Rapporto AlmaLaurea 2024, UniPg: aumentano gli studenti provenienti dall’estero e da fuori regione

Un quadro generale decisamente positivo per l’Università degli Studi di Perugia quello che emerge dal rapporto 2024 del Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea, che fotografa le performance formative di circa 300mila laureati del 2023 e la condizione occupazionale di 660mila laureati di 78 Atenei italiani, contattati rispettivamente a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo.

Di seguito, i dati salienti che emergono dal rapporto AlmaLaurea 2024 per l’Università degli Studi di Perugia:

Aumentano di 0,5% punti percentuali i laureati stranieri (3.8%) e del 3,3% quelli provenienti da fuori regione, pari al 37.5%, che salgono al 40,8% tra i magistrali biennali, confermando il trend in crescita dello scorso anno. Stabile l’età media alla laurea (25,9), mentre il voto medio di laurea scende di 0,2 punti (105,2).

Si conferma il trend in crescita della percentuale di tirocini curriculari riconosciuti dal proprio corso di studi, cui ha avuto accesso Il 79,2% dei laureati Unipg 2023, contro il 77,7% dei laureati 2022 (+1.5%) e il 73,8% del 2021.

Aumenta la percentuale di chi ha compiuto un’esperienza all’estero riconosciuta dal corso di laurea, attestandosi al 7,0% dei laureati, contro il 6,1% dell’anno precedente (+0.9%), così come di chi ha svolto un’attività lavorativa durante gli studi universitari (65,5% contro il 63,2% del 2023, +2.3%).

Soddisfazione per l’esperienza universitaria: dopo l’aumento rispettivamente di +2,1% nel 2022 e +3,9% nel 2023 della soddisfazione per le aule universitarie registrato negli ultimi due anni, si registra un lieve calo dello 0.8% nel 2024, con un valore che si attesta al 77,2%. Ottima la soddisfazione nel rapporto con i docenti (all’88,3%) e la percezione della sostenibilità del carico di studio, ritenuta soddisfacente, in rapporto alla durata del corso, per l’82,4% degli studenti intervistati.

Nel complesso, ben il 90,3% dei laureati si dichiara soddisfatto dell’esperienza universitaria.

Sul fronte dell’occupazione, nello studio che ha coinvolto 7914 laureati UniPG, per i laureati triennali a un anno dalla laurea che hanno scelto di non proseguire il percorso universitario (32,5% del totale) aumenta il valore degli occupati al 76,9% (+0.6%), che mantiene i 6,5 punti percentuali di crescita registrati nel 2022 e mantenuti nel 2023.

Per questa categoria continua ad aumentare (+2.6%) il valore dei laureati UniPG che possono contare su un contratto a tempo indeterminato (36,7% del 2024 contro 34,1% del 2023 e 32,8% del 2022). Il 34,7% può contare su un contratto alle dipendenze a tempo determinato e il 8.9% svolge attività in proprio (come libero professionista, lavoratore in proprio, imprenditore, ecc.). Il lavoro part-time coinvolge invece il 22,4% degli occupati. In lieve calo (-0.8%) la percentuale di chi considera il titolo acquisito efficace o molto efficace per il lavoro svolto, che si attesta al 63,0%.

Tra i 1803 laureati di secondo livello contattati a un anno dalla laurea, dopo la netta crescita occupazionale registrata nel 2023 (+5.8%), l’occupazione si assesta al 74,9% nel 2024, valore corrispondente a quello registrato nel 2022. In forte crescita la percentuale di laureati magistrali che può contare su un lavoro a tempo indeterminato (da 15,7% del 2023 a 19,6% nel 2024, con un aumento del +3.9%). Cresce anche, dal 25,2% del 2023 al 27,8% del 2024 (+2.6%) il valore di chi può contare su un contratto alle dipendenze a tempo determinato, mentre il 12,1% lavora in proprio e il 17,0% ha un’occupazione part time.

Si conferma in crescita la percentuale di chi, a un anno dalla laurea, considera il titolo acquisito presso l’Università degli Studi di Perugia efficace o molto efficace per il lavoro che sta svolgendo, pari al 72,4% degli occupati, (+0.8% nel 2024 e +5,5% nel 2023). Un dato superiore del 2,9% rispetto alla media nazionale, che si attesta al 69,5%.

A cinque anni dalla laurea, stabile l’occupazione rispetto ai valori registrati nel 2023, pari all’89,8%. Di questi, in crescita la percentuale di chi può contare su un contratto a tempo indeterminato (+1.7%), che si attesta al 43,2%. Pari al 16,5% quelli a tempo determinato, 17,0% in proprio e 7,5% part time.

Per quanto riguarda le retribuzioni mensili nette, si registra una crescita da 1282 euro a 1346 euro per i laureati triennali che non proseguono gli studi universitari, così come un significativo aumento di quelle relative ai laureati magistrali a 1 e a 5 anni dal conseguimento del titolo, che passano, rispettivamente, da 1310 a 1367 euro mensili e da 1626 euro a 1701 euro mensili (dato, quest’ultimo, che nonostante l’incremento continua a rimanere lievemente sotto la media nazionale, essendo influenzato in maniera particolare dalle condizioni di sviluppo economico del territorio).

Complessivamente, si legge nel rapporto, il 78.8% dei laureati magistrali dello Studium perugino a 5 anni dalla laurea considera il titolo acquisito molto efficace o efficace per trovare lavoro, un dato nettamente superiore alla soddisfazione italiana mediache si attesta al 75.7% e che conferma la crescita rispetto ai dati del 2022 e del 2023.

Allo stesso modo, il 67,9% degli intervistati, dichiara di utilizzare in misura elevata, nel proprio lavoro, le competenze acquisite all’Università degli Studi di Perugia, +2,1% rispetto ai valori del 2023 (65,8%) confermando il trend, ancora più consistente, registrato nel 2022 (+8.9%).

Nel complesso, l’Università degli Studi di Perugia si colloca al di sopra del dato medio del Paese sia nella percentuale di occupazione a 5 anni dalla laurea (89,8% contro 88,2%) che nell’efficacia del titolo nel lavoro (72,4% contro il 69,5% del Paese a 1 anno dalla laurea e 78,8% contro 75,7% a 5 anni).

(Fonte dati: AlmaLaurea)