LA SOSENSIONE DEI PARTITI E IL FUTURO DELL’ITALIA

di Pierluigi Castellani

La fiducia accordata da entrambe le Camere, con ampia maggioranza, consente al governo Draghi di affrontare la sfida che ha davanti: raggiungere con la vaccinazione la stragrande maggioranza degli italiani, sconfiggere la pandemia, approvare il recovery plan,  far superare al paese la grave crisi economica e sociale in cui si trova e ridargli speranza e futuro. La costituzione di questo governo , detto del Presidente perché non basato su di una maggioranza parlamentare omogenea, ha anche come conseguenza una sorta di sospensione dei partiti, non certo della politica, perché è sempre politica, anzi alta politica, quella che si prefigge il raggiungimento del bene comune. Una sospensione quindi temporanea del confronto, spesso conflittuale, che caratterizza da sempre la politica italiana contrassegnata da un diffuso pluralismo di idee, culture e storie politiche. Storie alle quali non mancano ulteriori frammentazioni come sta avvenendo all’interno dei 5Stelle. C’è chi pensa che dopo Draghi la politica italiana non sarà più come quella di prima, che una profonda mutazione investirà le forze politiche. Non è dato sapere se nel centrodestra la collocazione di FI e della Lega nel governo con FDI della Meloni decisamente all’opposizione produrrà qualche crepa nel granitico muro di unità con cui fino ad ora il centrodestra si è presentato. E la Lega di Salvini passata repentinamente dal sovranismo all’europeismo, che nel  suo discorso il presidente Draghi ha voluto accentuare evocando come irreversibile l’adesione all’euro mentre Salvini aveva fatto notare che di irreversibile c’è solo la morte, quanto resisterà a subire l’indubbio marcato europeismo del premier? Ma anche nel centrosinistra, o meglio in quella che fino ad ora è stata la maggioranza giallo-rossa, ci saranno sicuramente forti ripercussioni con la costituzione del nuovo governo. Il movimento 5Stelle quanto resisterà al pericolo di sfaldamento segnalato già dal forte dissenso di un gruppo cospicuo di parlamentari, sia alla Camera che al Senato, e già espulsi dal movimento? E la costituzione , al Senato, dell’intergruppo tra PD, 5Stelle e Leu, già contestato all’interno del partito, rimarrà un incidente di percorso o avvierà il PD sulla strada, evocata da Goffredo Bettini, di forza di sinistra in attesa  di un centro con cui allearsi per ricostituire un centro-sinistra con il trattino come era prima di Prodi? E l’apparente marginalizzazione di IV sarà l’occasione che Matteo Renzi attendeva per far nascere anche in Italia un movimento alla Macron? A tutti questi interrogativi la politica dovrà cercare di rispondere; a noi per ora resta di sperare che Mario Draghi, accettando l’invito del Presidente Mattarella, porti l’Italia fuori dalla crisi che i cittadini stanno subendo e conduca il paese a credere nel proprio futuro.