LEVANTE. Considerazioni del mattino CASA UMBRIA?

di Maurizio Terzetti
I monaci benedettini di Norcia hanno trovato un rifugio temporaneo nel birrificio del monastero, unica struttura rimasta agibile della loro comunità. Nella stessa zona, immediatamente dopo il sisma del 24 agosto, il gestore di un gran bel bad ha dovuto chiudere una struttura che fino ad allora aveva lavorato alla grande. Ad Assisi è stata messa in piedi una pacata strategia per rettificare nel mondo le false notizie sullo stato calamitoso della città accodatesi alla comunicazione sul terremoto di Accumoli, Amatrice e Arquata. Claudio Ricci, principale esponente dell’opposizione in Regione, vuole che la Giunta attivi “un piano di marketing turistico d’emergenza per comunicare che l’Umbria è tutta pienamente fruibile”.
Un po’ ovunque, nel turismo umbro, si lamentano danni sostanziali all’immagine del comparto in luogo di quelli materiali fatti dal sisma, dolorosi, gravi e senza vittime, ma non generalizzati, a fronte anche di una tenuta di fondo del patrimonio abitativo privato, di quello pubblico e dei beni culturali imputabile alla qualità degli interventi strutturali fatti dopo i due eventi sismici del 1979 e del 1997.
Allora mi chiedo: se in Umbria siamo stati tanto virtuosi sul piano della messa in sicurezza del nostro patrimonio, perché non lo siamo – o non lo siamo stati – allo stesso livello sul piano rassicurante dell’immagine con cui presentare la visita degli ospiti, che vacilla subito un po’ al primo colpo sismico assestato al comparto turistico da un evento avvenuto sulle porte di casa della Valnerina?
Si parla molto di Casa Italia per lanciare il modello di risposta autenticamente nazionale alla distruzione portata dal terremoto nell’alta Sabina e nell’ascolano.
Dov’è, allora, la Casa Umbria nelle posizioni che variamente si vedono prendere, città per città, a difesa e a tutela dei numeri turistici di ogni singola comunità locale, verrebbe di dire municipale? Di nuovo municipalismi? Di nuovo campanilismi?
Se Casa Umbria dev’essere, allora perché non ammettere che le porte turistiche dell’abitazione, in Valnerina, sono quelle che stanno subendo il maggiore danno e che dunque tutto l’edificio umbro deve attivarsi per riparare quelle porte affinché si diffondano sicurezza e protezione per tutta la Casa e i turisti non interrompano il loro benefico flusso verso di essa?
La conquista del mercato turistico, su scala mondiale, dev’essere certo una lotta al coltello e c’è sicuramente chi può trarre interessi dall’approfittare della tragedia che, marginalmente, ha investito anche l’Umbria per cercare di dirottare su altre mete, specie dell’Italia centrale attualmente priva di terremoti, le rotte dei torpedoni turistici.
Ma questo non basta, serve solo a impostare, in Umbria, una strategia di difesa di interessi parziali, cittadini e forse forse municipalistici.
Un turismo basato sul concetto di Casa Umbria, invece, non dovrebbe presentare tutto l’edificio, quello sano e quello acciaccato, e stimolare, prendendo il terremoto sempre possibile in contropiede, la visita diffusa, in veri e propri pacchetti, dell’abitazione, formando, forse per la prima volta, quegli itinerari veri, capaci di mettere insieme, sulla base di percorsi storicamente suddivisi, la grande e la piccola Umbria?
Viaggiando per tutta la Casa Umbria, muovendosi il più possibile col passo lento di un turismo d’altri tempi, non si diventa forse meno preda del terribile mostro sismico? Mangiare e dormire? Soluzioni in grado di far dormire sonni tranquilli agli ospiti anche con la minaccia del sisma? Beh, qui proprio non me ne intendo, ma credo proprio che qui cominci il lavoro del marketing turistico. Ciò che lo precede è la cultura, la grande cultura del passato e quella con cui noi oggi cerchiamo di raccontare un passato che ci vive fra le mani e davanti agli occhi in ogni istante della giornata, bella o meno bella che sia.

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