Schiaffo dalle istituzioni, l’associazionismo umbro abbandonato: i casi di Spoleto sui disturbi alimentari e Terni sui malati di tiroide

Le risposte non arrivano e i servizi continuano a diminuire su tutto il territorio regionale. Disagi e malcontento mettono a rischio anche la rete dell’associazionismo che negli anni ha rappresentato la parte più bella di una Regione civile e solidale. Sempre di più in Umbria si avverte un forte senso di solitudine e abbandono che rischia di prendere il sopravvento e lasciare un vuoto pericoloso. Nelle ultime ore due associazioni importanti della nostra Regione hanno lanciato un appello disperato: “Per favore, ascoltatici”. Due associazioni di città importanti, Terni e Spoleto. Nel primo caso si tratta dell’associazione che da 12 anni si occupa di malati di tiroide, nel secondo dell’associazione che da anni si dedica ad aiutare coloro che soffrono di disturbi alimentari. Due realtà straordinarie che garantiscono servizi essenziali grazie all’azione e all’impegno di tanti volontari. Andiamo per ordine. L’associazione malati di tiroide (Aumat) di Terni, più di 300 soci, ha supportato negli ultimi dodici anni i malati del reparto di endocrinologia dell’ospedale Santa Maria, è stata al fianco delle famiglie e ha aiutato i pazienti in ogni occasione e modo. Ebbene, l’associazione è stata chiusa proprio in questi giorni: il patrimonio rimasto è stato donato e i fondi che restano in cassa saranno destinati a Flavia, la ragazza di 12 anni di Terni che combatte contro una malattia genetica rara. ” Non c’erano alternative – ha confessato al Corriere dell’Umbria con grande dolore il presidente, Alberto Bonifazi – ci sono stati cambiamenti in ospedale che hanno ridotto sotto il minimo il personale del reparto di endocrinologia. Abbiamo visto pazienti costretti a vivere l’incubo delle liste d’attesa e che si sono dovuti rivolgere altrove, moltissimi fuori regione”. Non va tanto meglio a Spoleto dove la presidente dell’associazione “Il Girasole”, Gabriella Orazi, si dispera per la soppressione del servizio che si occupava dei disturbi alimentari presso l’0spedale San Matteo degli Infermi. Gabriella e la sua vice Tilde sono andate in Regione a protestare, hanno incontrato il sindaco della città, ma i risultati sono stati deludenti: “Vedremo”. Eppure il telefono dell’associazione squilla in continuazione: ” Ci chiamano quasi tutti i giorni per chiederci a chi rivolgersi per riuscire a salvare la figlia o il figlio, tanti genitori disperati”. Gabriella Orazi e gli altri volontari dell’associazione sono angosciati e demoralizzati perché queste famiglie “hanno diritto” ad avere servizi essenziali “per salvare i propri figli”.