Solidarietà, c’è anche un po’ di Umbria a Sanremo…

PERUGIA – C’è stato spazio anche per l’Umbria all’edizione del Festival di Sanremo conclusasi sabato scorso. L’associazione no profit Iacact, da sempre in prima linea in fatto di iniziative di solidarietà, e la scuola “Cavour-Marconi- Pascal” sono stati selezionati con il progetto “diversaMODAmente” a partecipare a “Guardami Oltre. Sanremo per il Sociale”, la rassegna di progetti artistici realizzati da categorie sociali fragili e d’iniziative culturali rivolte al sociale. Va opportunamente ricordato che lo scopo di questi ultimi non sono certamente di lucro, ma di sostegno a coloro i quali si occupano delle categorie di persone fragili o comunque meno fortunate. I risultati sono stati assolutamente importanti visto che è la prima volta che la nostra regione prende parte ad una manifestazione di carattere nazionale.

Nello specifico ospiti presso la “casa Siae”, la struttura presente al centro della piazza della città ligure,  sono stati  Daniele Mariani, presidente IACACT, Antonella Piccotti, docente e referente del progetto, e le 2 studentesse vincitrici del concorso “diversaMODAmente” Marika Battistini e Samantha Bottigli. Nell’ottobre del 2017 nasce il progetto “I Valori dello Sport”, sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e patrocinato dal CONI e CIP regionale, dall’Università degli Studi di Perugia e dall’Università per Stranieri di Perugia. L’obiettivo è quello di richiamare alla coscienza sociale ed ambientale attraverso l’impatto che lo sport ed i suoi valori hanno sulla comunità. All’interno del progetto è nata l’iniziativa congiunta “diversaMODAmente”, che si pone come fine quello di promuovere lo sport per tutti, anche e soprattutto socialmente consapevole. Nello specifico sono stati coinvolti i corsi di moda e di grafica della scuola per un totale di oltre 50 alunni, a cui è stato chiesto, dopo una serie di incontri, di realizzare rispettivamente un bozzetto di un logo per le divise sportive degli allievi dei campionati paralimpici o un bozzetto di una “divisa” sportiva (tuta, body, …) per allievi di campionati paralimpici. Sotto il coordinamento delle Prof.ssa Piccotti e della Prof.ssa Federici, i bozzetti sono stati realizzati da singoli studenti o in gruppo, a mano libera o al computer, riproducendo atleti disabili o normodotati durante un gesto sportivo o riproducendo simboli degli sport paralimpici.

Marika Battistini, a margine della cerimonia di premiazione che ha visto come protagoniste le due vincitrici, ha così commentato: “E’ stato entusiasmante potermi confrontare con una realtà tutta nuova, piena di luci e gremita in ogni angolo. Salire su di un palco e poter esporre il mio lavoro è stato emozionante e divertente”. Va aggiunto infatti che Guardami oltre è stata un’occasione per i protagonisti dei progetti artistici di potersi raccontare, di condividere l’esperienza artistica tra senso e valore di sé, di valicare il muro della solitudine e del silenzio, di affermare il diritto alla diversità in quanto bellezza e pari opportunità. In questo senso Samanta Bottigli aggiunge: “Sono stata felice perché era la prima volta che vedevo Sanremo dal vivo ed essere lì è stata una piacevole scoperta soprattutto perché mi ha dato l’opportunità di confrontarmi con nuove realtà che si impegnano quotidianamente nelle tematiche del volontariato e dell’inclusione sociale”. Oltre alle celebrità presenti in prima fila come il maestro Beppe Vessicchio, tante associazioni presenti che hanno applaudito ed hanno seguito interessate l’iniziativa umbra: “io mi sono divertita – ha dichiarato Antonella Piccotti- sono stata insieme a dei compagni di viaggio molto gradevoli e sono sempre più convinta della validità di queste iniziative per i nostri giovani. Se dai loro fiducia e li incoraggi ottieni dei risultati sorprendenti”.

L’evento è stata anche un’occasione di confronto tra associazioni provenienti dalle più disparate parti d’Italia, ad esempio Roma, Milano e Napoli. Diversi i temi del dibattito:  infanzia a rischio, anoressia e bulimia, ristorazione solidale, droghe ed AIDS. Daniele Mariani ha così concluso: “Questa esperienza ha dimostrato come, indipendentemente dalle nostre sfide personali o professionali, differenze o limiti, facciamo tutti parte di una stessa squadra che si chiama umanità”.

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