DIS…CORSIVO. UNA PILLOLA DI BENESSERE

NOSTRADAMUS di Maurizio Terzetti / A Terni, se entrate in una farmacia, vi può capitare di avere come interlocutore non un altro paziente altrettanto annoiato e sconsolato, in fila per il suo turno, ma, bene inserito nell’atmosfera medica, un infermiere, che può trasformarsi in un provvidenziale consulente per alcuni tipi di analisi, per fare la più tradizionale delle iniezioni, per orientarvi nel dedalo delle prenotazioni o per medicare la ferita che non si saprebbe, sul momento, dove andare a curare. È la “Federazione Nazionale dei Collegi Infermieri Professionali, Assistenti Sanitari e Vigilatrici d’Infanzia” che si è messa in moto per un progetto pilota di non trascurabile significato sociale e ricaduta solidaristica. Un tempo, le farmacie di paese erano il punto di riferimento per i notabili del luogo, santoni di scienza e letteratura che si riunivano, specie nei lunghi pomeriggi d’inverno, per discutere di politica e di cultura, di esoterismo e di giornalismo.

Il fenomeno dell'assalto di massa alle farmacie non era ancora cominciato e in quei locali si entrava con tatto e circospezione, come in un tempio di divinità che, nel retrobottega, conservavano, vero o no che fosse, segreti antichissimi di misture e pozioni medicamentose.
Gli infermieri che da pochi giorni si incontrano nelle farmacie ternane sono anche questo: dignitosissimi dispensatori di salute in una società di massa, senza, però, l'aura sacrale dei vecchi aiutanti del farmacista; sono sganciati e autonomi dal gestore della farmacia, che, invece, ha sempre più l'aria di un manager anziché del medico amico e paternamente consigliere di dosi e frequenze d'assunzione dei rimedi per la salute.
Non che la farmacia di oggi sia per forza di cose un luogo freddo, quella sorta di supermarket in cui il medicamento è circondato da un'offerta indefinibile di oggetti per grandi e piccini che in qualche modo c'entrano con la salute. In molti casi è così, ma non vale la pena generalizzare. Molte farmacie storiche hanno ripristinato il loro arredamento otto-novecentesco, nelle più note, in ogni città, i conduttori s'impegnano veramente per dare continuità, attraverso il loro garbo, ai modi di fare dei loro antenati.
Gli infermieri del progetto pilota di Terni sono, in qualche modo, un anello lungo la catena di conservazione dell'immagine che le farmacie, coscientemente o meno, cercano mantenere unita.
Poiché la società è una continua trasmissione di esempi da un contesto produttivo all'altro, viene voglia di riflettere su quanto l'iniziativa messa in piedi in alcune farmacie ternane potrebbe essere imitata, replicata e adattata in altri luoghi d'incontro fra la domanda e l'offerta nei quali conveniamo un po' tutti in vari momenti della giornata.
Penso, ad esempio, a una figura simile a quella dell'infermiere amico dislocata lungo i corridoi dei Palazzi comunali e regionali, nelle sedi degli enti in cui si va per pagare un tributo, vicino alle aule nelle quali si amministra la giustizia. In tutti i luoghi, insomma, del nostro patire quotidiano e del nostro trovare sempre molesto fermarci un minuto di più oltre il dovuto. Come sarebbe bello, ad esempio, trovare, nei pressi di un'aula consiliare riunita per discutere una legge molto importante, una figura in grado di spiegarci cosa sta succedendo là dentro, che lingua parlano i consiglieri, quale futuro dobbiamo attenderci dalle loro votazioni! O, magari, essere avvicinati da un altro professionista della terapia morale che ci spieghi l'apparente illogicità della sentenza pronunciata nei nostri confronti, il motivo per il quale il tributo che dobbiamo pagare non è un mostro di illogicità ma un monumento di coerenza civile!
Prendersi cura della società è, per ognuno, un dovere. Essere curati dalla società è un piacere senza fine, è la consapevolezza che non siamo soli nella politica e nella giustizia, nell'amministrazione e nella sanità, ma che il nostro investimento soggettivo nella cura per gli altri, la nostra solidarietà ci ritorna indietro con un'attenzione e una diligenza in più.
Proviamo a pensare in quanti luoghi ancora della quotidianità vorremmo incontrare un angelo vestito da infermiere, che non deve medicarci nessuna ferita, ma solo far sbollire la nostra nevrosi, parlare alla nostra ansia, darci una pillola di benessere. Non farebbe bene, questa custodia angelica, anche alla politica e alla giustizia, all'amministrazione e alla sanità?

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