra, che sta cavalcando tutte le paure di questo nuovo secolo, terrorismo, immigrazione, aumento delle diseguaglianze, senza offrire valide ricette per sconfiggere queste paure. E c’è poi un nuovo aspetto che sembra non essere appieno compreso. La destra che sembra avanzare non è la destra classica con le sue ricette liberiste in economia, ma una destra nazionalista, in alcuni casi promettendo anche di aumentare la spesa sociale, e che vuole innalzare barriere, mettere dazi, pensando così di esorcizzare la globalizzazione anziché tentare di governarla. Questa destra sembra ancor più pericolosa perché con la scusa di voler rappresentare l’invocata vox populi assume tratti di pericolosa illiberalità dimenticando anche la lezione della storia come in Italia ove si notano pericolosi rigurgiti neofascisti. Una volta era la sinistra ad appellarsi al popolo, che rimaneva negletto in un sistema di democrazia di stampo formalistico e liberale. Ora invece questo richiamo al popolo è sempre più invocato da una destra, che spera di affrontare la complessità della situazione attuale con semplice parole d’ordine o slogan, che neppure scalfiscono la corteccia dei problemi di oggi. Anche in altre situazioni ciò avviene, si veda la Turchia di Erdogan e la Russia di Putin, ove il consenso popolare vantato da questi due leader rappresenta la giustificazione ,che essi si danno per il loro indubbio autoritarismo. Dov’è allora che la sinistra sta sbagliando in Europa come in America o in altre parti del mondo? C’è chi ha tentato di dare qualche risposta. Si legga l’illuminante saggio di Edward Luce “ Il tramonto del liberalismo occidentale” recentemente pubblicato da Einaudi. Luce ad un certo punto dice che “ la destra populista ha cominciato a farsi valere alle urne solo quando ha iniziato a occupare il ruolo della sinistra”. E’ in parte certamente vero se pensiamo all’abbandono in cui sono state lasciate certe periferie, ora in preda alla destra, prima rappresentate dalla sinistra che privilegiava la rappresentanza della classe operaia e comunque degli emarginati. E’ così avvenuto a Roma ove sta emergendo Casa Pound o nelle periferie di Parigi ora in mano a Marine Le Pen. C’è insomma il tema dell’emarginazione sociale e delle diseguaglianze che va ripreso appieno dalla sinistra, che nel tentare di governare la globalizzazione ed il fenomeno epocale dell’immigrazione ha rischiato di non accorgersi pienamente che c’erano altri emarginati ed esclusi, che vivono la doverosa attenzione ,che si deve dare a chi è in fuga dalla fame e dalla guerra, come una pericolosa concorrenza che oscurerebbe i loro problemi di lavoro e di esclusione sociale. Si dirà , e giustamente, che i governi a guida Pd non hanno dimenticato affatto questi temi dato che la spesa sociale è aumentata in questi ultimi anni ed il reddito di reinserimento e di inclusione, adottati recentemente ,ne sono la riprova. Ma in politica conta anche la percezione che si ha dei fenomeni al di là della loro reale consistenza. E però anche della percezione una forza di sinistra, che si rispetti, deve tener conto se non vuol lasciare spazio alle varie forme di populismo , che non hanno una vera cultura di governo capace di affrontare i nodi della complessità in cui stiamo vivendo.

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