DIS…CORSIVO. GRAECIA CAPTA

NOSTRADAMUS di Maurizio Terzetti / La resa dei conti fra la Grecia e l’Europa oppone tradizioni e civiltà spesso inconciliabili e inquieta ognuno di noi perché visceralmente, tanto al nord quanto al sud dell’Europa, sentiamo le ragioni, oggi tanto radicalizzate, che sono alla base dello scontro in atto. Non sono i rimborsi, i sacrifici, le austerità o i lassismi del debito pubblico a far trovare su schieramenti opposti la Grecia e la Germania.

Sono più idee di Europa a scontrarsi, popoli che sentono tutta l'eredità delle culture che hanno alle spalle, condizioni geografiche e di mentalità che fanno ancora i conti con le possibilità, anche economiche, che sono in grado di assicurare alla gente che ci vive.
Come si può unificare il modo di produrre e di esportare in Grecia e in Germania? Come può il lavoratore greco assumere i ritmi produttivi di un suo compagno tedesco? E come può una famiglia tedesca non pensare al sud dell'Europa esclusivamente come meta delle proprie vacanze estive?
Tutto ciò, beninteso, al netto delle migrazioni interne al continente che oggi sono meno vistose e preponderanti solo perché ben altri fenomeni migratori squassano e sconvolgono, dall'Italia in su, la regione europea.
Noi italiani siamo europei del sud, non siamo più da tempo il centro dell'Europa. Cosi, istintivamente, Tsipras a parte, ci viene di stare con i greci, per una specie di fratellanza mediterranea che ha più di una ragione d'ispirazione e qualche buon motivo di convalida. Poi, creditori a parte della Grecia che siamo, perseguiamo da tempo una politica molto legalitaria verso Bruxelles, abbiamo conosciuto una sorta di troika made in Italy e oggi dovremmo sentirci tranquilli rispetto al terremoto greco per via di alcune riforme fondamentali che abbiamo fatto nel pubblico e nel privato.
Qualcosa in più, però, di lungo periodo, verso la Grecia potremmo farlo, anziché lasciarci infatuare dalla prestanza del leader di sinistra che ha distrutto, tra l'altro, l'immagine del suo dirimpettaio pugliese Vendola.
Potremmo ricordarci, ad esempio, che proprio i nostri progenitori romani conquistarono la Grecia a partire dal 146 avanti Cristo, mettendo fine a una civiltà e a un’organizzazione della vita democratica che ancora oggi ci fanno sgranare gli occhi di meraviglia e di compiacimento, sentimenti estranei ai popoli del nord dell'Europa.
Era talmente forte l'impressione prodotta dalla civiltà e dalle arti greche sui conquistatori romani che Quinto Orazio Flacco poté scrivere la celebre frase "Graecia capta ferum victorem cepit et artes intulit agresti Latio", cioé "La Grecia, conquistata dai Romani, conquistò il selvaggio vincitore e portò le arti nel Lazio agreste".
La civiltà romana divenne meno rozza al cospetto di quella greca, grazie anche a un'opera di spoliazione del patrimonio artistico dei greci di dimensioni epocali.
Però, i Romani portarono il giure, rimisero in sesto uno Stato, fecero della Grecia e della Macedonia loro province lasciando anche margini di manovra ai poteri locali.
Potranno mai i popoli del nord Europa infierire sul popolo greco peggio di quanto hanno fatto i Romani, che concessero almeno di essere cresciuti in civiltà grazie proprio al popolo che avevano sconfitto? Tutto è ormai diverso da allora, ma quelle poche continuità che, come italiani ci legano all'eredità del Mediterraneo potranno farci tenere, in prospettiva, una posizione di equilibrio dinamico tra i vari popoli, del nord e del sud, che cercano di convivere nella casa europea?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.