RASSEGNA STAMPA DEL CENTENARIO: 16 – 28 FEBBRAIO 1915

di Maurizio Terzetti / Carlo Schanzer era stato ministro delle poste e telegrafi con Giolitti capo del governo dal 1906 al 1909. Noto per essere “uno dei più fidi e devoti amici dell’on. Giolitti”, si lascia intervistare dalla “Tribuna”.

“L'unione liberale” riporta il testo dell'intervista nel numero di martedì 16 febbraio 1915 sotto il titolo “L'on. Schanzer nega i complotti antiministeriali”. Il punto centrale del testo di Schanzer è: “Io credo che quando si afferma una cosa con tanta sicurezza, come taluni affermano le pretese cospirazioni giolittiane, si abbia il dovere di provare o perlomeno di indurre gli elementi positivi in appoggio delle proprie osservazioni. È molto comodo inventare congiure ed intrighi per poter mettere i presunti cospiratori in una falsa luce, dinnanzi alla opinione pubblica, danneggiandoli ed offendendoli nella loro reputazione di uomini politici; è un gioco non bello, che contrasta stranamente con le invocazioni alla concordia nell'ora grave che il Paese attraversa”.

Riportato, per dovere di cronaca, il pensiero dei giolittiani, “L'unione liberale” torna, l'indomani, a infatuare l'opinione pubblica umbra delle posizioni apertamente governative. Dopo più di un mese di riposo, scrive Benedetti, la Camera riprende i suoi lavori in un clima che, riguardo alla guerra in atto, non contempla l'assunzione immediata di decisioni estreme, ma non ne vede lontano il momento: “Gli eserciti belligeranti sebbene non sieno mai venuti meno al loro compito di massacrarsi anche durante la stagione meno propizia alle azioni militari, tuttavia non hanno compiuto nulla di risolutivo” che possa interessare ancora direttamente l'Italia.

E, in questo quadro, ce n'è a sufficienza per “mettere in riga” i giolittiani: “I giolittiani non si muoveranno dal loro contegno inerte poiché non è questo il momento più opportuno per le misere manovre di corridoio. Ormai essi sono stati costretti a dichiarare che non si sognano affatto di molestare il gabinetto forse perché hanno visto quale coro di biasimi ha sollevato la semplice ipotesi che essi si accingevano alla scalata del potere”.

E ce n'è anche per l'Estrema Sinistra: “Il gruppo parlamentare socialista ufficiale risente troppo delle sensibilità politiche e non oserà iniziare alcuna azione a fondo contro il governo nel caso che esso adombrasse l'evenienza di uscire dalla neutralità per la tutela degli interessi nazionali”.

La “piazza”, infine, è poco temuta, ma, come spiega “Cimone” il 19 febbraio, con il carovita conseguente alla guerra in atto non c'è da scherzare. Pur senza esagerare nella “dipintura delle carestie” come fanno i socialisti, avverte l'articolista, i liberali sono chiamati a vigilare perché “nelle esagerazioni altrui si nasconde pur sempre un mezzo per mascherare propositi rivoluzionari e antinazionali”.

Il 22 febbraio, Romeo Gallenga, deputato umbro all'acme della sua carriera, veniva fatto leggere in regione riportando l'intervista da lui rilasciata al “Messaggero”. Anch'egli era molto perentorio: “E poiché non v'ha dubbio che ci troviamo di fronte al tremendo dilemma storico che chiude in sé la possibilità di condurre la Patria a maggiore grandezza o di avvilirla in una mortificazione irreparabile, la voce della Camera sarà di certo pienamente rispondente alle fortune d'Italia”.

Della guerra in atto colpisce molto l'importanza che assumono le ostilità portate con gli aeroplani: “Giornalmente il 'Taube' viene a librarsi sulle linee francesi, ed il 'Bleriot' sale a schiacciarlo; non di rado le mitragliatrici piazzate sui velivoli lanciano sull'aquilotto nemico la raffica rabbiosa del loro piombo e talvolta qualcuno dei grandi uccelli viene ad abbattersi pesantemente al suolo, ma non per questo si interrompe il cimento: altri salgono maestosi a sostituire il caduto”.

A leggere, oggi, i giornali di cento anni fa si scontano certi paradossi che non sappiamo quanto fossero tali anche alla coscienza dei nostri nonni. Colpisce, ad esempio, il profondo contrasto che c'è tra la descrizione della dieta giornaliera riservata ai soldati inglesi, ricca e variegata (20 febbraio), e la necessità, per le popolazioni italiane che ancora vivono in pace, di legiferare e disciplinare l'obbligatorietà del pane integrale (27 febbraio).

Questa dimensione minima, quasi privata, di un enorme fatto collettivo come la guerra che insanguina l'Europa, dà ragione a quanti, nell'opinione pubblica umbra, vogliono continuare a mantenere gli occhi ben aperti sulla situazione economica, politica, sociale e culturale della loro regione.

Ecco, dunque, che a Nocera “la popolazione da vari giorni è in vivo fermento contro il vescovo monsignor Nicola Cola, perché questi, all'unico fine di aumentare per l'annua somma di circa L. 2000 le rendite più che sufficienti della mensa vescovile, si è con tutte le forze adoperato per far elevare alla dignità di Cattedrale la Chiesa collegiata di San Benedetto di Gualdo Tadino” (16 febbraio). Il danno che ne riceve Nocera suscita negli abitanti proteste molto vivaci, come, ad esempio, il 19 febbraio, una riuscitissima mascherata contro il Vescovo inscenata dagli abitanti di Colle di Nocera.

La religione e la devozione infiammano gli animi anche a Castiglione del Lago, dove prosegue la protesta (22 febbraio) di 4000 cittadini contro il divieto impostodal Comune al parroco di “accedere alle corsie per arrecare l'opera sua di carità e di fede ai poveri degenti” dell'ospedale.

Per un altro verso, altre passioni allontanano la mente dalla guerra, stavolta simulandola col vecchio rito della caccia. Il 16 febbraio “L'unione liberale” ricorda ai lettori che esiste, nelle vicinanze di Perugia, un bel Lago dove uccelli acquatici “abbondano nelle epoche invernali” e invoglia gli appassionati a “compiere qualche gita in allegra comitiva verso il bel Trasimeno con il bel risultato di un buon arrosto al loro ritorno”.

A Perugia le sale cinematografiche (18 febbraio) si fanno grande concorrenza: il “Grifo” ha offerto una rappresentazione gratuita ai bambini scampati dal terremoto di Avezzano e ricoverati in città; l' “Eden” espone, nei negozi del Corso, il progetto del nuovo, grandioso Padiglione del Cinematografo; il “Regina” continua a pubblicizzarsi come “l'unico in Perugia per igiene, eleganza e comfort” e nella manchette pubblicitaria quotidiana fornisce l'indirizzo della propria residenza in Angolo Via Baglioni (Via Baldo).

A Terni, invece, durante una conferenza “intervenzionista” al Politeama tenuta da Ercole Rivalta, il 22 febbraio, scoppiano incidenti con gli anarchici e i sindacalisti: “L'ampia platea fu un incrociarsi di ingiurie, uno scambiarsi di pugni, di colpi di bastoni e di seggiole, un vero campo di battaglia. Vari furono i contusi e i feriti, per fortuna leggermente”.

E dire che solo pochi giorni prima, nello stesso Politeama, si era esibito, in ben altra atmosfera, il pubblicista Gentile Miotti. “L'acclamato interprete dei poeti dialettali Italia” ha stupito il pubblico ternano facendogli constatare “come sappia adattare egregiamente il suo accento di settentrionale alla perfetta dizione del siciliano, del napoletano e di tutti gli altri disparati dialetti” (16 febbraio).

Tra i disordini interventisti e le rappacificazioni in nome del dialetto, l'Umbria scopre, lentamente, quello che può essere e che sarà un vero, tragico “campo di battaglia” - come notava il cronista - e anticipa la fusione di linguaggi e dialetti che di lì a poco si sarebbe verificata nelle trincee lungo il confine con l'Austria. Erano presagi dei quali non ci si voleva, o non ci si poteva, rendere conto: anche noi, oggi, abbiamo segnali palesi del futuro imminente, ma preferiamo spesso voltare la testa dall'altra parte.

Sullo stesso palco del Politeama a Terni, del resto, cento anni fa, ad allontanare il pensiero della guerra sarebbe salita, il 25 febbraio la nuova Compagnia d'operetta diretta da Duilio Altavilla. Lo spettacolo, scrive il cronista, piacque moltissimo.

A Perugia, invece, in attesa della Compagnia dialettale veneta della signorina Albertina Bianchini, in programma al Pavone il 27 febbraio, erano corse voci sulla scelta di una Compagnia di secondaria importanza. Così si riportava un trafiletto entusiasta della Compagnia Bianchini preso da “La provincia di Como”, terra in cui la Compagnia era passata di recente. Per la cronaca, la rappresentazione ebbe successo, ma la Compagnia dimostrò, in ogni caso, qualche problema organizzativo.

Per fortuna, però, che per i perugini maggiore importanza deve averla avuta la notizia, data il 27 febbraio, dell'imminente apertura del forno comunale col pane a 40 centesimi al chilo.

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