Ricostruzione post sisma, a Fabrica si parla del caso Umbria

PERUGIA – Ricostruire gli edifici com’erano? Dov’erano? Per superare l’impasse prodotto dall’ansia sul post sisma c’è anche una terza via: quella di riedificare un edificio “dov’era, ma non com’era, con ciò che c’era”. Così il caso Umbria approda a Fabrica, il prestigioso centro di ricerca sulla comunicazione ideato, a Treviso, da Oliviero Toscani e realizzato su progetto di Tadao Ando in cui, recuperando l’approccio rinascimentale, s’impara facendo. A portarlo sotto i riflettori dell’aula magna di quel complesso che annualmente accoglie una selezionatissima rappresentanza internazionale di talenti curiosi, irrequieti, ambiziosi e generosi che sperimentano la comunicazione contemporanea attraverso una costante contaminazione tra diverse discipline, quali la fotografia, la videoarte, la grafica, il design, la moda, la scrittura, la musica e la performance, è il professor Paolo Belardi,presidente del corso di laurea in Design dell’Università di Perugia. Il docente terrà una conferenza il 28 gennaio all’interno del programma culturale “Fabrica Circus 2019”. Un appuntamento che fa seguito a quella dell’economista Carlo Cottarelli, precedendo quella della designer Patricia Urquiola. Belardi presenterà gli esiti della ricerca “Artquake”: un progetto di ricerca sviluppato nell’ambito dello studio Hoflab e volto aripensare maieuticamente le tre invarianti del paesaggio post-sismico: le opere provvisionali, i ruderi e le macerie. In particolare, proporrà una terza via per la ricostruzione delle aree del cratere umbro, presentando il progetto della chiesa delle Macerie a Norcia: un piccolo edificiochiesastico minimalista, ricostruito appunto “dov’era, ma non com’era, con ciò che c’era” ovvero con le macerie dell’ex Chiesa della Madonna di Cascia assemblate in guisa di “manto celeste” di una nuova costruzione antisismica in legno. Così come è proprio dell’arte giapponese del “kintsugi”, laddove i frammenti di una ceramica infranta, pur nella loro estrema povertà, vengono ricomposti ed eletti a opera d’arte mediante un intervento di doratura che evidenzia, invece di nascondere, la trama delle fratture. Traghettando oltre l’emergenza i ricordi delle vecchie generazioni e le speranze delle nuove generazioni. Perché – questa la tesi sostenuta da Belardi nel suo ultimo libro edito da ABA Press e titolato eloquentemente “Macerie prime” – “dopo un terremoto, non bisogna limitarsi a ricostruire luoghi, ma bisogna anche e forse soprattutto ricostruire identità”.

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