Una settimana decisiva

di Pierluigi Castellani

La settimana che inizia oggi è davvero decisiva per il programma di riforme che governo e parlamento stanno affrontando. Lo dicono molti commentatori , lo dice il Presidente del Consiglio Renzi che scrive a tutti i senatori della maggioranza per sollecitarli alla compattezza ed all’unità. Si temono i voti segreti, si teme qualche imboscata parlamentare sempre pronta ad affondare ogni tentativo di riforma. Si dice anche che i cittadini non sono interessati alle riforme istituzionali, essendo giustamente più attenti all’andamento dell’economia, che ancora fa attendere la ripresa che frettolosamente era stata annunciata. Ma sbaglia chi non mette in relazione le due cose. Il superamento del bicameralismo, non è un vulnus alla democrazia come qualcuno vuol far credere, ma è un modo per rendere più moderno un paese come l’Italia, che stenta a vedere attuati i tanti progetti annunciati. Una democrazia, che discute ma non decide, non è democrazia. Il parlamento, che è il luogo della rappresentanza,deve dibattere i problemi ma poi, anche coraggiosamente, deve trovare  le soluzioni. Già Sturzo negli anni cinquanta denunciò il parlamentarismo come malattia del parlamento e fu inascoltato. Oggi c’è chi non si avvede di questo rischio e grida all’autoritarismo, ma evidentemente non sa di che cosa parla. Le riforme sono necessarie, lo si è detto e dibattuto da molti anni. Anche chi non voglia scomodare le bicamerali che hanno lavorato, per anni, a progetti di riforma, basta ricordare l’intenso lavoro che è stato fatto dai saggi di Napolitano e dalle commissioni nominate dal governo  Letta. Inoltre ci sono intere biblioteche che parlano del superamento del bicameralismo. Ed allora che altro bisogna attendere perché finalmente un parlamento si decida ad approvare la riforma del Senato e soprattutto che il Senato ed i senatori si convincano a superare e licenziare se stessi, anche se dalla prossima legislatura?  Ci vuole appunto la determinazione di un Presidente del Consiglio come Renzi e di un Presidente della Repubblica come Napolitano ,che ha legato proprio l’accettazione della sua rielezione alle riforme.

C’è poi da dire che gli italiani vogliono che finalmente si diano quelle risposte ai temi dell’economia e del lavoro che attendono. Le 80 euro sono state un inizio, ma non bastano, bisogna pensare ai pensionati ed agli incapienti che non hanno reddito. Occorre sbloccare le grandi opere per 45 miliardi e rifinanziarne alcune. C’è  la nuova legge elettorale,la giustizia, la scuola, il mercato del lavoro da riformare. Se non si è in grado di andare avanti con la riforma del Senato, come si farà ad affrontare tutto il resto ? Ed a quei critici che reclamano sempre  riforme migliori, più ben fatte, tanto per rallentarne l’iter, risponde oggi su Repubblica il prof. D’Alimonte, da politologo e non da costituzionalista sottolinea, che è meglio una riforma imperfetta che una riforma non fatta.

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