L’ Umbria, per ora, non teme la variante Delta mentre cresce la brasiliana identificata nel 37,5% dei casi

Quello che è certo che tutti i vaccini sono efficaci: dopo due dosi proteggono dai casi gravi e dai ricoveri. La variante Delta è molto più trasmissibile e sembra provocare più ricoveri, ma non mette in crisi l’efficacia dei vaccini. È questa la ragione per la quale il commissario Francesco Figliuolo continua a sollecitare le regioni ad accelerare i richiami a costo di uno slittamento delle somministrazioni delle prime dosi. L’ Umbria ha aderito a questa raccomandazione, così come Lazio, Puglia, Campania, Emilia Romagna e altre regioni. Lo stesso Figliuolo assicura che le consegne saranno sufficienti e che l’immunità collettiva sarà raggiunta a settembre. Uno sforzo in questo momento necessario in considerazione del fatto che un malato di Covid su cinque in Italia è stato contagiato dalla variante Delta che, a parere degli esperti, presto soppiantera’ tutte le altre forme per diventare dominante. C’è da dire che ad oggi l’ Umbria è meno a rischio del resto d’ Italia, la variante Delta non viene piu’ rilevata e la situazione sembra oggettivamente sotto controllo. L’ex variante indiana è invece in crescita in ben 16 regioni con prevalenza in Friuli Venezia Giulia  dove ha raggiunto addirittura il 70,6% dei nuovi casi Covid. Umbria, Molise, Trento e Valle d’Aosta sono le Regioni dove per il momento non viene rilevata. La situazione però deve essere monitorata con grande attenzione, sottolinea il presidente dell’ Istituto superiore di sanità  Silvio Brusaferro,   ed è fondamentale insistere con il tracciamento sistematico dei casi. Cosa non complicata oggi in quanto i casi positivi hanno una bassa incidenza. Per rendere possibile la mappatura dei positivi basta stare sotto i 50 casi ogni 100 mila abitanti e l’ Umbria è abbondantemente al di sotto di questa soglia. Resta comunque la certezza che la difesa più efficace è il vaccino. Secondo l’ultimo report del Ministero della salute la variante Delta è passata in circa un mese in Italia dall’ 1% al 22,7% di prevalenza, ma è ancora la variante Alfa (ex inglese) ad essere la più diffusa, sebbene destinata a passare in netta minoranza entro la fine di agosto. Chi è in crescita, rispetto al monitoraggio precedente, è  la variante Gamma (ex variante brasiliana) passata dal 7,3% all’11,8% e proprio in Umbria si registra la percentuale di diffusione più alta in Italia: 37,5%. La conferma di questo dato arriva dal cluster di Norcia, dove dal sequenziamento dei campioni fatto sui 43 positivi degli ultimi giorni è emerso che si tratta di casi di variante brasiliana  e non della temuta variante Delta. È inutile nascondersi: il futuro della pandemia dipende dai ceppi mutanti, dalla capacità di individuarli precocemente e soprattutto accertarsi che non indeboliscano i vaccini.