DUE O TRE PAROLE A PROPOSITO DI BUROCRAZIA

In questi tempi in cui si appalesa più forte l’esigenza di una rapida ripresa dell’economia si torna  incessantemente a parlare della burocrazia come il male assoluto da combattere ed estirpare. Del resto nella narrazione politica è costume lo scaricare su un’entità astratta, dai contorni non ben definiti come la burocrazia, i mali che diversamente non si riescono ad estirpare da un’azione di governo ed amministrativa farraginosa e lenta. Ma ogni volta che viene ripetuta questa accusa scatta in me, vecchio burocrate non più in attività da molti anni, un riflesso condizionato che mi conduce ad un’istintiva difesa di quelli che potrei ancora chiamare colleghi. Perché diciamola tutta, l’accusa indiscriminata alla burocrazia appare sempre più un ipocrita e comodo paravento per coprire falle e responsabilità che risiedono ben altrove. Dobbiamo innanzi tutto ricordare che il pubblico dirigente, il funzionario o il semplice impiegato di ogni amministrazione è costretto ad applicare leggi, regolamenti ed ordinanze non scritte da lui, che spesso sfiorano il barocchismo più sfrenato,  ed opera all’interno di una rete di controlli certamente non da lui costruita. Questa impalcatura di norme e di rimandi a norme spesso desuete colpisce i cittadini e li mortifica nelle loro giuste attese , ma fa dei burocrati le prime incolpevoli vittime. Mi sovviene a questo – mi si passi l’autocitazione – un mio consueto detto di fronte a qualche cittadino che non riusciva a comprendere la mia, per lui ottusa, ostinazione a non poterlo assecondare nelle sue attese. ” Io sono costretto – amavo ripetere – ad operare non con il buon senso ma con l’ordinanza”. Ma che dovrebbe dire oggi un pubblico funzionario quando si trova a dover applicare normative, spesso illeggibili per un cittadino di media cultura,  ed all’interno di procedure, che prevedono preventivi pareri ad una pluralità di soggetti controllori, che spesso vanno dalla Ragioneria Generale di Stato, alla Corte dei Conti, al Consiglio di Stato, alle più varie sovrintendenze, ed ora ( ultima aggiunta) all’ANAC, l’Autorità  Nazionale di Controllo sulla Corruzione, e quando a volte deve attendere, anche lungamente,  il  necessario riscontro ai pareri richiesti? E che dire del codice degli appalti, del rispetto delle normative europee in molte materie, e delle sospensive a più riprese elargite dai nostri Tribunali Amministrativi? Tutto questo ed altro si frappone ad una rapida ed efficiente azione amministrativa, certamente senza negare le colpe, anche corruttive, che si possono verificare  nel mondo della burocrazia, che, non dimentichiamolo, è solo un tassello della nostra multiforme e complessa società. Naturalmente non voglio invocare una pericolosa  totale deregulation. Intendo soltanto richiamare l’attenzione della politica alle proprie responsabilità ed a porre mano finalmente ad una vera riforma della pubblica amministrazione, che parta da una iniziale e semplice considerazione, si dia fiducia ai pubblici dipendenti, che lo Stato dovrebbe selezionare rigorosamente come prevede la nostra Costituzione. Ed in secondo luogo ad adottare provvedimenti di serio snellimento dell’azione amministrativa. Penso, ad esempio, ed è solo un esempio. a costringere i TAR a deliberare subito nel merito anziché nascondersi dietro la diffusa e facile consuetudine delle ordinanze di sospensiva degli atti. E si potrebbe aggiungere, lo dico con cautela, anche una revisione del reato di abuso d’ufficio, che spesso paralizza il dirigente fattosi timoroso di incappare involontariamente nelle lungaggini della nostra giustizia penale. Insomma prima di scagliarci tutti contro questa entità astratta che chiamiamo burocrazia, dovremmo essere consapevoli della necessità di una seria riforma di tutti i meccanismi che presidiano e rallentano il nostro sistema paese. Né si può rispondere troppo facilmente richiamando l’esempio della ricostruzione del ponte Morandi perché in questo caso il sindaco-commissario di Genova si è avvalso di una legge eccezionale, che ha superato tutte le normative nazionali ed europee. Cosa che certamente non può essere invocata nell’azione quotidiana della pubblica amministrazione. Anche se il successo di Genova deve rimanere come monito e sprone per chi ha la responsabilità ultima delle sorti dell’Italia.

Il burocrate