Moniti all’Europa: una lettura sotto l’ombrellone

di Pierluigi Castellani

E’ tempo di ferie, anche per il Parlamento ed i politici, e questo periodo di solito va utlizzato oltre che per il sacrosanto riposo anche per dedicarsi alla lettura di qualche buon libro che aiuti a leggere il presente ed a guardare con più consapevolezzza al futuro. Uno di questi libri è senz’altro la ristampa negli oscar Mondadori, con prefazione di Giorgio Napolitano, dei saggi sull’Europa di Thomas Mann. Sono scritti che Mann dedicò ad avvertire i suoi connazionali e l’Europa del disastro incombente che minacciava il continente doppo l’avvento del nazionalismo in Germania. Si dirà,ma che c’entrano questi scritti con la situazione attuale ? Nulla, se non si vuole pensare a che cosa può condurre una politica, priva di cultura di respiro europeo, e tutta tesa ad affermare il principio sovranista di “prima il mio paese” .

Non c’è in questi saggi solo l’esplicita condanna del nazismo e del fascismo, della loro inevitabile assunzione della violenza come modus operandi. Non si limita a dire Mann che ” il fascismo esclude la pace, così come la pace esclude il fascismo”,nè a denunciare la miopia dei paesi democratici nei confronti di Hitler, che inizialmente non ebbero il coraggio di opporsi alla sua politica espansionistica, ma soprattutto cerca di spiegare come sia la cultura di stampo umanistico ed europeo il vero vaccino contro l’involuzione nazionalistica, perchè non ci può essere pace duratura senza una riscoperta della comune matrice di umanesimo cristiano di tutti i popoli europei. E c’è una forte denuncia del populismo ante litteram “Oggi ci si è convinti – scrive Mann- che è più importante e anche più facile dominare le masse, perfezionando sempre più l’arte grossolana di giocare sulla loro psicologia: dunque introducendo al posto dell’educazione la propaganda non senza l’intimo consenso delle masse”. La straordinaria lucidità e preveggenza dell’autore di ” Morte a Venezia” e di tanti altri capolavori lo porta ad avvertire anche il pericolo di un estraniamento dei popoli dalla politica. ” Non è forse vero – si chiede Mann- che l’uomo, il quale oggi – come forse si può sentir dire – dichiara ” Io di politica non mi occupo”,ci sembra alquanto insulso? Noi sentiamo la sua dichiarazione non solo come egoistica e straniata dal mondo, ma anche come uno stolto autoinganno, come una stupida inferiorità” perchè aggiunge “Il campo politico-sociale è riconosciuto come una parte inalienabile e incotestabile di tutto il mondo umano, come un lato del problema umano, del compito umano, che nessuno può trascurare senza venir meno in modo davvero deplorevole a quella stessa  concezione umana che egli vorrebbe contrapporre alla politica come elemento essenziale e decisivo”. E’ tutto in questo rivalutare una politica pienamente umana, che declini la democrazia come alternativa alla chiusura nazionalistica, che riscopra il dovere della cultura di alimentare ed orientare una visione universale dei destini di ogni nazione, il fervente monito che Thomas Mann rivolge all’Europa prima della catastrofe della guerra. “Achtung, Europa” , “Attenzione, Europa” sarà infatti intitolato un suo saggio pubblicato a Stoccolma nel 1938. Ed è ancora questo il monito che si ricava leggendo oggi queste pagine, perchè come scrive Giorgio Napolitano nella prefazione “in Germania e nell’intero periodo della Repubblica di Weimar, si è depositata un’esperienza storica da ricordare e da rimeditare anche nell’epoca attuale”.

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