Inchiesta mobilità, le società umbre prima della fusione erano in salute

PERUGIA – La Commissione d’inchiesta sulla gestione delle imprese della mobilità pubblica partecipate dalla Regione, presiedutAda Carla Casciari, nella riunione di ieri ha iniziato ad analizzare le relazioni di stima delle società Apm, Ssit, Atc e Fcu al momento della fusione della Società unica per la gestione del trasporto pubblico locale.

Il quadro fornito dai documenti patrimoniali e di bilancio delle varie società al 2008 non evidenzia quelle criticità che sarebbero poi emerse negli anni successivi, anche se va considerato che Apm aveva già avviato la sua attività sul trasporto pubblico di Roma tramite la società Tevere Scarl, per cui figuravano a bilancio crediti ad oggi inesigibili. Delle quattro società umbre poi confluite nell’azienda unica, solo la Ssit (Spoletina) evidenziava già in partenza prospettive di perdita economica.

In precedenza (l’8 febbraio scorso), la Commissione di inchiesta aveva ascoltato in audizione Vannio Brozzi, già Amministratore unico della Fcu nel periodo 2005-2010 ed ex consigliere regionale. Quella disegnata da Brozzi nel corso dell’incontro e su sollecitazione dei commissari presenti (Attilio
Solinas-Misto Mdp, Maria Grazia Carbonari-M5S, Marco Vinicio Guasticchi-PD) è la fisionomia di un’azienda che, nel periodo considerato (2005-2010) godeva di una buona salute sia dal punto di vista economico finanziario che gestionale.

La società, con capitale interamente versato di 100mila euro, poteva contare su un portafoglio-banche di 10milioni di euro, su un contributo annuo di oltre 1milione 700mila euro dalla Regione Umbria che Brozzi ha assicurato sempre impiegati per la manutenzione delle linee nel suo periodo di gestione.

Brozzi ha spiegato inoltre che il numero dei passeggeri nel 2008 era salito a 1milione 700mila da 1milione 320mila del 2005 e che il bilancio della società era stato riqualificato grazie ad interventi di razionalizzazione e riduzione dei costi. L’ex amministratore ha ricordato inoltre che nel 2010 la
Fcu poteva vantare crediti di varia natura per oltre 11milioni di euro. La Fcu aveva inoltre ampliato dal 2006 il proprio servizio diventando di carattere “nazionale” sulla tratta Terni-L’Aquila e Foligno-Terontola, apportando nuove entrate per circa 3,5milioni all’anno. La manutenzione delle
motrici era svolta in proprio, nell’officina di Umbertide che forniva opera anche per altre società di trasporto ferroviario. L’infrastruttura ferroviaria era completamente elettrificata, salvo il tratto Ponte San Giovanni-Perugia/S.Anna, e dotata di sistema di controllo da terra centralizzato.

L’ex amministratore ha parlato infine di forte squilibrio e disallineamento tra il trasporto su ferro e quella su gomma da parte di Umbria Mobilità che ha causato una marginalizzazione della Fcu.

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