Le Partecipate: un problema anche umbro

di Pierluigi Castellani

Il recente convegno su le aziende partecipate degli enti locali promosso dalla segreteria regionale del PD ha molto opportunamente messo in luce i problemi che anche l’Umbria si trova di fronte. Infatti la relazione dell’ex commissario Cottarelli per la spending rewue ha chiaramente detto che le 125 partecipate umbre dovranno ridursi a 15 se si vuole beneficiare dell’economie di scala ,se si vuole fare delle partecipate uno strumento che interviene là dove il privato non può o non vuole e se si vogliono erogare i servizi ai cittadini in modo efficiente ed efficace e cioè anche al minor costo possibile. I vari interventi, che hanno visto la presenza dei rappresentanti dei comuni di Pesaro e di Firenze e di un consulente economico di Palazzo Chigi, hanno messo in luce proprio questi aspetti, dedicando una particolare attenzione alle aziende strutturali, cioè quelle in house, che sono soprattutto servite agli enti locali per aggirare le regole del diritto amministrativo e delle norme di legge, che li riguardano.

Tutto questo a scapito di quella trasparenza, che sempre a gran voce viene invocata. Con ciò non si vogliono criminalizzare gli enti locali umbri, perché il quadro della nostra regione è sostanzialmente in linea con il dato nazionale, ma significa che anche l’Umbria deve prendere coscienza che la riorganizzazione delle partecipate riguarda un problema a cui l’Umbria non può sottrarsi. Naturalmente si è parlato anche delle partecipate dell’Ente Regione, che in questi ultimi tempi ha dato un’accelerazione al tema della riorganizzazione, anche se il PD per il prossimo appuntamento elettorale regionale dovrà presentarsi con accenti più decisamente riformisti se vorrà dare quel segno di rinnovamento e di innovazione che è stato promesso.

Rimane il problema non secondario della trasparenza. Che non riguarda soltanto la leggibilità dei bilanci con la conseguente chiara indicazione dell’ indebitamento, che a volte in essi si nasconde, come anche la Corte dei Conti ha richiamato, ma anche il proliferare di cariche amministrative che consegue all’eccessiva frammentazione delle partecipate. In questo modo si alimenta solo il ceto politico quando invece è di tutta evidenza oggi il problema del costo della politica.

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