Aste&rischi. La città al cubo, la notte dei licei, Bettona

NOSTRADAMUS di Maurizio Terzetti / Nella chiesa di Fuksas, a Foligno, i fedeli si intirizziscono e sono costretti a cercare riparo in ambienti di canonica ospitalità. Non è questo il solo lamento che l’altissimo spazio della chiesa a forma di cubo ha raccolto negli anni della sua storia recente: ricordano tutti il caldo asfissiante d’estate, l’acustica peggiore di quella di un garage o di un’officina automobilistica, una luce tozza che schiaccia a terra ogni desiderio di celeste elevazione.
Allora rifletto: passiamo sopra alla solenne bruttezza del manufatto, purché la funzione dello spazio – il suo essere e dover essere chiesa – sia minimamente garantita, anche se con un concetto di luogo sacro del tutto ormai in disaccordo con gli esempi meravigliosi dei quali Foligno e l’Umbria sono colmi.
Se la Chiesa di Fuksas, oltre a essere una provocazione per la fede, non è fatta neppure per essere chiesa, cioè per ospitare il normale svolgimento delle funzioni sacre, a cosa serve?
Serve, penso, a essere qualcosa di simile a un cubo, a un volume per un domani religiosamente indifferente, a essere, forse, lo spazio che altre religioni troveranno congeniale. E intanto nel muto dialogo che questa chiesa intrattiene con l’altro macroscopico volume folignate che è il Ciac – anch’esso parallelepipedo spaziale indifferente alla fede nell’arte e luogo votato alle più sorprendenti icone della bellezza che sarà – Foligno si ritrova ad essere, forse senza nemmeno volerlo, una città al cubo, moltiplica cioè il suo valore in un conto matematico delle forme che costruisce letteralmente il futuro in cui abiteremo, chi vorrà pregherà, chi vorrà gusterà l’arte. Peccato, però, che per l’oggi non ci rimane niente, nemmeno un luogo moderno in cui ritirarsi a pregare in santa comunità.

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Non so con quale programma, ma anche il liceo classico Federico Frezzi della città di Foligno parteciperà, il prossimo venerdì 15 gennaio, alla Notte nazionale dei licei classici. Tolta dalla inevitabile coda sarcastico-spettrale (è notte e buio sui licei classici, da molto tempo ormai!), l’iniziativa potrebbe, anzi, portare un maggiore avvicinamento tra una città, i suoi problemi, i suoi luoghi e l’aulicità mai sconsacrata di cui si nutre un classico studente di un liceo classico.
Già, quella aulicità che è sparita ormai per sempre dai luoghi folignati che pure portano al cubo le quotazioni spirituali della città di domani: la chiesa di Fuksas e il Ciac.
Il 15 gennaio prossimo, il Liceo classico Frezzi sarà aperto eccezionalmente dalle cinque del pomeriggio fino alla mezzanotte: perché non farci una capatina – qualunque sia il programma degli eventi pensati da studenti e insegnanti – per provare a vedere se almeno in quel tempio laico della religiosità e del pensiero mitico è rimasto qualche accento di universale e, buona scuola permettendo, non fa freddo come nella chiesa di Fuksas?

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E, dato che sono andato a finire sul sacro e che proprio oggi tutte le feste volano via, mi ricordo che proprio l’altro ieri chiedevo a Babbo Natale di avere qualche riguardo per la conservazione in carica, oltre che in salute, di tutti i Sindaci dell’Umbria almeno da oggi fino al prossimo Natale, intendendo i primi cittadini oggi al lavoro e quelli che usciranno dalla bagarre elettorale della prossima primavera.
Purtroppo, Babbo Natale sembra non avermi dato granché ascolto: il Sindaco di Bettona, infatti, termina in questi giorni la sua corsa amministrativa e la “roccaforte etrusca alla sinistra del Tevere” che è Bettona andrà a scegliersi un nuovo lucumone, risultando servita fino ad allora da un degnissimo commissario prefettizio.
Rinnovo, perciò, con particolare vigore la mia richiesta a Babbo Natale finché sono in tempo, dato che oggi se ne va e per un anno non lo vedremo più:
“Dacci, per favore, amministrazioni comunali adeguate al loro ruolo, che non è fare tutto, pretendere di saper fare tutto, ma sapere di non poter fare tutto, a tutto vantaggio dei cittadini che hanno dato i loro voti. Fa’ che un Comune sia, semplicemente, una comunità locale, con i suoi bisogni e le sue risorse, e non il campo di battaglia di palesi, vecchie ideologie e di nascosti interessi personali. Fa’ che la Regione promuova tutto ciò che i 94 Comuni da soli non possono e non potranno mai fare. Fa’ che i Sindaci e le loro giunte non siano continuamente ricattabili dalle manovre di maggioranza dei partiti spezzettarli nelle loro conventicole, tanto a destra quanto a sinistra, per ricordare Bettona, del corso del fiume Tevere in Umbria. Grazie”.

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