LEVANTE. Considerazioni del mattino FESTIVAL, FESTIVAL…

di Maurizio Terzetti
L’Umbria festivaliera è così tanto grande che si fatica a far coincidere l’enorme numero delle manifestazioni “da festival” con i ristretti confini della regione. A scorrere l’elenco dei festival che si svolgono in Umbria durante l’anno, un conoscitore approssimativo nel territorio regionale sarebbe portato a immaginare – che so? – uno “State” americano. Invece siamo noi, con i nostri più o meno 900.000 abitanti, a produrre un numero di festival sul quale potremmo accapigliarci per distinguere la crema dal semolino ma ci troveremmo pur sempre di fronte a una quantità di eventi sproporzionata rispetto alla reale dimensione del “gioiello Umbria”.
“Non sai quanto fa bene all’immagine dell’Umbria un panorama festivaliero come quello che dipingono i siti accreditati del marketing turistico!” – sembra di sentirmi risuonare nelle orecchie. E poi: “Certo, bisogna saper distinguere, in un elenco, i festival veri e propri dalle rassegne di eventi, ma l’organizzazione degli spettacoli è dovunque ben messa e produce dinamismo nei piccoli e nei grandi centri”. E, per finire: “Con i nostri festival stiamo declinando ogni tipo di specializzazione spettacolare – musica, cinema, teatro, arti visive, cultura, cultura… – e di specialità enogastronomiche, non tralasciamo nessun aspetto artistico e se qualcuno o qualcosa resta ancora fuori da questo treno delle meraviglie, ci sarà modo e tempo per consigliare qualche città di inventarsi il festival capace di colmare la lacuna”.
Discorsi così, che ho ricostruito penso fedelmente, si fanno in Umbria, nel 2016, in maniera corrente e convinta. E rappresentano il trend dei prossimi anni, così come la parola festival, nella sua amplissima diffusione regionale, porta a compimento un trend avviatosi più o meno tre decenni fa, quando, ancora, di Festival, con la effe maiuscola, c’era, di fatto, solo il Festival dei Due Mondi e Umbria Jazz arrancava per trovare un suo spazio.
La tendenza attuale è il mantenimento degli standard di qualità raggiunti, nei grandi e nei piccoli centri, dai festival di oggi, con queste avvertenze critiche: la effe, da grande che era, va scritta in minuscolo per rispettare l’estesissimo numero degli eventi; se alcune manifestazioni nate nell’ultimo trentennio vogliono continuare a fregiarsi della maiuscola, finiranno per aprire un fronte di contenzioso che rischia di spaccare la falange unita dei festival umbri; in ogni caso, è stimabile che l’equilibrio, non solo culturale ma anche commerciale, fra i vari festival sia molto delicato e l’invenzione di altri eventi potrebbe andare a incrinare la vetrina di cristallo regionale.
E, critica delle critiche, a quando la visione di un Festival – o come si chiamerà di qui a qualche anno – di tutta la regione, che ci riporti alla dimensione con cui il Festival dei Due Mondi ha prodotto, senza municipalismi ai suoi tempi iniziali, la prima identità culturale dell’Umbria moderna?

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