Regione, si apre il valzer dei direttori tra tagli e rischio retromarcia. Una matassa intricata

PERUGIA – Da qui a Natale saranno giorni cruciali per la presidente Tesei e la sua maggioranza. Una delle prime matasse da sbrogliare è quella della riorganizzazione della macchina amministrativa che presenta più di una insidia per la nuova giunta regionale che, dopo i tanti proclami, dovrà ora decidere su una delle più urgenti questioni. Del resto prima si decide e prima si potrà dare seguito a quelle scelte di cambiamento annunciate e sbandierate. Che Si tratti di un’urgenza non c’è alcun dubbio, anche perché la regione dell’Umbria ormai è con una burocrazia “azzoppata” visto che i principali dirigenti di questi anni sono in uscita verso la pensione. Dirigenti che si poteva più o meno apprezzare ma che, indiscutibilmente, sapevano far girare gli ingranaggi della macchina. Il rischio per la presidente Tesei è di ritrovarsi con un problema al giorno e con altri che incombono pesantemente su Palazzo Donini.

Sostiene un consigliere regionale di maggioranza: “Se si vuole veramente andare avanti bisogna fare in fretta, decidendo su alcune questioni, altrimenti non si va da nessuna parte”. L’assessore alla sanità Coletto, per ora distintosi per le sue assenze dall’Umbria e da Palazzo Cesaroni, non fa mistero che intende trasferire dal Veneto la nuova burocrazia che dovrà gestire la sanità. Dal Veneto il pluriassente Coletto sembra voler portare anche la sua segretaria particolare, considerando tale ruolo, se così fosse, importante per il destino del Broletto.

Per il resto, oltre alla riconferma dell’unico sopravvissuto Luigi Rossetti, si procederà con gli incarichi ad interim in attesa di sapere chi sarà della partita. Certo è che ci sono aree decisive per il futuro della Regione, per ora scoperte di un vero e proprio punto di riferimento, a cominciare dal bilancio (con l’uscita di Carloni e Antonelli) fino alla ricostruzione (con il pensionamento di Moretti, dopo quello di Tortoioli). Da non sottovalutare anche il venir meno di persone come Lucio Caporizzi e tutti coloro che in questi anni si sono occupati di programmazione europea come il direttore Ciro Becchetti, che da anni segue i rapporti con Bruxelles per l’agricoltura (Psr).

Il rischio, prevede un neo consigliere regionale dell’opposizione, è che non solo non ci sarà nessuna svolta ma se il buongiorno dal mattino, L’Umbria rischia di impantanarsi. Al pessimismo dell’opposizione per ora si contrappone la prudenza della maggioranza. Nei giorni scorsi la Tesei ha detto che procederà a tagliare molte figure dirigenziali, prevedendo un risparmio di spesa di tre milioni di euro. In Regione c’è chi fa notare che in realtà non ci sarà alcun risparmio perché si tratta di figure che da tempo non ci sono più e che al massimo sarà un’operazione di restilyng della pianta organica.

L’inquilina di Palazzo Donini una cosa sicuramente farà, quella di affidare ad un super tecnico il compito di spulciare il bilancio regionale per capire il vero stato di salute dei conti della Regione, ad iniziare dalla spinosa vicenda di Monteluce. Altra questione sulla quale si vorrà mettere gli occhi è quella dei costi sostenuti per i trasporti e di quanto e successo in questi anni a Umbria Mobilità con tutte le vicende che anche in queste ultime settimane sono venute alla luce dalle inchieste della Procura.

I nodi da sciogliere sono tanti, va ripetendo la presidente della Regione tra una mediazione e l’altra. Il tema sono i tempi: quanti direttori regionali (tre/quattro), quando farli entrare in vigore e come sceglierli (dentro o fuori dalla regione). Per non innestare la retromarcia e per superare un pericoloso ingorgo torna d’attualita la battuta del consigliere di maggioranza: “O sarà svolta vera, o non si andrà da nessuna parte”.

A Palazzo Cesaroni, invece, il neopresidente ha scelto la continuità confermando segretario generale Juri Rosi, accelerando nello stesso tempo la scelta del suo portavoce e staff.