IL FUTURO DEL PD

di Pierluigi Castellani

Sembra che le vicende congressuali del PD interessino più gli osservatori esterni, come gli opinionisti politici, che i diretti interessati come i militanti. E’ pur vero che il lungo e defaticante percorso congressuale immaginato dopo le dimissioni di Enrico Letta, rimasto però alla guida del partito come garante, abbia alla fine allontanato l’interesse da questo partito ,che pure è stato attore attivo della vita politica del paese. Forse sarebbe stato meglio che Letta si fosse fatto subito da parte dopo la sconfitta del 25 settembre determinando così un fatto traumatico, che forse avrebbe suscitato una forte scossa nei militanti e quindi una subitanea presa di coscienza della necessità di ridare subito una credibile fisionomia ad una forza, che si dichiara progressista e riformista insieme. Ora le candidature sono state presentate e si stanno delineando con abbastanza chiarezza le piattaforme programmatiche che i quattro candidati vogliono offrire ai militanti del PD. E’ anche abbastanza singolare, sia noto per la cronaca, che tre dei quattro candidati vengono dalla regione Emilia Romagna, che, stando ad una battuta attribuita a Palmiro Togliatti, sia madre di ottimi amministratori ma non di buoni politici. Ma il dibattito che si sta sviluppando sembra già delineare le ragioni della contesa. C’è infatti, e sono soprattutto quelli che si riconoscono nell’area di sinistra del partito, chi invoca una cosa nuova per rifondare la sinistra nel nostro paese e chi invece vede ancora la necessità di portare a termine l’operazione di amalgama, da cui è nato il PD dei primi anni, tra le culture socialiste, riformiste, liberaldemocratiche e cattolico-democratiche, che era già nell’intuizione dell’Ulivo di Romano Prodi. Si è detto più volte che quest’operazione è stata più una fusione a freddo di classi dirigenti anziché di popolo riconducibile a quelle culture. Da qui la progressiva discesa nei consensi e nei sondaggi del PD, costretto in questi ultimi anni ad assicurare comunque un governo al paese, che si è trovato di fronte alle gravi emergenze economiche, della pandemia e della guerra in Ucraina per cui è prevalso quel senso di responsabilità nei confronti del paese, che ha sempre contraddistinto questo partito. Ora la situazione è molto diversa. Il centrodestra guidato da Giorgia Meloni governa il paese con un’ampia maggioranza parlamentare e si impone con urgenza la costruzione di un’opposizione che sappia preparare l’alternativa al governo di destra-centro per dare all’Italia una prospettiva animata da quelle forze, che hanno dato prova di possedere una cultura di governo all’altezza delle sfide che l’Italia si trova di fronte. Appare chiaro che la propensione a costruire una cosa  nuova di sinistra sia stimolata dagli scissionisti di articolo uno, che evidentemente non vogliono rientrare, sic et simpliciter, nel partito che hanno abbandonato e da coloro, incarnati dalla leadership di Elly Schlein, che investono in una forza più dichiaratamente di sinistra. A questo si contrappone chi, come Stefano Bonaccini, non pensa che siano esaurite le motivazioni che dettero origine al primo PD e  vede il riscatto di questa forza politica nella sua caratterizzazione riformista di partito moderno di impronta laburista, che riprenda la sua dimensione di partito popolare, non dimenticando gli squilibri sociali e parlando a quel retroterra del paese, che si riconosce nell’impronta di centrosinistra come era il PD di Walter Veltroni. In questo contesto non viene dimenticata naturalmente  la necessità di alleanze ,che non vanno però precostruite schematicamente bensì sui contenuti programmatici da offrire agli elettori. Come non ricordare allora quanto ebbe a dire il compianto Pietro Scoppola all’inizio dell’avventura del PD, quando ricordava su la Repubblica del 31 gennaio 2007, che “l’Ulivo e il partito democratico non sono un problema interno alla sinistra italiana”. Ed aggiungeva ”  non c’è possibile partito democratico in Italia senza un profondo coinvolgimento di popolo di sinistra, ma non c’è partito democratico senza un altrettanto profondo coinvolgimento di popolo cattolico “.