2 GIUGNO VIVA LA REPUBBLICA

di Pierluigi Castellani

La festa del 2 giugno assume quest’anno, purtroppo, toni insoliti non consoni per una ricorrenza che dovrebbe sollecitare la concordia nazionale intorno ad una data che ha segnato la rinascita dell’Italia dopo la triste e dolorosa parentesi della guerra. Quando il popolo italiano decise con il referendum di chiudere la pagina della monarchia compromessa con il regime fascista ed iniziare con la repubblica e la nuova costituzione la coraggiosa strada della democrazia tutto ci  saremmo aspettato tranne di dover assistere alle polemiche innescate dal centrodestra per aver indetto, proprio per il 2 giugno, una manifestazione di protesta contro la politica del governo Conte ed aver manifestato l’intenzione di rendere autonomamente omaggio al Milite Ignoto con la deposizione di una corona all’Altare della Patria in evidente contrapposizione alla sobria cerimonia del Capo dello Stato che, come di consueto, con le più alte cariche dello stato depone una corona ai piedi del simbolo dell’unità di tutti gli italiani morti in difesa dell’Italia. Questa contrapposizione non si era mai registrata nei 75 anni di storia patria, né alcuno si sarebbe mai immaginato che  la festa del 2 giugno venisse strumentalizzata a fini di parte. La stagione che stiamo vivendo sembra aver abbandonato il sentiero della normalità e non solo per l’incombere sul paese dell’emergenza dovuta al coronavirus, ma anche per la connotazione  assunta dalla politica italiana sempre più caratterizzata da toni accesi e da una sfiancante e continua campagna elettorale. La verità è che sta sempre più emergendo con maggiore evidenza la differenza che passa tra il sentimento di patria, che chiamiamo patriottismo, e l’esasperante accentuazione di una identità nazionalista che è il tratto distintivo del populismo sovranista oramai segno distintivo della destra italiana. Il patriottismo, che pure è un sentimento caldo, come ci ha ricordato Carlo Azeglio Ciampi, ha bisogno di riconoscersi in simboli ed icone come il tricolore e l’inno di Mameli mentre il nazionalismo sovranista fa di questi simboli scudo e barriere identitarie escludenti ogni altro sentimento che ci accomuna al destino di tutti i popoli del pianeta. Il patriottismo fa del suo patrimonio un elemento arricchente tutta la comunità che ci circonda, il sovranismo invece fa del nazionalismo un’arma per combattere tutti gli altri erigendo antistoriche barriere che contrastano il generale progresso di tutta l’umanità. Ed ancora, il primo non si contrappone ad altre patrie, anzi le riconosce come fonte di dialogo e di reciproco arricchimento, il secondo spesso è purtroppo foriero di contrapposizione e di guerra come ci ha insegnato la storia del novecento. Per questo, pur celebrando in modo frugale e sobrio questa ricorrenza come impone la pandemia che ci ha investito, vogliamo, ancora una volta, ricordando anche la conquista della nostra libertà e democrazia che questa data celebra, ripetere con forza Viva la Repubblica!