FINE DEL GIUSTIZIALISMO?

di Anchise

La vicenda che ha recentemente coinvolto il ministro della giustizia Alfonso Bonafede evoca almeno un paio tra i più noti calembour : “chi di spada ferisce di spada perisce” e ” un moralista troverà sempre chi è più moralista di lui ” e così via. E’ infatti difficile dimenticare che l’on. Bonafede, uno tra gli avanguardisti del M5Stelle, qualche anno fa’ avanzò l’ipotesi che un politico lambito in qualche modo dal sospetto dovrebbe comunque farsi da parte. Nessuno, credo, con un po’ di sale in zucca può credere veramente che il ministro Bonafede per le nomine di sua competenza abbia subito  condizionamenti dalla mafia, ma è certo che l’esponente grillino è decisamente incappato in quella palude ove tra ammiccamenti e sussurri si seminano sospetti e si diffondono mezze notizie tanto per alimentare il chiacchiericcio mediatico a cui da tempo siamo abituati. A questo punto è pensabile che lo stesso giudice Di Matteo, che in diretta televisiva ha chiamato in causa il ministro Bonafede, non creda fino in fondo che la sua mancata nomina a capo della DAP sia dovuta alla minaccia di qualche mafioso, ma allora perché ha dato fuoco alle polveri in occasione di una trasmissione in diretta sulla 7? E perché sempre in diretta il ministro della giustizia ha voluto smentirlo? Insomma un bel pasticcio, che difficilmente potrà essere archiviato con il passaggio parlamentare, che ha visto bocciare le due mozioni di sfiducia individuale presentate dalle opposizioni. Resta il fatto che un’icona dei 5Stelle, come il giudice Di Matteo,  si è trovato in conflitto proprio con uno dei leader del movimento, restano tutti i problemi della giustizia ancora irrisolti, resta soprattutto il nodo, non sciolto, della durata dei processi, e resta una forza politica di maggioranza, i 5Stelle, divisa al proprio interno senza una leadership riconosciuta, che via via avanzando nella pratica di governo deve constatare il dissolversi di molte delle illusorie proposte, che per anni sono state il bagaglio di invettive e di promesse con cui ha movimentato la politica del nostro paese. E poi c’è la questione del giustizialismo, che ha sempre opposto i 5Stelle alle altre forze politiche più garantiste. Il giustizialismo è stato, e per la verità non solo per i 5Stelle, un’arma per alimentare la lotta politica in pieno dispregio dei principi della nostra Costituzione. Quanti politici coinvolti in vicende giudiziarie hanno visto , purtroppo dopo anni,  dissolversi ogni accusa con l’archiviazione o con il proscioglimento pieno a seguito della celebrazione dei processi? Sono veramente tanti e ci sarebbe anche da meditare non solo sulla lentezza della nostra giustizia ma anche sul grado di civiltà, che in queste occasioni, si è costretti a registrare quando l’uso disinvolto  di queste notizie viene dato in pasto all’opinione pubblica. Ora anche il ministro Bonafede ha potuto sperimentare sulla sua persona che cosa può accadere in simili casi. Ne trarrà le giuste conclusioni o continuerà ad innalzare la bandiera del giustizialismo?