LA LEGA E IL SOVRANISMO DI SALVINI

di Pierluigi Castellani

La recente riunione dei sovranisti d’Europa promossa da Matteo Salvini ha sancito definitivamente la metamorfosi cui è stata sottoposta la Lega delle origini. Non c’è più oramai all’orizzonte della Lega il sole delle Alpi e non si comprende come mai i leghisti ostentino ancora sul bavero della giacca lo spadone di Alberto da Giussano. Forse alcuni lo fanno con convinzione mista a nostalgia e si ritengono traditi dal loro leader e molti altri, forse i più, per mera consuetudine come una vecchia casacca che  si ha paura di dismettere. E’ certo che la Lega di oggi non ha più l’obbiettivo dell’indipendenza della Padania, ma quello, strumentalmente evidente, di accreditarsi come un partito nazionale, che ha l’obbiettivo di collocarsi alla destra della Meloni per rubare pezzi di elettorato nostalgici dello sciovinismo del passato ed è tutta protesa a rosicchiare qualche voto in più nelle elezioni europee del prossimo anno. Ma tutto questo non può essere liquidato come una mera competizione all’interno dello schieramento di maggioranza che non ha conseguenze nella politica italiana e soprattutto nella politica estera del governo della Meloni. Il sovranismo di Salvini si è spinto a Firenze in un duro attacco all’Europa e a i suoi dirigenti tanto che il leader leghista ha definito i vertici dell’Europa come occupanti “abusivi” di quei posti in un eccesso di antieuropeismo che non può lasciare indifferenti i vertici, per ora muti, del governo italiano, che invece con Ursula von der Lein ostentano una clamorosa amicizia. Non bastano le rassicurazioni di Antonio Tajani sulla tenuta del governo, perché quando non si è d’accordo sulla politica attuale del governo a guida Meloni caratterizzata da un ostentato europeismo ed atlantismo e una dichiarata vicinanza a Kiev ed a Israele si minano le ragioni profonde dello stare insieme. A Firenze sono risuonate parole chiaramente filorusse ed insofferenti nei confronti dell’impegno italiano a favore di Israele senza dimenticare l’antico putinismo di Salvini e qualche recondita radice di antisemitismo nel bagaglio storico e culturale di alcuni  rappresentanti del raggruppamento dell’estrema destra presente a Firenze. Ignorare e sopire non basta più. Ora ci sono scelte importanti da fare proprio in vista delle europee e non può certamente conciliarsi il sovranismo di chi rivendica il primato degli interessi del proprio paese con la ricerca continua, da parte della Meloni, di  solidarietà europea sulla questione migranti e quando ci si gloria per il pil italiano che , che pur nel suo raffreddamento, cresce più di altri paesi europei quando questo risultato è dovuto soprattutto, se non essenzialmente, alle risorse del PNRR, dovute proprio alla solidarietà europea. Non dimentichiamo che in Olanda ha vinto un signore, che andava in girio innalzando un cartello con scritto ” Non un soldo all’Italia”, signore che poi, come la Le Pin, ha dato buca al raduno di Salvini inviando un blando videomessaggio. Chissà che mentre Salvini si posizione sull’estrema destra i suoi amici di Francia e Olanda non si stiano invece riposizionando in qualche modo per apparire più presentabili in vista degli appuntamenti previsti nei loro paesi e quindi accreditandosi all’opinione pubblica più affidabili per salire al potere. Ma il discorso sul sovranismo merita qualche più attenta considerazione , perché questo fenomeno rappresenta sempre di più un pericolo per la democrazia in Europa e nel mondo. Se in Argentina ha vinto le elezioni chi si presentava con in mano una motosega e se, speriamo proprio di no, negli Usa si può correre il rischio che Donald Trump torni al potere con un dichiarato programma di affossamento della democrazia americana, quella descritta da Tocqueville nel suo ” La democrazia in America”, allora c’è un problema non solo italiano ,non solo europeo, ma dell’intero pianeta, dove si stanno affacciando attori, non proprio democratici, determinati a cambiare l’assetto geopolitico di cui fino ad ora abbiamo goduto le sicure certezze.