Omc Foligno, i lavoratori preoccupati per il futuro dell’impianto

FOLIGNO – C’è grande preoccupazione tra i lavoratori per il futuro della Omc Trenitalia Foligno e il motivo, lo hanno spiegato venerdì 12 aprile i sindacati riuniti davanti ai cancelli delle officine, si può individuare sostanzialmente in due criticità: mancanza di personale e di investimenti. E queste sono anche le ragioni che hanno spinto la Rsu 77 e le segreterie regionali umbre di Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti ad aprire le procedure di raffreddamento e a chiedere pubblicamente maggiore chiarezza alle dirigenze locali e nazionali dell’impianto folignate. Innanzitutto, su quello che viene ritenuto il principale problema, il livello occupazionale. “Rispetto alle 1.500 persone che lavoravano qua negli anni Novanta – ha spiegato il segretario regionale di Uiltrasporti Umbria Sergio Lombardi –, sono impiegate oggi appena 380 unità, di cui 290 dirette e 90 indirette. Un impianto come questo non può sopravvivere con questa forza lavoro. Oltretutto, con le possibilità di pensionamento emerse per il 2019 avremo una ulteriore fuoriuscita di circa 20 persone e illustrando il problema all’azienda ci siamo sentiti rispondere che le nuove assunzioni previste sono una e massimo due. Non è possibile sostenere un turnover come questo”. “Questi sono problemi – ha aggiunto Michele Coccia della Rsu 77 – che il sindacato denunciava già 15 anni fa e che ora stiamo pagando. Questa era una industria modello per l’intero comprensorio ma oggi siamo al minimo storico di lavoratori. Senza personale qui non si fa nulla. Temiamo un grande ridimensionamento e a me, che sono 36 anni che lavoro dentro quest’azienda, piange il cuore a vedere andare in malora una così importante realtà industriale della città”.

L’altro aspetto che mette in allarme le maestranze della Omc è quello legato “alla storica mancanza di investimenti”, come ha sottolineato lo stesso Coccia. “Questi – ha ammesso il rappresentante della rsu – sono impianti vecchi sui cui è necessario investire, altrimenti c’è il rischio che cadano a pezzi. Abbiamo messo in evidenza questi aspetti su più di un tavolo, anche politico, ma nulla è cambiato”. Le sigle sindacali, in particolare, chiedono che le officine folignati vadano adeguate con la costruzione di nuovi binari dove svolgere le lavorazioni, passando dagli attuali circa 30 metri di binari a 150 metri. “Siamo, inoltre, a conoscenza – ha aggiunto Lombardi – di una patologica mancanza di materiale per le operazioni di manutenzione e ciò porta ad affidare a ditte esterne lavorazioni di fondamentale importanza dell’impianto”. “Le lavorazioni in appalto dalla Omc stanno terminando – ha ricordato Antonio Guidi della Fit-Cisl appalti – e sembra che non siano compensate da altre. A questo si aggiunga che ci sono ditte che hanno presentato offerte con un ribasso di oltre il 40 per cento. Tutto questo comporterà meno ore di lavoro con conseguenti problemi sociali”.

Rispetto ai fondi stanziati dall’azienda per garantire l’autonomia energetica dell’impianto, misura apprezzata anche dal sindacato, una domanda si pone Lombardi: “L’indipendenza energetica a che serve se non supportata da investimenti in personale e lavorazione? Non vorrei che ciò sia fatto in un’ottica di dismissione per creare, quindi, una base di maggior profitto per una futura vendita”.

In tutto ciò, il 18 aprile le rappresentanze nazionali dei sindacati di categoria incontreranno i vertici dell’azienda per cercare di avere risposte ai loro quesiti e ai loro timori. “Non vorremmo mai – ha concluso Lombardi – provocare disagi ai lavoratori, che già ne hanno tanti, ma senza risultati saremmo costretti allo ‘scontro’”.

 

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