Politica e calcio: il tanto sbandierato concetto di ‘’equilibrio viene spesso ignorato. Dilagano saccentoni e profeti. E poi il ‘’fine’’ giustifica ogni ‘’mezzo’’.

‘’Equilibrio’’, una parola e un concetto, molto abusati da chi (anche per mestiere) parla di politica e di calcio. Abusati, eppure spesso non onorati. Ci vorrebbe, non c’è dubbio, l’opportuno equilibrio quando si pretende di discettare sulle questioni politiche e su quelle calcistiche. Ma spesso si constata che, in concreto, gli ‘’equilibrati’’ sono una razza in via di estinzione. Si parla e si scrive tanto per emettere dei suoni, senza ponderare, con la convinzione di essere depositari della verità e della infallibile palla di vetro.

In politica gli esempi di mancanza di equilibri sono molteplici: continuamente , da una parte e dall’altra, si azzardano giudizi e profezie che poi svaniscono nel giro di pochi giorni. Si mettono in scena frasi ad effetto e si trinciano verdetti senza impegnarsi ad approfondire la loro solidità.

Conta l’immediatezza della comunicazione, non la effettiva consistenza di ciò che si afferma.

Vale anche nel calcio, una materia che, in apparenza, sembra adatta a tutti, cioè a chi sa davvero e chi suppone di sapere. Prendiamo un solo esempio, fresco fresco: dopo due ‘’sviste’’ commesse in Nazionale e in campionato (contro l’Udinese) è esplosa la valanga dei ‘’becchini’’ di Gigi Buffon: ‘’E’ finito…troppo vecchio..ormai…’’.

La risposta è venuta dal campo di Lione: la Juventus è stata salvata solo da tre o quattro fenomenali parate del ‘’defunto’’.

Questo riferimento vale per illuminare le tante ‘’sparate’’ sulle vittorie e sulle sconfitte di questa o quella squadra. Si parla e si annuncia con illimitata supponenza.

E ci si erge perfino a giudici seri e disincantati.

Soffermiamoci un attimo sulla vicenda che ha contrapposto il goleador Mauro Icardi ai tifosi curvaioli dell’Inter. Il giocatore, ormai gonfio di autostima, s’è perfino messo a fare lo scrittore, insultando i più fieri supporter della maglia nerazzurra. Si è posto nella condizione di dover subìre una sanzione da parte della dirigenza interista. Che, invece, alla fine, gli ha solo tirato le orecchie (sanzione pecuniaria e modifica delle frasi incriminate). Sentenza abbastanza blanda. Perché? Perchè, fregandosene dei giusti ‘’equilibri’’, si è deciso che i gol del giovane argentino contano più dello storico decoro societario.

Il fine (i bramatissimi gol) vale al di là dell’etica, interna ed esterna. Lo stesso ragionamento (assurdo…) lo ha fatto una conosciuta firma dello sport italiano che, quando lo ‘’zingaro’’ Pellè, ignorando la mano del collega subentrante in partita, ha anche mandato platealmente al diavolo il CT azzurro, Ventura, ha commentato in nome e per conto delle esigenze di bottega. A chi osservava che un gesto cafone e destabilizzante come quello di Pellè meritava una seria replica sanzionatoria, ha replicato: ‘’Eh no…calma… c’è bisogno di quei gol…!’’.

Mah…per nostra fortuna Giampiero Ventura ha esperienza e saggezza per dimostrare a tutti (anche al supertifoso e sprovveduto cronista) che trascurare una platealità così inaccettabile vorrebbe dire che la dignità dei comportamenti non è richiesta a chi, ogni tanto, ha l’occasione di fare gol. E’ una questione del rispetto che si deve a tutta la squadra, a quelli che onorano le regole: l regole del gioco e della educazione sportiva.

RINGHIO

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