I COLORI DELL’UMBRIA E IL VACCINO

di Pierluigi Castellani

Verde, giallo, arancione, rosso (provincia di Perugia), forse arancione rafforzato. Ci sarebbe da fare dell’ironia sul trascolorare dell’Umbria da verde a rosso in un periodo in cui la sinistra nella regione è stata messa in un angolo. Ma, tornando alla serietà della situazione, non ci si può non chiedere perché stia avvenendo tutto questo. L’Umbria, ma la provincia di Perugia ne è magna pars, viene citata nei telegiornali e nelle cronache giornalistiche tra le situazioni peggiori per il covid-19. Sappiamo bene che molto dipende dalle mutazioni che il virus sta vivendo e che sono presenti  anche da noi, ma  forse alcune cose erano prevedibili , come la carenza d’organico del personale sanitario e l’inevitabile intasamento che sarebbe avvenuto sulla piattaforma regionale per le prenotazioni per il vaccino. Sì, e pur vero, che  per il personale sanitario si sta provvedendo con nuove assunzioni, cosa questa che poteva essere fatta prima. L’Umbria ha retto abbastanza bene alla prima ondata perché la diffusione del vaccino ha impattato,  nonostante quello che si è detto in campagna elettorale, con un servizio sanitario diffuso territorialmente ed efficiente, ma il pensionamento dei medici e dell’altro personale sanitario ha accresciuto le carenze di organico già presenti , dovute al blocco dell’assunzioni disposto a livello nazionale con ii conseguenti tagli alla sanità. Ora però tutto questo si sapeva e  si poteva ragionevolmente prevedere che con la seconda ondata tutto si sarebbe potuto aggravare. Anche per il piano vaccinale qualcosa di meglio  poteva esser fatto pur scontando il taglio che i produttori hanno effettuato nelle consegne. In questi giorni è stata aperta la possibilità per gli ultraottantenni di prenotarsi, ma l’ingorgo del sito predisposto dalla regione e l’incomprensibile priorità prevista hanno gettato nel panico gli anziani, che si sono affannati a prenotarsi alla data del 25 febbraio come indicato. Poi con il tempo tutto si aggiusterà, ma rimangono molti interrogativi: come mai si è data la precedenza agli ottantenni ( nati nel 1940) e si sono lasciati indietro i più anziani? Se è vero che il vaccino è l’arma che può sconfiggere questa pandemia perché si sono lasciati da parte proprio i più fragili? Sarà difficile avere convincenti risposte. L’Umbria non ha seguito, così sembra, i criteri scelti da altre regioni che hanno tenuto conto proprio del parametro dell’anzianità fermo restando la giusta priorità per il personale sanitario, scolastico, forze dell’ordine ed addetti a servizi essenziali e quindi più esposti al contagio. Appare inoltre singolare che il centrodestra, ed anche la Lega ,pur facendo parte del governo Draghi, lamenti la non predisposizione di un convincente piano vaccinale nazionale quando sono proprio alcune regioni, guidate dal centrodestra e dalla Lega, che, pur avendo piena competenza su questa materia, non hanno , a loro volta, un convincente e puntuale piano vaccinale. L’essere al contempo forza di governo e cavalcare anche l’opposizione è sempre stato di moda nel nostro paese, ma è  ancor più stigmatizzabile oggi quando i cittadini, nel variare dei colori e nei parziali lockdown, stanno soffrendo sulla loro pelle i disagi ed i pericoli di questa pandemia.