Parole e parolacce. Il linguaggio della propaganda politica scivola ai più bassi livelli. E fra gli utenti ci son milioni di minori…

‘’La politica è lo specchio del Paese’. Oppure: ‘’Il Paese è l’immagine della propria politica’’.

‘’Frasi fatte’’ come queste entrano nel linguaggio comune e alla fine parecchie persone si convincono che siano autenticamente fondate.

Mah… Alla luce del micidiale dibattito referendario che da troppi mesi sta angustiando gli italiani , proviamo a domandarci quanto sia vero che il Paese ha i politici che si merita.

Specie negli ultimi giorni parecchie emittenti televisive stanno facendo, qua e là per la Penisola,, inchiestino tra i fautori del ‘’Si’’ e quelli del ‘No’’. Gli interpellati i animano e anche parecchio. E questo, a dir la verità, è un buon segno. Si animano, però non si insultano, né si scambiano parolacce i minacciosi moniti. Si direbbe che onorano la Democrazia.

Adesso, invece, affrontiamo una rapida panoramica sugli interventi pubblici (televisivi o no) di quelli che, a tutti i livelli istituzionali, rappresentano (o dovrebbero rappresentare) gli umori dei cittadini: sono, su ogni fronte, mitragliate di aggettivi e di sostantivi che ondeggiano tra il turpiloquio e l’affondamento nel lingaggio da trivio. E sono espressioni (diciamo ‘’colorite’’) che vanno in onda a tutte le ore del giorno e della notte. L’importante è insolentire gli avversari, ferirli verbalmente in modo grave. E’ chiara, in questo modo di porsi, la convinzione che l’insolenza o la parolaccia più parolaccia possano incidere in modo positivo sull’ascolto delle più variegate platee. Insomma parolaccia significherebbe conquista del consenso. Se fosse vero non sarebbe esaltante. Comunque decidano i massmediologi che hanno (o ritengono di avere) strumenti per capire l’effetto che fa. Tuttavia il discorso, se vogliamo affrontare un po’ di morale (non di facile moralismo) potrebbe essere inquadrato anche con un’altra ottica. Per esempio la composizione della platea degli utenti. Una platea indispensabilmente molto mista, costituita, cioè, anche da milioni di minori. Che nella loro crescita andrebbero tutelati anzitutto dagli adulti. Osservava qualche giorno fa un mio eccellente collega: ‘Fra pochi anni quali persone manderemo sulla scena (pubblica, ma anche privata) se giornalmente riempiamo le orecchie dei ragazzi di un linguaggio che implicitamente incita alla mancanza di rispetto? Non ci vuol molto- aggiunge il mio ottimo interlocutore- che l’Italia di domani la stiamo plasmando oggi’’. Conclude: ‘’Con quali esempi lo facciamo?’’.

Questo saggio collega (non ventenne, ma neppure Matusa…) conclude il forte rammarico con un’ulteriore riflessione: ‘’La legge ha istituito, da tempo, organismi di controllo che, anche per proteggere la crescita equilibrata dei giovanissimi, devono verificare le immagini e le parole delle emittenti. Verificare e, in caso di sgarri, sanzionare’’.

Domandina finale del sapiente pensatore: ‘’perché questi princìpi si enunciano e si proclamano, ma poi ci si dimentica, quasi regolarmente, di applicarli?’’.

Eh sì: basterebbe punirne dieci per bloccarne mille. In fondo i può fare propaganda elettorale anche senza straziare lo stile nei comportamenti.

RINGHIO

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