Pierotti rieletto segretario: “Faremo grandi cose”. L’intervista

PERUGIA – Diego Pierotti, classe 1990, è stato confermato alla guida della segreteria provinciale dei Giovani democratici di Perugia. Ad incoronarlo un congresso combattuto sul filo, che lo ha visto prevalere sulla sfidante Vanessa Stufera, battuta per 24 a 22.

Pierotti, si aspettava la rielezione?

Mi aspettavo la rielezione perchè in questi anni ho lavorato molto. Il team costituitosi ad inizio mandato congressuale ha saputo, assieme alle mie indicazioni e  secondo le linee guida politiche impostate da me, strutturare mese per mese una programmazione politica puntuale sulle necessità dei territori nella federazione e contemporaneamente ha saputo valorizzare gli elementi di qualità presenti, sottolineandone le caratteristiche con potenzialità di crescita, ma al contempo intervenendo per rivitalizzare le zone sofferenti o se necessario decretandone la chiusura nei casi di fallimento degli interventi di sostegno e accompagnamento. Il nostro compito è stato quello di costruire una rete capillare di giovani democratici che nella mappatura geografica federale è stata in grado di radicarsi incisivamente all’ insegna dell’autonomia e dello spirito di servizio per l’ organizzazione giovanile politica. Ci siamo impegnati a porre in evidenza temi di rilievo nazionale ma che avessero un legame contingente con i nostri territori locali e abbiamo costruito la vera “Generazione Democratica”, di under 25 iscritti ai giovani democratici e al partito democratico, che sono il nostro presente e certamente saranno il nostro futuro, Certamente ci sono stati dei momenti in cui abbiamo temuto la sconfitta, ma non per una mancanza di nostre capacità, ma a causa di ingerenze correntizie riprovevoli per una organizzazione come la nostra che si professa autonoma.

Da cosa sarà caratterizzato il secondo mandato?

Il mio secondo mandato sarà all’ insegna della valorizzazione di quanto di buono è stato fatto e soprattutto sarà indirizzato alla crescita di un nuovo team che sappia non solo formarsi e radicarsi costruttivamente nella capillarità territoriale, ma che sappia dar vita a una coscienza politica di chiari ideali riscontrabili, non ancorati a preconcetti di strutture usurate di partito. Ci si dovrà ispirare ad una coscienza politica che dovrà essere critica e stimolante e soprattutto puntuale nella individuazione di situazioni che sono oggetto del nostro interesse associativo. Il mio secondo mandato sarà e dovrà essere non un mandato di crescita prevalentemente personale e un percorso collegiale e soprattutto formativo. Se il primo percorso congressuale è stato quello della semina, il secondo non potrà essere che quello della raccolta dei frutti. Credo che potremo e saremo in grado di fare grandi cose. Ci sono moltissimi giovani, adolescenti e di giovane maturità pronti ad impegnarsi e pronti a partecipare senza subire condizionamenti della politica “grigia”.

La sua vittoria congressuale può essere considerato un segnale contro quelle che ha chiamato “ingerenze di correnti strutturate”?

La mia vittoria è sicuramente un segnale contro le “ingerenze” delle correnti strutturate che si sono così adoperate in questi giorni per impedire una mia riconferma. E’ indubbio che con la mia riconferma, la federazione provinciale di Perugia ha optato per la pluralità di pensiero all’ interno dei Giovani Democratici, ha scelto l’ autonomia e la libertà di percorso e ha sottratto alla visione di molti il pensiero che l’organizzazione giovanile del partito democratico fosse completo appannaggio di una sola impostazione partitica e di una sola visione politica in ambito democratico. Questa vittoria è doppiamente rilevante perchè frutto di un concreto lavoro di squadra fra giovani, che hanno saputo mettere da parte eventuali sensibilità politiche difformi e hanno saputo unirsi nel raggiungimento di un obiettivo chiaro, quello di riforma della giovanile. Questa vittoria non è una vittoria personale è un successo che va dedicato a tutti i miei collaboratori, in particolare a tutti coloro che non hanno ceduto alle pressioni.

Cosa deve essere la Giovanile del partito?

La giovanile nel partito non può essere una mera appendice delle strutture di partito. L’ amarezza che ho vissuto in queste settimane, che è frutto di una mia attenta valutazione “storico-politica” maturata è causata da una raggiunta consapevolezza. Questa consapevolezza riguarda il fatto che i Giovani Democratici non vengono ritenuti utili o necessari o elemento di investimento dalle strutture di partito, talvolta vengono visti come un elemento di ingombro o un spazio da occupare. E’ stato lampante ma anche avvilente il risveglio degli amministratori sotto i nostri momenti congressuali, un risveglio vergognoso che ha dimostrato l’ interesse dei democratici big al nostro spazio di lavoro solo nella dimensione della logica occupazionale e del piazzamento di bandierine di colore. Senza fraintendere il mio intervento, non intendo sostenere che le categorie dette sopra debbano sempre e continuamente intromettersi nelle nostre dinamiche, ma sostengo al contrario che non debbano mai farlo, a maggior ragione durante gli spazi di tempo congressuali. L’ unica collaborazione e vicinanza che la giovanile necessita dalle strutture di partito e dagli amministratori è quella sui temi, sulle iniziative, sulle proposte e sui percorsi formativi. I Giovani Democratici hanno molto da dare e possono essere propulsori del cambiamento anche nel Partito Democratico, Certo, se c’è la possibilità di veicolarlo.

Qual è l’importanza dei giovani nella politica?

Ho sempre ritenuto che la buona politica non è quella sostenuta dai giovani anagraficamente, ma quella portata avanti all’ insegna dei “giovani progetti”. Ossia ho sempre sostenuto che l’attività politica e la qualità della classe dirigente politica non possa fossilizzarsi o limitarsi pregiudizialmente a un discorso d’età così come il rinnovamento e il progresso non possano essere forzatamente collegati ai giovani a tutti i costi. E’ però vero che i giovani in politica, non in quanto tali, ma in virtù di una visione del mondo moderna, specialmente politicamente hanno una importanza molto chiara e molto rilevante. Il punto però non è tanto sviluppare la riflessione secondo la coordinata del “cosa fanno i giovani in politica” o “quanto sono incisivi i giovani in politica”. Piuttosto il punto di osservazione dovrebbe essere l’ inverso. Ossia “come può fare la politica ad essere oggetto di interesse per i giovani e cosa può fare la politica per chiedere un impegno serio in politica ai giovani”. Dovremmo interrogarci su come il Partito Democratico sappia non solo essere mezzo di apertura verso i giovani, e tramite i Giovani Democratici, strutturare una palestra effettiva ed efficace per essi all’ ingresso nel mondo politico, ma al contempo dovremmo cercare di avvicinare gli stessi al nostro mondo non solo nell’ ottica dell’ utilizzo delle giovani generazioni, il cui impegno talvolta è comodo alle strutture, ma nella possibilità di saperli valorizzare e di sfruttare il loro punto di vista per innovare la pratica della politica oltre che i contenuti.

Si va verso un importante turno di amministrative. Che ruolo avranno i giovani? Devono scendere in campo?

Devo riconoscere che in Umbria i giovani democratici hanno sempre dimostrato di essere competitivi e di essere in grado di mettere in campo candidature buone e risultate vincenti. Questo lavoro ha poi consentito di costruire un tessuto forte di giovani amministratori che sono sicuro potranno ottenere il meglio dal futuro e dal loro impegno. Siamo una risorsa senza ombra di dubbio. Spetta anche al Partito Democratico accorgersene e valorizzarci. Altrimenti ci faremo sentire, come avremmo fatto ugualmente, e saremo propulsori della spinta di cambiamento e proposta che proprio le elezioni amministrative richiedono nell’ottica del servizio ai cittadini e nell’ ottica del miglioramento delle nostre comunità.

Qual è il suo pensiero sulla crisi della giunta regionale?

Per quanto riguarda la crisi politica della giunta regionale, non credo sia un tema che io possa trattare nel dettaglio o approfonditamente. Sicuramente però posso affermare con chiarezza che certi comportamenti arroganti di una classe dirigente che si ritiene autosufficiente e che ritiene al contempo di detenere le chiavi del “giusto percorso” e magari del rinnovamento non aiutano un percorso politico e amministrativo di vera innovazione e non aiutano a tenere unito l’insieme delle qualità che il partito democratico può e sa esprimere e ha saputo in tutti questi anni in una storia amministrativa regionale certamente positiva. Avendo subito gli stessi comportamenti di arroganza, di supponenza, di superbia e di ingerenza nei nostri spazi congressuali dalla stessa componente che pare aver causato la crisi politica attuale a seguito di scelte monopolistiche e pregne di concentrazione del potere e controtendenza nel percorso di rinnovamento, sicuramente posso capire perché si sia arrivati alla frattura. Sono sicuro però, per il bene di tutti e del buon andamento di governo e per gli umbri, che tutto possa finire per il meglio.

 

 

 

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