Terni, dibattito sul rilancio del territorio: “Tutta la società in campo”

TERNI – Un rilancio del territorio è possibile, ma solo puntando sullo sviluppo sostenibile e se il territorio stesso saprà fare comunità. All’hotel Michelangelo, si è dibattuto sul tema “Scegliere il futuro“, in una tavola rotonda organizzata dal Centro studi Ezio Vanoni. Sviluppo sostenibile e innovazione, come condizione di base per ripensare il futuro, anche per un rilancio del territorio ternano. Condizione di base, però, è quella di fare comunità, di condividere gli obiettivi e di avere una sinergia con la componente politica. Una politica che, però, viene sollecitata a fare la sua parte.

Enrico Giovannini, ex ministro del Governo Letta ed autore del libro“Utopia sostenibile”: “L’attuale modello, è insostenibile. Non riesce più a produrre benessere per tutti. Negli ultimi quarant’anni abbiamo fatto moltissime cose. Eppure, nonostante questo, siamo sulla via dello schianto. E la gente, lo capisce“. Parlando dell’esperienza dell’Asvis(Alleanza per lo sviluppo sostenibile, di cui è cofondatore e portavoce) ha spigato: “Ho lanciato questa alleanza, poiché ritengo che ogni paese debba fare la sua parte. Si deve puntare su nuovi investimenti per l’ambiente e su nuove infrastrutture. Abbiamo chiesto a tutti i partiti di sottoscrivere il patto in dieci punti, tra i quali l’introduzione nella Costituzione dello sviluppo sostenibile. Avevamo proposto anche di cambiare il Cipe in comitato interministeriale per lo sviluppo sostenibile. Ma in Parlamento, sebbene vi fosse anche l’appoggio di membri del Governo, la cosa non passò. Non voglio entrare nelle scelte del passato, ma serve che da ora in poi le scelte siano coerenti con un altro paradigma e che ci si impegni a correggere gli errori fatti. Per calare questi concetti in una realtà locale, non possono essere che i ternani, a metterci il loro impegno e a fare comunità per questo obiettivo“.

Cristina Montesi, docente di politica economica dell’Università degli studi di Perugia, ha spiegato come muoversi, proprio per fare comunità: “Alla comunità, bisogna tornarci. Da essa, può scaturire la sostenibilità. Comunità, intesa non come quella vissuta in passato che soverchi e schiacci l’individuo. Intesa, invece, come quella che è l’etimologia originale del termine: una relazione di dono reciproco tra chi ne fa parte. Le comunità vanno costruire dal basso, a partire da bisogni e problemi. Su questo, si può prendere spunto anche da concrete esperienze locali e di quartiere, come gli orti sociali e la scuola per i beni comuni. Sono esempi di comunità nel vero senso“. Accanto a questo, però, serve anche una comunità simbolica, che abbracci un’idea di sviluppo condivisa, dalla città ma anche dalle forze politiche. “Anche per il rilancio di Terni, serve un spirito di unione, così come serva una sinergia tra cittadini e politica, tra cittadini e partiti, in modo che i primi partecipino e i secondi non antepongano i loro interessi al resto. Siamo in un momento in cui un partito, da solo, non può farcela. La sostenibilità è possibile in un territorio sostenibile. Si punti sulla smart city, sulla sharing economy, sull’innovazione tecnologica, sull’industria 4.0“.

Renata Micheli, coordinatrice delCentro studi Vanoni, parla della situazione del territorio ternano, ma lancia un preciso invito al territorio e alla politica: “Terni, in questa fase della storia, è arrivata al limite del cerchio dello sviluppo possibile e del pensare il tempo come una categoria dell’immediato. Questo vale soprattutto per la classe politica. Ma c’è anche una società civile che arriva in ritardo, come la politica. Qui, non si tratta tanto di pensare un nuovo paradigma di sviluppo, né quello di dire, in politica, di mettersi tutti insieme e volersi bene. Significa, invece, che ognuno deve assumersi la responsabilità per compiere il proprio dovere. Il dovere di ognuno di noi è quello di incalzare la classe politica. Bisogna prima di tutto rimettere insieme i pezzi della coscienza civile, davanti alla quale la politica deve assumersi le proprie responsabilità. Terni deve ripartire da qui. Non bisogna, però, lasciare la politica da sola. Poi, certo, dovranno venire fuori i programmi, le strategie e la nuova immaginazione di futuro. Il Centro studi Vanoni è a disposizione di questa elaborazione. Siamo pronti a confrontarci con tutti, senza preclusioni. Noi ci eravamo già messi a disposizione della Regione, per un progetto per fare di Terni una città di ricerca sul manifatturiero, invece sono tre anni che incalziamo e non si combina niente. Terni deve uscire dal buco nel quale si è rintanata. Non vorrei assistere a una situazione in cui le imprese del territorio arrivino a fare una corsa ai finanziamenti senza pensare ad innovare“.

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