Congresso Pd, Bocci tra i giovani amministratori: “Ricostruiamo la comunità”

PERUGIA – Comunità è la parola d’ordine per un nuovo Pd che “esca in fretta dalla palude” e si metta in ascolto, tra le persone e sul territorio, per rappresentare un’alternativa credibile e trovare risposte all’altezza dei bisogni con cuore e coraggio. Ne sono convinti Gianpiero Bocci, in corsa per la segreteria regionale del Pd Umbria, e i giovani amministratori che oggi pomeriggio hanno risposto all’appello per un’iniziativa nella sede del Pd in via Bonazzi. “Ci avviciniamo a grandi passi all’appuntamento del 16 dicembre – ha detto il sindaco di Corciano Cristian Betti – quando celebreremo qualcosa di fondamentale per la vita del nostro partito. Il congresso dovrà, infatti, rappresentare una festa, la festa di chi ha la consapevolezza di vivere in una comunità in cui è fondamentale portare avanti la propria idea sapendo di poter condividere una visione dell’Umbria e del paese e mettere passione e competenze al servizio del partito e della cittadinanza.

Dopo il 16 dicembre ci sarà un 17 dicembre. E chiunque sarà il segretario, ogni amministratore dovrà essere portatore dei valori del Pd con sempre maggiore forza. Sindaci e amministratori rappresentano la credibilità del Pd in mezzo alle persone che abbiamo l’onore di amministrare e in noi le persone vedono i primi a cui rivolgere speranze e critiche. Il Pd non può fare a meno di queste forze. Ora abbiamo bisogno di riordinarci e di darci una  guida autorevole per  riportare l’attenzione su alcuni temi che in questi mesi e anni abbiamo sottovalutato e da cui non ci possiamo sottrarre. Dobbiamo essere anche molto chiari: non ci poniamo come quelli che parleranno male del competitor nel percorso congressuale, ringraziamo tutti per essersi messi a disposizione perchè tutti rappresentano una risorsa”. Per Federico Gori, sindaco di Montecchio, “è nobile è importante sollecitare un confronto con gli amministratori, un confronto su temi amministrativi e politici da cui nascono idee, proposte e sollecitazione ma attraverso il quale si crea anche la comunità. Su questo Gianpiero è sempre stato in prima linea e lui come noi ha iniziato il suo percorso da sindaco di un piccolo comune”. “Al Pd servono – ha aggiunto Gori – l’entusiasmo e la collaborazione dei giovani, che spesso, nelle comunità, non vengono più intercettati dalla politica. Troppe volte si è invocato il rinnovamento ma non gli si sono state date gambe. Sono convinto che uno dei mali del nostro secolo sia l’individualismo, ma qui oggi ci sono giovani che incarnano un ruolo politico e amministrativo e che sono a disposizione delle loro comunità”. Letizia Michelini, sindaco di Monte Santa Maria Tiberina, ha citato Minniti nel suo intervento, per ricordare come “la sinistra deve stare sui temi, pensare quali obiettivi raggiungere avendo ben presente le esigenze dei cittadini e poi cambiare, riformare per raggiungere quegli obiettivi ora non domani. Bocci è la persona che può indirizzare il partito in questa direzione. Il Pd deve riaccreditarsi nei confronti del cittadino e saper ccompagnare concretamente i giovani amministratori nel loro impegno sul territorio”. “L’esperienza di Bocci, unitamente all’intraprendenza e alla forza di giovani amministratori è quello che serve alla ricostruzione del Pd, che, non neghiamocelo, sta vivendo un momento di difficoltà. Ci aspettano sfide che bisogna affrontare al meglio. Servono capacità e volontà di sognare a occhi aperti insieme all’esperienza, caratteristiche fondamentali e che saranno vincenti” secondo Michela Mischianti,  amministratrice al Comune di Gualdo Tadino. “Siamo qui perché vogliamo vincere” ha fatto eco Massimiliano Presciutti, sindaco di Gualdo Tadino. “Questo Pd ha bisogno non di un arbitro ma di un centravanti che segni tanti goal. Diffido da chi si dichiara di essere coi giovani e poi è vecchio dentro. Gori e Betti hanno dimostrato come si affrontano le sfide in maniera innovativa, che significa essere di parte e avere il coraggio delle scelte. Abbiamo bisogno anche in Umbria di un centravanti, bisogna giocare la partita e all’attacco. Serve un lavoro serio, importante che parta dai territori altrimenti non risolveremo i problemi”. Bocci è, dunque, “il centravanti giusto, che sa unire lo spogliatoio, non lo divide”. Per Michele Bettarelli, assessore a Città di Castello, “il progetto politico che Gianpiero ci presenta è un progetto inclusivo, che non si muove rispetto ai posizionamenti nazionali. È importante non mettere il confronto congressuale sul piano dello scontro generazionale. In politica non vale l’anagrafe ma come si fa. L’impegno possiamo valutarlo sulle cose fatte e sulle risposte date ai cittadini. I fatti daranno ragione a chi non è al governo, il nostro compito è stare in mezzo all gente, spiegare le cose e dare risposte”. Esprime soddisfazione per gli “interventi e la discussione che sta dando dignità a questo luogo” la presidente del Consiglio regionale Donatella Porzi, che aggiunge: “Sono orgogliosa di questi amministratori che speondono ogni giorno nelle loro città coraggio, energie e competenza. Oggi dimostrano che in questa partita non c’è contrapposizione, non si vuole andare sulle persone, ma sui progetti e questo mi fa ben sperare”
Anche Gianpiero Bocci ha voluto ringraziare gli intervenuti, soprattutto “per il linguaggio”: “non avete sentito una parola contro. Segno che c’è una sintonia che si sta consolidando”. “Il 16 dicembre – ha voluto sottolineare – non ci sarà una battaglia ma una giornata di festa. La battaglia ci sarà a maggio del prossimo anno”. In questo “mi differenzio un po’ da qualche altro pensiero: il Pd è fatto da persone per bene, giovani in gamba e persone oneste. Lasciamolo dire a quelli della Lega e dei Cinquestelle, loro sono obbligati, non avendo argomentazioni, a tornare sul Pd essendo l’unico partito che può rappresentare un’alternativa a questa maggioranza di governo”. “Il 16 – dunque – è una giornata importante, perché il Pd dell’Umbria aveva bisogno di ritrovare entusiasmo e perchè deve uscire dalle poche stanze e dai pochi luoghi che ha per ritornare nelle piazze. Se vince Verini o se vince Bocci è la stessa cosa e chi vincerà conterà molto meno di quanto conterà, invece, il dato sulla partecipazione”. Qui, l’ex sottosegretario si sbilancia: “Sarebbe un successo se venissero più persone delle scorse primarie regionali”. “Il dato vero di questo congresso – continua – sarà l’appello del Pd a riscoprire la democrazia e la partecipazione e a dire che l’opposizione all’assurdità di questo governo non può essere lasciato alla spontaneità della piazza di Torino o di altre piazze. È bello vedere quelle piazze ma non lo è vedere i partiti subire e non essere capaci di interpretare quel sentimento. Questo ci deve far interrogare e riflettere. In Umbria la sinistra ha rappresentato il buon governo, ma la vera cifra che ha fatto la forza della sinistra è la partecipazione”. È chiaro che “se va in difficoltà la partecipazione va in difficoltà la democrazia”. Comunità è la parola d’ordine del cammino di Bocci verso la segreteria. “Dobbiamo ricostruire una comunità e una comunità si ricostruisce ridando fiducia alle persone. A volte c’è poca collaborazione e cooperazione tra persone che hanno responsabilità molto importanti. In questa comunità nessuno deve essere escluso. Io c’ero quando è nato il Pd e il Pd è nato per essere accogliente, se viene meno questo carattere viene meno la ragione sociale del Pd. Questo dobbiamo fare e dobbiamo farlo in fretta. Abbiamo perso voti e dietro i voti, che non si contano i percentuale ma in termini assoluti, ci sono le persone e se le persone non ci votano più dobbiamo avere l’umiltà di capire perchè”. E allora servono “unità, coesione e condizioni per costruire una nuova classe dirigente. Se sarò eletto il mio mandato non durerà troppo tempo, perché la mia sfida è dire che c’è nuova classe dirigente a cui affidare le sorti del partito, delle istituzioni, della regione. Dobbiamo – allora uscire in fretta dalla palude e dalla palude o si esce in fretta o non si esce più. C’è anche il tempo della chiarezza e del linguaggio della verità. Credo che questa regione, Perugia e le altre città al voto non meritano una classe dirigente come quella che vediamo tutti i giorni al governo del paese. Noi abbiamo delle responsabilità ben precise, in questo senso, nei confronti di una comunità. O il Pd è noi o se è io non arriva da nessuna parte. Se ci mettiamo insieme e il giorno dopo non c’è chi ha vinto e chi ha perso ci sono tutte le condizioni per stare sul pezzo e dove governiamo provare a governare meglio, dove non governiamo trovare strumenti per una sana e giusta opposizione. Il mio compito sarà quello di un lavoro molto collegiale, anche per una scelta di vita: se uno fa una cosa non è che la sua vita è soltanto quella cosa. Per questo dico che c’è bisogno di una comunità in cui ognuno fa la sua parte”. Il vice? “Non c’è nessun patto per il vice. La distribuzione dei pani e dei pesci è costretta a farla chi fa patti. Ci può essere anche più di un vice e lo stabiliremo insieme”.

 

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